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Influenza aviaria, positività per virus H5 in allevamento della provincia di Pavia. Intanto Efsa lancia l’allarme: rapida diffusione in Europa. Focolai anche nel pollame

Una nota della Direzione generale Sanità animale del Minsalute in data odierna avverte le Regioni, la Commissione europea e le associazioni di categoria che , in data 18 novembre,  l’Izs delle Venezie, sede del Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria, ha confermato una positività sierologica per virus influenzale H5 su campioni prelevati nell’ambito delle ordinarie attività del Piano di sorveglianza in un svezzatore sito in Provincia di Pavia, Regione Lombardia. NOTA DGSAF SU FOCOLAIO H5 PAVIA

Dalle informazioni acquisite dalla Regione non è stata riscontrata sintomatologia clinica nell’allevamento, costituito da circa 9000 capi. Pertanto, rilevata la mancanza di sintomi clinici, il Ministero presume possa trattarsi di influenza aviaria a bassa patogenicità (LPAI).
In conformità a quanto prescritto dalla normativa vigente di cui al D.Lgs n. 9/2010, i Servizi veterinari competenti hanno adottato i provvedimenti sanitari previsti, in particolare il sequestro dell’allevamento, l’indagine epidemiologica, l’istituzione di una zona di restrizione di 1 Km di raggio nella quale non sono presenti allevamenti di pollame e l’avvio delle procedure di abbattimento e distruzione dei volatili presenti. Seguiranno ulteriori aggiornamenti qualora necessario.

Influenza aviaria, allarme Efsa: virus in rapida diffusione in Europa. Casi rilevati in Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito. Focolai anche nel pollame

Il rischio che l’influenza aviaria si sposti a Paesi europei precedentemente non interessati da focolai è alto, afferma l’EFSA e ECDC il 20 novembre in un suo aggiornamento scientifico ove si evidenzia come il virus si stia diffondendo rapidamente in tutto il continente.

Nel mese scorso sono stati segnalati oltre 300 casi in Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito. La maggior parte dei casi sono stati rinvenuti in uccelli selvatici, anche se ci sono stati alcuni focolai occasionali nel pollame. Il nuovo rapporto dà come alta la probabilità che il virus si diffonda dagli uccelli selvatici al pollame.

In una sua precedente valutazione l’EFSA aveva avvertito che l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) avrebbe potuto diffondersi rapidamente all’Europa occidentale a seguito dei focolai che l’estate scorsa hanno interessato uccelli selvatici e pollame nella Russia occidentale e nel Kazakistan. La zona è infatti una nota rotta di migrazione autunnale degli uccelli acquatici selvatici che vi transitano diretti in Europa.

Finora non è stato segnalato alcun nuovo focolaio nell’uomo e il rischio di trasmissione al pubblico in genere resta molto basso. Tuttavia l’evoluzione di questi virus dev’essere monitorata attentamente per valutare il rischio concreto che emergano virus trasmissibili all’uomo.

Nik Kriz, responsabile dell’Unità EFSA “Salute animale e vegetale”, ha dichiarato: “Per prevenire una ulteriore escalation di questi focolai sarà necessaria una stretta collaborazione tra le autorità competenti in materia di salute animale, pubblica, ambientale e occupazionale, in altre parole occorrerà un approccio di salute unica globale (“One Health”) in tutta Europa”.

I competenti enti nazionali sono esortati a continuare a esercitare opportuna sorveglianza sugli uccelli selvatici e sul pollame, e a mettere in atto misure di controllo per prevenire il contatto dell’uomo con uccelli infetti o morti. Si consiglia inoltre agli Stati membri di applicare nelle zone ad alto rischio le misure di attenuazione del rischio e di incremento della biosicurezza prescritte dalla Decisione di esecuzione (UE) 2018/1136 della Commissione.

La condivisione di sequenze complete del genoma virale è fondamentale affinché le autorità possano individuare prontamente l’emergere di nuovi virus o di mutazioni genetiche con proprietà di rilievo per la salute animale e pubblica.

Il rapporto è stato elaborato in collaborazione con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e il Laboratorio europeo di riferimento per l’influenza aviaria.

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