Breaking news

Sei in:

Anche i manager inglesi in coda al banco dei pegni

Londra, i manager al banco dei pegni. Raddoppiato rispetto al 2010 il volume d’affari. Prestiti con tassi fino al 68,8%: tutto legale

Nuovi ricchi che sfruttano i ricchi. Paul Aitken, per esempio. Nella foto sul «Times» è circondato da tre Ferrari e da un aereo da turismo – un Cessna – parcheggiati su uno sterminato prato verde. Lui Aitken, ha la manica della camicia arrotolata fino alla spalla e lungo il braccio ostenta, uno di fianco all’altro, nove Rolex d’oro. È calvo, poco più che trentenne, e si fa immortalare con un sorriso carnivoro da fisarmonica. Tre anni fa ha deciso di aprire la sua nuova impresa, la Borro, un banco dei pegni per superbenestanti momentaneamente a corto di liquidità. «Ecco, io li aiuto». Presta soldi, insomma, a tassi dell’8% al mese, che possono arrivare fino al 39,1% in un anno per chi ha bisogno di grosse somme. E toccare il 68,8% per chi chiede meno di diecimila sterline. Tutto legale. C’è una legge del 1974 che definisce il raggio d’azione per i mille e duecento «pawnbroker» del Regno, seicentomila clienti e un giro d’affari da novecento milioni di sterline nel 2011. «Il doppio del 2010».

Nulla di quello che Paul Aitken ha attorno a sé in questo momento è suo. Ma presumibilmente presto lo diventerà. «Solo il 12% di coloro che chiedono denaro riesce a restituire l’intera somma. Sono momenti duri». Non per lui. Che il mese scorso ha rivenduto a 25 mila sterline un’opera di Dylan Lewis. Gliel’aveva data in garanzia un notaio. «Tra un mese la riprendo», ha giurato quello, non riuscendo a camuffare lo scheletro mostruoso della sua amarezza. Non si è più visto. Aitken ha incassato. «In questo momento ho centomila sottoscrizioni. A un mercante d’arte, pochi mesi fa, ho prestato un milione di sterline». I clienti dei Monti di Pietà oggi sono banchieri senza bonus, imprenditori senza commesse, uomini d’affari schiacciati dal crollo delle Borse che non vogliono rinunciare al proprio stile di vita. C’è anche chi prova a fare il furbo. Spacciando ad esempio delle patacche come orologi di marca. «Impossibile ingannarci. Ci serviamo di esperti che un tempo fornivano la propria esperienza a Christie’s e Sotheby’s». Un’industria rigogliosa. In espansione. «Perché noi e non le banche? Tanti non vogliono più perdere tempo a chiedere prestiti agli istituti di credito». Fatica sprecata.

Il più noto Monte di Pietà della Gran Bretagna si chiama Albemarle & Bond, 175 sedi sparse tra Edimburgo e Londra e altre 25 in apertura nelle prossime settimane. «Assumeremo almeno trecento persone», spiega orgoglioso Barry Stevenson, chief executive del gruppo. Diligentemente allineati nei grandi depositi aziendali ci sono auto da 150 mila sterline, anelli di diamanti, collane di perle, grandi vini francesi, ma anche una scultura di Henry Moore e una Fender Katana del 1985. «Sarà banale, ma anche i ricchi piangono. La verità è che si è aperta l’era del Banco dei Pegni». La nuova età dell’oro degli inconsapevoli Ebenezer Scrooge del terzo millennio. In questi giorni i camion della Borro girano tra le strade dei quartieri bene di Londra. Da Chelsea a Kensington. Spalancano i portelloni e caricano decine di Mercedes e Ferrari. Uomini con tute anonime rilasciano ricevute amare a milionari in bolletta, facendoli sentire come clown tristi nel circo improvvisamente vuoto della loro esistenza. Ordinary people.

 

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top