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Inpdap. Dipendenti pubblici in fuga dalla Pa nel 2011: pensionati in crescita del 5,27%

1a1a28_inpadapIl dato relativo ai primi 9 mesi dell’anno. Ma quelle di anzianità sono cresciute del 34,2%. Se le nuove norme sulle pensioni hanno ridotto il numero dei lavoratori in uscita nel settore privato, ben diverso è l’esito per quel che riguarda il settore pubblico. La «stretta» sul pubblico impiego, le norme sulla uscita forzata dalla pubblica amministrazione con 40 anni di contributi e i timori su nuove riforme spingono infatti i travet a uscire dal lavoro prima possibile. I DATI – Nei primi 9 mesi del 2011 – secondo i dati Inpdap – le nuove pensioni sono infatti state complessivamente 75.743 (+5,27%) ma gli assegni di anzianità sono cresciuti addirittura del 34,2%.

Le nuove pensioni nel complesso – si legge nei dati Inpdap – sono aumentate del 5,27% passando dalle 71.953 dei primi 9 mesi del 2010 alle 75.743 dei primi nove mesi 2011 ma a fronte del calo delle pensioni di vecchiaia, di quelle di inabilità e del cosiddetto part time (si va in pensione di anzianità ma si continua a lavorare part time) le pensioni di anzianità sono passate da 39.477 a 52.973 con una crescita del 34%. La spiegazione dell’aumento di persone che hanno lasciato l’amministrazione in età anticipata rispetto alla vecchiaia è in parte nella norma del 2009 che prevede la possibilità per lo Stato di far uscire il dipendente se ha raggiunto i 40 anni di contributi (quindi di fatto una scelta dell’amministrazione e non del lavoratore) ma anche le misure sul pubblico impiego quali il blocco dei contratti e la reateizzazione del Tfr.

E probabilmente una parte consistente di coloro che ha scelto di andare in pensione lo ha fatto temendo l’arrivo di nuovi interventi sul pubblico impiego e in generale il peggioramento delle condizioni del comparto. L’aumento dell’età di vecchiaia delle donne (a 61 anni quest’anno) e la finestra mobile per la vecchiaia (12 mesi una volta raggiunti i requisiti a fronte dei 3-6 mesi che si attendevano l’anno scorso) non ha ancora dispiegato completamente i suoi effetti.

Le pensioni di vecchiaia sono state nei primi nove mesi 2011 14.941, il 5,91% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I nuovi assegni di inabilità sono stati 3.808 a fronte dei 4.394 dei primi 9 mesi 2010 (-15,39%) mentre un vero e proprio crollo si è registrato nel part time: nei primi nove mesi 2011 sono state solo 4.021 a fronte delle 12.258 dei primi nove mesi 2010 (-204%). Per l’anzianità è stato possibile un aumento così consistente nonostante l’inasprimento dei requisiti per il 2011 (da 59 a 60 anni l’età minima per l’uscita con quota 96 tra età e contributi) poichè nella pubblica amministrazione i lavoratori tendono a non andare in pensione di anzianità appena raggiunti i requisiti (come accade nel lavoro privato) ma a lavorare fino al raggiungimento dei 40 anni di contributi o l’età prevista per la vecchiaia. I lavoratori che sono usciti con 40 anni di contributi nei primi 9 mesi dell’anno sono stati 24.000 a fronte dei 25.345 dell’intero 2010.

 

Corriere.it – 3 ottobre 2011

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