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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Inps: arrivano a giugno conguaglio e taglio delle pensioni elevate. Scatta il recupero per i mesi di gennaio, febbraio e marzo delle minori rivalutazioni
    Notizie ed Approfondimenti

    Inps: arrivano a giugno conguaglio e taglio delle pensioni elevate. Scatta il recupero per i mesi di gennaio, febbraio e marzo delle minori rivalutazioni

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati22 Maggio 2019Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Le pensioni in pagamento a giugno (bancabili da lunedì 3) saranno più leggere. Le ragioni sono due: 1) scatta il recupero per i mesi di gennaio, febbraio e marzo delle minori rivalutazioni all’inflazione per gli assegni superiori a tre volte il minimo (1.522 euro lordi al mese) applicate a partire da aprile; 2) parte il taglio «di solidarietà» sulle pensioni superiori ai 100mila euro lordi a calcolo retributivo o misto. Questo secondo intervento, che avrà una durata quinquennale, sarà accompagnato da un conguaglio del periodo gennaio-maggio in tre rate: la prima a giugno, appunto, la seconda a luglio e la terza ad agosto, come confermato due giorni fa da Inps in un messaggio che fa seguito alla circolare 26/2019 e firmato dalla direttrice generale Gabriella Di Michele.

    Secondo le previsioni governative i risparmi previsti dal governo, al netto delle fiscalità, grazie al taglio sulle pensioni più elevate saranno appena superiori ai 415 milioni di euro in termini cumulati, mentre le nuove rivalutazioni all’inflazione su sei scaglioni diversi per il triennio 2019-2021 garantirebbero risparmi per 2,2 miliardi. Critico il sindacato dei pensionati della Cgil: «Il governo ci beffa e si riprende 100 milioni di euro dopo le europee» attacca il segretario generale Ivan Pedretti. Che ieri ha rilanciato la manifestazione unitaria dei pensionati indetta da Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, per sabato primo giugno a Roma in piazza San Giovanni, «anche per denunciare questo ennesimo danno nei loro confronti».

    Sugli assegni più elevati i ricorsi contro una norma ritenuta incostituzionale sono invece in partenza sia davanti alla Corte dei conti, da parte di ex dipendenti pubblici, sia davanti al giudice ordinario, per i privati. In campo ci sono i migliori studi legali del Paese, ingaggiati da ex dirigenti, diplomatici, magistrati, professori universitari. Il prelievo, vale ricordarlo, sarà proporzionale al crescere degli importi. Cinque le fasce: la riduzione parte dal 15% per la quota di importo da 100mila a 130mila euro; è del 25% per la quota da 130mila a 200mila euro; del 30% da 200mila a 350mila euro; del 35% da 350mila a 500mila euro; fino ad arrivare al 40% oltre i 500mila euro. Prendiamo il caso di una pensione da 120mila euro lordi: il taglio dovrebbe valere quest’anno 1.710 euro al netto dell’Irpef e senza tener conto delle minori trattenute per addizionali regionali e comunali. Il taglio netto è su 13 mensilità e a giugno dovrebbe aggirarsi attorno ai 131,5 euro. Considerando che stiamo parlando di contribuenti con l’Irpef al 43%, è come se nei prossimi cinque anni, solo per questi redditi, l’Irpef salisse dal 44,3% fino al 67 %.

    Se il nuovo schema di rivalutazione delle pensioni all’inflazione riguarda circa 5,5 milioni di pensionati, il prelievo sulle cosiddette “pensioni d’oro” tocca non più di 24mila pensionati (anche se Cida, la Confederazione italiana Dirigenti e Alte Professionalità, stima una platea di 35.600 pensionati).

    Il Sole 24 Ore

    Davide Colombo

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