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Inquinamento da Pfas, Puppato: «Arriva il commissario nominato da Roma. Prossimo il decreto. Gli 80 milioni? Disponibili, ma mancava il progetto»

«Sui Pfas il governo dichiarerà stato di emergenza. Il decreto verrà firmato in tempi brevissimi, probabilmente entro il mese. Questo significa la possibilità di procedere celermente con il nuovo acquedotto». Ad annunciare il prossimo arrivo di un commissario per la gestione dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, è la senatrice del Pd Laura Puppato, componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo rifiuti. La Bicamerale ha presentato mercoledì scorso la relazione definitiva sulla contaminazione in Veneto.

Senatrice Puppato, il documento della Commissione sottolinea l’urgenza degli interventi da eseguire: di bonifica, di fissazione dei limiti massimi, di misure a tutela della salute.

«Il problema è che l’inquinamento è ancora in corso, i filtri e la barriera idraulica non bastano. È obbligatorio prenderne atto e intervenire adeguatamente». Ma chi deve fare la bonifica? «La legge è molto chiara: chi inquina paga».

Miteni però esclude qualsiasi responsabilità nell’inquinamento in corso.

«La società era consapevole dell’inquinamento delle falde e non comunicò a Provincia e Genio Civile le finalità della barriera idraulica che stava realizzando. Fece una comunicazione di variante non sostanziale sulle acque sotterranee per uso industriale, senza però dire perché voleva sigillare quei pozzi. È accertato, grazie alle indagini del Noe, che era a conoscenza del problema, del danno e anche della somma necessaria per la bonifica. Accanto al tema dell’inquinamento e messa in sicurezza del sito, c’è poi quello della continuità operativa dell’azienda che è in ricarica di falda: altra preoccupazione, questa, messa in evidenza nella relazione. Il Comune di Trissino così come la Regione devono intervenire».

Nel frattempo c’è stato un incontro al ministero dell’Ambiente con le mamme no Pfas.

«A fronte della mancata, adeguata, attivazione degli organi competenti locali, oltre che dell’esplicita richiesta pervenuta da svariate parti, il ministero ha deciso di proclamare lo stato di emergenza per le tematiche relative alla potabilizzazione dell’acqua».

Quali sono i vantaggi per il territorio nell’attivazione dello stato di emergenza?

«Rende immediatamente attuabili gli interventi che finora non ci sono stati: la creazione della rete acquedottistica alternativa e i bypass. Vedremo come scrivono il decreto e se si ravviserà la necessità di uno spostamento della Miteni. Certo è che il problema è difficilmente rinviabile: l’inquinamento continua e non si riesce a fermarlo. Non so se la presenza dell’azienda lì, in ricarica di falda, renda compatibile una bonifica vera, completa ed esaustiva. Per questa emergenza la Regione ha messo appena 1,5 milioni di euro; su una cosa del genere serve invece un coinvolgimento vero, rilevante. Lo Stato ha stanziato 80 milioni ai euro un anno e mezzo fa».

Milioni che però non sono disponibili.

«Certo che lo sono, è acclarato. I soldi ci sono, il problema vero è che non c’era progetto. La Regione ha presentato uno studio di fattibilità incompleto, qualche paginetta di numeri. E inoltre non c’era la compartecipazione, la Regione ha messo i fondi per lo studio di fattibilità. In ogni caso la delibera Cipe di stanziamento degli 80 milioni è di novembre 2016, il decreto di luglio 2017».

La Commissione ha richiamato anche il governo a fissare i limiti Pfas.

«C’è stato un rimpallo con la Regione, il governo è intervenuto fornendo i limiti al Veneto, ma non ha fatto un decreto nazionale. È utile che proceda».

La Nuova Venezia – 16 febbraio 2018

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