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Inquinamento killer. Rapporto shock dell’Oms: 600mila morti l’anno in Europa, 33mila solo in Italia. Costo: 97 mld di dollari. Il 4,7% del Pil

Inquinamento-killer in Europa. A lanciare l’allarme è la sezione regionale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, secondo cui ogni anno l’inquinamento atmosferico fa in Europa circa 600mila morti e centinaia di migliaia di malati, che costano 1600 miliardi di dollari (1463 miliardi di euro), buona parte dei quali “a carico” dei paesi Ue. Secondo il report dell’ufficio europeo Oms, secondo cui per l’Italia questo peso, dovuto soprattutto a malattie cardiovascolari e tumori, è pari al 5% del Pil.

L’analisi, i cui dati si riferiscono al 2010, ha calcolato per i 53 Stati che fanno parte dell’Oms Europa il valore economico delle morti premature da inquinamento sia indoor che outdoor, valutato 1400 miliardi di dollari, a cui va aggiunto un 10% di costi sostenuti per i malati di patologie correlate allo smog. Il calcolo per l’Italia dà poco meno di 97 miliardi di dollari (88 miliardi di euro), pari al 4,7% del Pil. Il rapporto Oms/Ocse.

Presentato ieri ad Haifa in occasione della conferenza internazionale sull’ambiente e la salute. L’Europa sta meglio di altre parti del mondo – in tutto l’Oms calcola in 7milioni i morti per inquinamento a livello globale – ma comunque nove cittadini su 10 vivono in ambienti inquinati. E la realtà è quella di una vera e propria ecatombe permanente che, anche nel vecchio continente, uccide centinaia di migliaia di persone e assorbe risorse enormi.

Se nel mondo le stime parlano di 7 milioni di decessi prematuri, nel continente europeo l’inquinamento atmosferico causa 600mila morti premature all’anno. Numeri che hanno anche un forte impatto sulle risorse degli Stati europei, se è vero che ogni anno ‘l’aria sporca’ ci costa circa 1.600 miliardi di dollari. Questi alcuni numeri del nuovo studio dell’Oms Europa e Ocse, pubblicato e presentato oggi durante una tre giorni ad Haifa, in Israele, sul costo economico degli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico in Europa. La prima valutazione in questo senso che calcola il peso economico di morti e malattie derivanti dall’inquinamento dell’aria nei 53 paesi della regione.

Il rapporto segnala in ogni caso un miglioramento delle performance europee. Per quanto riguarda l’Italia il numero di morti prematuri l’anno nel 2010 è risultato di 32.447 (nel 2005 erano 34.511). Calcolati in numeri di anni di vita persi, queste morti equivalgono a 47.481 anni di vita andati perduti per cause evitabili. E tutto ciò ha un costo enorme. Per i decessi causati dall’inquinamento atmosferico l’Italia spende  infatti 97miliardi di dollari l’anno. Il 4,7% del Pil, ed è una magra consolazione che cinque anni prima questa cifra raggiungeva addirittura il 5,7% del nostro prodotto interno lordo.

Il costo economico delle morti da solo rappresenta oltre 1.400 miliardi dollari. A questo va aggiunto un altro 10% che è da imputare al costo di malattie da inquinamento atmosferico (cardiovascolari, ictus, etc). Il tutto si traduce in un totale di circa 1.600 miliardi dollari. In non meno di 10 dei 53 paesi della regione, questo costo è pari o superiore al 20% del PIL nazionale.

Il valore economico dei decessi e delle malattie dovute all’inquinamento dell’aria,  corrisponde all’importo che gli stati sono disposti a pagare per evitare queste morti e le malattie attraverso interventi necessari.

Oltre il 90% dei cittadini della regione sono esposti a livelli annui di materia esterna e polveri sottili che si trovano sopra le linee guida sulla qualità dell’aria stabilite dall’Oms. Questo ha comportato 482.000 morti premature nel 2012 dovute a malattie cardiache e respiratorie, alle condizioni dei vasi sanguigni e a ictus e cancro ai polmoni. Nello stesso anno, l’inquinamento dell’aria interna ha determinato altre 117.200 morti premature, cinque volte di più nei paesi a basso e medio reddito che nei paesi ad alto reddito.

“Frenare gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico paga dividendi. Le prove che abbiamo forniscono ai decisori di tutti i Governi un motivo valido per agire. Se diversi settori si incontrano su questo, non solo si salveranno più vite, ma si otterranno risultati che valgono somme strabilianti di denaro”, afferma il dottor Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l’Europa. “Il lavoro intersettoriale è la spina dorsale della dell’ambiente e della salute”.

“Ridurre l’inquinamento atmosferico è diventato una priorità politica. La qualità dell’aria sarà un tema chiave al prossimo Conferenza ministeriale Ambiente per l’Europa in Georgia nel 2016”, dice il signor Christian Friis Bach, Segretario esecutivo della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa (UNECE ). “Cinquantuno paesi sono qui oggi per trovare soluzioni comuni nel quadro della Convenzione UNECE sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero. Questo lavoro deve essere rafforzato per ridurre l’inquinamento atmosferico e ulteriormente esteso a più paesi e in altre regioni.”

“La principale fonte di inquinamento atmosferico è il trasporto, soprattutto nei principali centri urbani”, afferma Ofir Akunis, Vice Ministro della Protezione Ambientale e membro della Knesset (Parlamento) per Israele. “Dal 2011, il Ministero della Clean legge Air Environmental Protection regola inquinanti da fonti importanti come i trasporti, l’industria e l’energia in conformità con gli standard più rigorosi. Il Ministero si propone di utilizzare tutte le risorse disponibili per ridurre l’inquinamento atmosferico, in quanto questo significa risparmiare il vita di migliaia di persone, così come i miliardi per l’economia israeliana”.

Il bilancio di Oms: cosa si è fatto e cosa c’è ancora da fare

Quotidiano sanità – 29 aprile 2015 

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