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Intervista a Berti (M5s): «Pronti a governare l’ospedale? Scelga il Bo». Il consigliere regionale grillino non si candiderà ma annuncia che la squadra è pronta: l’obiettivo è un municipio trasparente

Nicoletta Cozza, dal Gazzettino di Padova. Se il Pd ha 5 “anime”, Forza Italia ne ha almeno due. E la Lega non scherza, anche se il Carroccio è riuscito finora a tenere sotto traccia beghe e vecchie ruggini. Tra i due litiganti, chi sta meglio sono i grillini, che anche a Padova vorrebbero replicare il copione vincente di Roma e Torino. Jacopo Berti, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, dice “no” a un’ eventuale candidatura, ma è già al lavoro per il dopo-Bitonci.

L’ex sindaco leghista è stato cacciato grazie anche al vostro contributo. «Sì, e adesso si apre una grande opportunità che Padova possa tornare dove menta, cioè all’altezza del suo livello culturale. In questi due anni è stata ostaggio di un uomo solo, arroccato sulle ordinanze anti-Ebola e anti kebab, o impegnato a tener fuori i giornalisti dal Comune. Un califfo che ha dettato regole assurde».

E quindi? «Il Municipio deve tornare a essere una casa di vetro, un luogo dove regni la partecipazione. Chi va solo, muore solo. E Bitonci lo ha dimostrato. Lui, roteando la clava, era autoritario, ma non autorevole: ecco, Padova oggi ha bisogno di un sindaco di carisma».

Ne avete uno da proporre? «Oggi, come Movimento 5Stelle siamo pronti a governare, come stiamo dimostrando nel Veneto e in Italia. I nostri consiglieri hanno acquisito una certa esperienza e hanno capito che cosa vuoi dire essere in trincea. Hanno, quindi, la visione della città che Padova dev’essere».

Faccia un esempio. «La questione dell’ospedale va decisa dopo essersi posti delle domande. Perché bisogna realizzarne uno nuovo? Vogliamo che Padova sia la capitale del sud dell’Europa, la Oxford del Mediterraneo? E come deve essere il nosocomio? A questo punto la parola passa ai tecnici, agli addetti ai lavori e agli scienziati: a loro spettano le scelte. I politici non devono metterci becco, visto che qui abbiamo ottimi architetti e ingegneri. Con buonsenso e umiltà, liberiamo i cervelli e diamo spazio all’Università. Un’opera del genere non può essere ideata da un singolo soggetto, chiuso nella sua stanza, che gioca a Risiko con le bandierine».

Si riferisce a Bitonci par di capire. «Certo. Che poi si è fatto odiare, perché sono stati i suoi consiglieri a mettersi per primi in coda per firmare la sua caduta».

Più di qualcuno, però, gli è rimasto fedele… «La mente umana è curiosa… Comunque tra costoro c’è Recaldin ex capo di gabinetto: quand’era vice sindaco a Piove fece un’operazione analoga per far dimettere 17 consiglieri e poi candidarsi lui stesso a sindaco. Alla fine però ha perso».

Dovesse governare Padova, da cosa partirebbe? «Dal tema dei trasporti che devono diventare innovativi. Si va verso una sharing economy e la condivisione dei mezzi pubblici. Servono soluzioni a impatto zero, come il trasporto elettrico, che migliorano la qualità della vita. La gente deve avere dei motivi per venire a vivere a Padova e non per andarsene».

Lei è tra possibili candidati dei pentastellati? «No, per una ragione semplice: sono capogruppo in Regione e uno dei capisaldi della nostra filosofia è quello di portare a termine gli incarichi».

Avete un nome per Palazzo Moroni? «Adesso c’è la sfida del referendum in cui siamo impegnati per il “no”, ma i nostri motori sono già accesi pure per le amministrative».

Il Gazzettino di Padova – 20 novembre 2016 

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