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Intesa Pd-Fi: ecco il «Senato dei 100». Da Renzi sì al M5S: mercoledì l’incontro. Con le modifiche al Titolo V rischio nuovi conflitti

Il Senato dei 100 comincia a prendere forma concreta, nero su bianco, negli emendamenti che i relatori Anna Finocchiaro (Pd, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato) e Roberto Calderoli (Lega Nord) stanno predisponendo e che saranno presentati forse già stasera. Come anticipato ieri dal Sole 24 ore, il nuovo Senato delle Autonomie sarà più snello di quanto previsto inizialmente dal testo del governo, nel quale i nuovi senatori erano in tutto 143, e sarà rigorosamente non elettivo come da sempre vuole Matteo Renzi.

Dei 100 senatori 75 saranno consiglieri regionali, 20 sindaci e 5 nominati dal capo dello Stato tra personalità illustri della cultura e della scienza. Va da sé che i nuovi senatori, essendo già consiglieri regionali e sindaci, non percepiranno alcuna indennità aggiuntiva. Il premier ha dunque ceduto sulla richiesta di maggior peso alle Regioni rispetto ai Comuni, richiesta avanzata in primis da Fi nel timore che con tanti sindaci il centrosinistra potesse essere sovrarappresentato, ma ha tenuto fino alla fine sul punto della non elettività: i senatori saranno eletti in secondo grado dai consigli regionali, che dunque sceglieranno la loro quota sia di consiglieri che di sindaci. È in sostanza il modello tedesco del Bundesrat, ed ha «il grande vantaggio – spiega la stessa Finocchiaro – di unificare le fonti di legittimazione tra consiglieri regionali e sindaci». Quanto alle competenze del nuovo Senato, resta il bicameralismo solo per le modifiche costituzionali e – aggiunta di queste ore – per le leggi elettorali e i referendum. Per il resto legifera la Camera dei deputati, ponendo fine a decenni di bicameralismo perfetto. Rimane da definire nei dettagli il delicato capitolo delle modifiche al Titolo V chieste dalla Lega nell’intento di riportare alle Regioni alcune delle competenze che nel testo del governo erano passate allo Stato. Ad esempio in materia di turismo e beni culturali. Gaetano Quagliariello, ex ministro e coordinatore del Nuovo centrodestra, ha esposto ieri i dubbi su questo punto in un lungo incontro con la responsabile delle Riforme Maria Elena Boschi. Il rischio è che le materie “concorrenti” tra Stato e Regioni, che hanno determinato una serie di contenziosi davanti alla Consulta, siano fatte uscire dalla porta per rientrare dalla finestra. Ma non si tratta di «ritorni di competenze, solo organizzazione», assicura il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, uno dei padri della riforma. Previsto infine, ed è una richiesta del Ncd, l’inserimento in Costituzione dei costi standard.

Lo sblocco della trattativa è avvenuto ieri in un incontro tra la ministra Boschi e il capogruppo azzurro in Senato Paolo Romani. Il patto del Nazareno, che comprende anche la legge elettorale con ballottaggio nazionale chiamata Italicum, regge e reggerà. E il governo tira dritto su questa strada. La quadratura del cerchio, che già c’è, sarà tuttavia ufficializzata solo nelle prossime ore (e c’è chi insinua che Silvio Berlusconi stia facendo tirare la corda ai suoi per ottenere di incontrare di persona Renzi, che invece lascerebbe volentieri la palla alle seconde linee). Ma il segno che l’asse con Fi è ormai rinsaldato è il nervosismo di Beppe Grillo, che ieri è tornato a sollecitare un incontro con il premier sulla legge elettorale criticando proprio il faccia a faccia tra Boschi e Romani («Perché non hanno fatto lo streaming? Checosa hanno da nascondere?»). La risposta di Renzi arriva tramite una lettera ai capigruppo del M5S: «C’è molto da fare e non c’è tempo da perdere. Vediamoci mercoledì in un orario da concordare insieme. È importante che le forze politiche più rappresentative provino a scrivere insieme le regole del gioco. Nessuno ha la verità in tasca, tutti possono dare una mano». Renzi chiede solo se dovrà vedere i grillini come premier o come segretario del Pd: nel primo caso l’incontro avverrà a Palazzo Chigi con una delegazione del governo, nel secondo caso «organizziamo una delegazione del partito e dei gruppi parlamentari».

Il Sole 24 Ore – 20 giugno 2014 

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