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Intossicazione di bovini, l’appello dell’Izs: “Non date erbe di sfalcio che contengano sorgo di Aleppo”. La Cia: “Scelte avventate di allevatori esasperati da siccità e costi”

«Non date agli animali erbe di sfalcio che contengano sorgo di Aleppo». È l’appello agli allevatori dell’istituto zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, diretto da Angelo Ferrari dopo gli episodi di avvelenamento delle mucche nel Cuneese. Sono stati tre in meno di una settimana, due a distanza di poche ore ieri, nel Saluzzese e a Bra.  «Il sorgo di Aleppo è un pianta infestante», spiega Carlo Nebbia, Professore Ordinario di Tossicologia della Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino che nei giorni scorsi aveva spiegato come certi valori di  durrina, nelle piante di sorgo,  risultassero letali per i bovini.

Il comunicato dell’Izsplv L’ACIDO CIANIDRICO CAUSA LA MORTE DEI 50 BOVINI. SALVATI 25 A SOMMARIVA, 5 A MORETTA, 6 A BRA

L’elevata concentrazione di questa sostanza tossica, ben oltre i limiti indicati per i mangimi per animali,  è causata con ogni probabilità dalla siccità e dal caldo. Le piante, infatti, con meno acqua a disposizione, restano piccole ed è negli sfalci più piccoli e giovani che la durrina si concentra in maggiore quantità. Questa sostanza, una volta nel rumine degli animali si trasforma in acido cianidrico.

Il primo episodio si era verificato a Sommariva del Bosco dove un allevatore, Giacomino Olivero, ha perso 50 mucche in pochi minuti, uccise dalle tossine prodotte dal sorgo un cereale che l’allevatore aveva seminato in un campo dove poi aveva portato il bestiame al pascolo. In quelle piante l’istituto zooprofilattico di Cuneo, con la collaborazione del centro chimico di Bologna aveva rilavato livelli di durrina oltre dieci volte il normale.

Giovedì l’allarme è scattato altre due volte in poche ore. I veterinari hanno lavorato fino a notte fonda per salvare più animali possibili.  La prima chiamata è arrivata nel tardo pomeriggio in una stalla del Saluzzese, Gli animali che sono improvvisamente stramazzati a terra dopo aver mangiato dell’erba tagliata da un campo vicino,  sono stati circa una decina,  sei sono decedute ma cinque sono state salvate dalla squadra di veterinari composta da Stefano Giantin dell’istituto zooprofilattico di Cuneo, Giovanni Topi e Francesco Barberis dell’asl di Savigliano che hanno usato  nitrato di sodio per neutralizzare gli effetti delle sostanze che hanno, con ogni probabilità intossicato le mucche. Nella stalla hanno trovato erbe di sfalcio appena tagliate molto simili al sorgo. Lo zooprofilattico eseguirà esami sull’erba usata per foraggiare gli animali.

In serata è arrivata la terza chiamata, questa volta da Bra, in un’azienda di bovini piemontesi appena fuori dal centro abitato.  La scena che Giantin e Topi si sono trovati davanti è stata quasi identica a quella di qualche ora prima. Sul posto sono intervenuti numerosi veterinari, tra cui  Elena Avedano, Michele Teobaldi, Fabio Mascarello, Malerba, che coordinati  hanno somministrato il nitrato di sodio agli animali che potevano essere salvati. Sei sono sopravvissuti, quattro sono morti   su questi è stato eseguito l’esame necroscopico scoprendo lesioni molto simili a quelle degli animali morti nelle altre stalle.

L’odore dolciastro del cianuro nel corpo degli animali è inconfondibile per gli esperti e un elemento che porta a sospettare che i tre casi siano quasi identici tra loro. Ecco perché l’istituto zooprofilattico ha diramato un appello a non dare agli animali erba di sfalcio che possa contenere sorgo di Aleppo.

“La morte delle vacche avvelenate dal sorgo al pascolo non è che l’ultimo degli effetti della grave crisi che sta attraversando la zootecnia piemontese. La siccità, l’aumento sconsiderato dei costi dell’energia e delle materie prime per l’alimentazione degli animali hanno messo in ginocchio un intero settore. La situazione è grave, gli allevatori sono in difficoltà e si trovano a correre dei rischi che in altri tempi sarebbero stati impensabili”.

Così Gabriele Carenini, presidente regionale di Cia Agricoltori del Piemonte, commenta gli ultimi avvenimenti che hanno visto la morte di decine di animali, a causa della cattiva qualità del sorgo “stressato” dalla siccità.

Una situazione sulla quale si esprime anche il presidente di Cia Agricoltori delle Alpi, Stefano Rossotto: “Con il fieno a 35 euro al quintale e l’estrema magrezza dei pascoli, gli allevatori vivono momenti di esasperazione che possono condurli a scelte avventate. E’ molto importante documentarsi attentamente sulle possibili alternative per l’alimentazione degli animali, la nostra Organizzazione è pronta a fornire tutte le informazioni e i consigli che si rendessero necessari. Gli allevatori devono sapere che non sono soli”.

Intanto continua la gara di solidarietà per sostenere gli allevatori colpiti dalle perdite di bestiame. La Coldiretti di Torino ha annunciato di aver lanciato una raccolta fondi per sostenere l’allevatore di Sommariva del Bosco.

Bruno Mecca Cici aggiunge: «Le immagini delle vacche morte dell’azienda di Olivero Giacomino, a Sommariva, sono impresse nelle mente di tutti noi allevatori – dice Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino e vice presidente di Anaborapi – Tutto questo mentre si registrano altri casi, sempre dovuti a intossicazione di bovini da sorgo».  E spiega: Purtroppo, quando le piante di sorgo sono in attiva crescita i contenuti di durrina sono significativi, e possono generare fino a 250 milligrammi di acido cianidrico in ogni 100 grammi di prodotto. Per raggiungere la dose letale per una vacca dal peso di 500 chilogrammi è sufficiente l’ingestione di quattro chilogrammi di sorgo. Quantità che un bovino adulto può ingerire in pochi minuti. Quanto sta accedendo in Piemonte deve suggerire agli allevatori maggiore attenzione circa la presenza nei pascoli di sorgo, soprattutto quando le piante si mostrino nelle fasi iniziali di sviluppo, sconsigliando quindi per prudenza di portarvi le mandrie», conclude Coldiretti.

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