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Intramoenia: ecco le nuove regole. Le modifiche alla legge concordate tra ministero Salute e Parlamento

1a1a1_aaaaintramoenia1Le autorizzazioni all’attuale forma di intramoenia allargata negli studi scadranno il 30 novembre 2012. Gli spazi esterni per la la libera professione intramuraria dovranno essere trovati acquistando, affittando (bilanci permettendo) o tramite convenzioni con soggetti pubblici, le strutture necessarie. Solo nelle aziende (non nelle Regioni) dove non sia davvero possibile seguire questa modalità, potranno essere autorizzati programmi sperimentali (non di routine) per l’utilizzo “in via residuale” di studi professionali, purché però siano collegati in rete e il professionista si “convenzioni” con l’azienda in base a uno schema tipo di accordo che dovrà essere deciso in Stato-Regioni.

 Le Regioni intanto, avranno tempo fino al 31 dicembre 2014 per realizzare gli spazi interni con le risorse messe a disposizione dal programma di investimenti in edilizia sanitaria, poi saranno revocati i relativi accordi di programma.

E ai direttori generali che non si adegueranno alla norma verrà tolto il 20% della retribuzione di risultato e potranno anche essere destituiti.

Sono questi i cardini delle novità concordate ieri tra il ministero della Salute Renato Balduzzi e i parlamentari di Camera e Senato

IN ESCLUSIVA L’ARTICOLO DELLA LEGGE 120/2007 MODIFICATO CON LE NUOVE PROPOSTE (IN NERO)

Intramoenia: ecco le nuove regole. Vertice Balduzzi-maggioranza

(di Roberto Turno) Niente più cash ma solo pagamenti tracciabili (moneta elettronica e assegni) da intestare all’azienda e non al medico. Tariffe minime e massime per ogni prestazione, destinando tra l’altro il 5% alla prevenzione e alla riduzione delle liste d’attesa. Count down con proriga fino al 30 novembre prossimo per l’attuale attività intramoenia negli studi privati dei camici bianchi pubblici. Il futuro – in attesa che asl e ospedali decidano se acquistare o affittare nuovi spazi, o se convenzionarsi con altri soggetti pubblici – avverrà solo (in via sperimentale e «residuale») con un collegamento «in rete», con una convenzione tra il medico e la sua azienda. Ma solo se mancano gli spazi pubblici. E a patto che negli studi ci siano solo medici in esclusiva o convenzionati col Ssn.

Mentre le Regioni attiveranno una infrastruttura di rete con un rigido controllo dell’intera attività dei medici. E dovranno realizzare gli spazi “dentro casa” entro fine 2014: i manager inadempienti rischieranno la perdita almeno del 20% della retribuzione di risultato o la destituzione.

Addio all’intramoenia negli studi dei medici pubblici, ma non del tutto. Con più controlli e deterrenti anti evasione. Messi alle strette dalla scadenza di fine giugno dell’intramoenia negli studi privati, Governo e partiti di maggioranza corrono ai ripari. Un testo di riforma – frutto di un vertice col ministro Renato Balduzzi svoltosi giovedì – è ormai pronto, e più o meno condiviso. Data l’urgenza, che lascerebbe sguarnita l’intramoenia in più di mezza Italia, si pensa a un decreto legge. Se il Quirinale lo concederà. Anche se la vera incognita è quella solita in sanità: che ne pensano le Regioni? La verifica con i governatori sarà la vera prova della verità per la riforma.

Questo il timing previsto. Entro fine ottobre le Regioni faranno una «ricognizione straordinaria» degli spazi disponibili per la libera professione intramoenia. Su questa base (e in base alle risorse) decideranno se acquistare, affittare o stipulare convenzioni con altri enti pubblici, per creare «spazi ambulatori esterni» per l’intramoenia. Nelle Regioni in cui ci siano aziende che non hanno trovato i nuovi spazi, l’attività negli studi privati potrà proseguire sperimentalmente e in modo «residuale» negli «studi professionali collegati in rete» con una convenzione tra il medico e la sua azienda sanitaria. Le attuali autorizzazioni per l’intramoenia negli studi privati scadranno a fine novembre, proprio quando i medici dovranno optare per l’esclusiva. Le Regioni saranno garanti delle attività, le aziende sanitarie ne avranno la responsabilità. Mentre negli studi «in rete» potrà lavorare solo chi è in esclusiva o in convenzione col Ssn. Né i privati, né chi è in extramoenia.

Ma non basta. Entro marzo del 2013 dovrà essere realizzata una «infrastruttura di rete» per il collegamento telematico tra le aziende sanitarie e tutte le strutture nelle quali si svolge l’intramoenia. Dovrà avere in tempo reale tutti i dati su prenotazioni, impegno orario del medico, pazienti visitati, prescrizioni ed estremi dei pagamenti. In attesa che l’infrastruttura decolli, l’attività attuale negli studi privati potrà proseguire al massimo fino al 30 aprile del 2013. Poi varrà solo se «in rete».

Il pagamento potrà avvenire solo con la tracciabilità totale della somma, da destinare all’azienda. Le tariffe avranno un minimo e un massimo da concordare con la contrattazione integrativa. Garantendo la remunerazione dei costi sostenuti dall’azienda, evidenziando il compenso minimo del professionista e dell’equipe, del personale di supporto, dei costi per l’ammortamento e la manutenzione delle attrezzature. Di più: il 5% del compenso minimo dovrà andare ancora all’azienda sanitaria per destinarlo alla prevenzione o per abbattere le liste d’attesa. La verifica dell’intera riforma andrà fatta entro febbraio del 2015. Se sarà positiva, gli studi in rete andranno a regime. Altrimenti, addio.

di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore) – 19 maggio 2012

Riforma Intramoenia: proroga di altri 5 mesi

Nuova proroga di cinque mesi, al 30 novembre 2012, per dare tempo alle Camere di approvare le nuove regole sull’intramoenia, che consentiranno ai medici del servizio sanitario di esercitare la libera professione anche fuori dalle mura delle strutture pubbliche, ma in studi privati messi in rete e con maggiori controlli.

POLITICA: ACCORDO RAGGIUNTO. È questo, secondo quanto si apprende, l’accordo raggiunto tra maggioranza e governo per risolvere la questione intramoenia, visto che alla scadenza dell’ultima proroga prevista per il 30 giugno, molte Regioni si sarebbero trovate in difficoltà non avendo allestito gli spazi adeguati e avendo ovviato fino ad oggi con la cosiddetta ‘intramoenia allargata’ (la possibilità, appunto, di esercitare negli studi).

A GIORNI IL NUOVO DECRETO. Il decreto per la nuova proroga dovrebbe arrivare in poche settimane, e comunque prima della scadenza del 30 giugno, contestualmente alla presentazione del nuovo provvedimento, ancora in fase di ‘limatura’, che prevede appunto la messa in rete degli studi privati, laddove non ci siano spazi adeguati nelle strutture pubbliche, e maggiori controlli a partire dalla tracciabilità dei pagamenti.

La transizione dura da 10 anni, il ritardo delle Regioni

Una ‘mini-riforma’ della libera professione dei medici del servizio pubblico alla fine ci sarà. E a partire dal prossimo anno i cittadini, che sborsano ogni anno più di un miliardo di tasca propria per scegliere nel pubblico il proprio medico di fiducia, potranno continuare ad essere seguiti a pagamento (tracciabile) anche negli studi professionali fuori dalle mura degli ospedali.

Studi che dovranno però essere ‘in rete’ con le Asl, le quali, con il supporto di una rete telematica, controlleranno prenotazioni e pagamenti e registreranno anche l’impegno orario dei medici e delle visite, in modo da prevenire possibili ‘storture’.

RESTRIZIONI E PALETTI RESTRINGENTI. Il punto di ‘mediazione’ tra le spinte ‘liberalizzatrici’ (del Pdl) e quelle ‘rigoriste’ del (Pd), tanto auspicato dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, si è infatti alla fine concretizzato in una nuova proroga di cinque mesi al regime transitorio che consente oggi l’attività intramoenia anche fuori dalle strutture pubbliche, per approdare però, entro il 30 novembre, a una nuova normativa che di fatto ‘istituzionalizza’ l’intramoenia allargata ma introducendo ‘paletti’ e controlli più stringenti.

Dopo settimane di approfondimenti e trattative, insomma, governo e capigruppo di ‘maggioranza’ delle commissioni sanità in Parlamento hanno trovato un accordo, nuova proroga accompagnata da nuova legge, che dovrà ora essere illustrato anche alle Regioni, ultime destinatarie del provvedimento.

ADEGUARE LE STRUTTURE PUBBLICHE. Regioni che in molti casi sono in ritardo, nonostante la ‘transizione’ duri da quasi dieci anni, nell’adeguare le strutture pubbliche in modo da consentire, al loro interno, anche l’attività privata dei medici.

Un ritardo, peraltro, che di certo non sarebbe stato possibile colmare negli ultimi sei mesi di proroga concessi con l’ultimo Milleproroghe, che fissava il termine ultimo al 30 giugno. Il decreto con la proroga dovrebbe arrivare già nelle prossime settimane, e comunque entro la fine di giugno, contestualmente alla presentazione del nuovo provvedimento, ancora in fase di ‘limatura’, che prevede appunto la messa in rete degli studi privati, laddove non ci siano spazi adeguati nelle strutture pubbliche, e maggiori controlli a partire dall’obbligo della tracciabilità dei pagamenti delle parcelle.

CENSIMENTO DELLE STRUTTURE. Secondo la bozza del provvedimento, prima di arrivare a dare l’ok agli studi privati si dovrà procedere a un ‘censimento’ delle strutture pubbliche dedicate già esistenti. Solo sulla base di questo ‘censimento’, per ovviare a eventuali mancanze, le Asl potranno prima, «ove ne sia adeguatamente dimostratata la necessità» autorizzare l’acquisizione di spazi esterni.

E in ultima battuta potranno anche attivare il ‘prorgamma sperimentale” per esercitare l’intramoenia, «in via residuale, presso studi professionali collegati in rete», nei quali però dovranno esercitare solo medici che praticano l’intramoenia (ad oggi secondo la Cgil Medici circa 20 mila), e non privati ‘puri’.

 lettera43.it – 19 maggio 2012 – aggiornato il 21 maggio 2012

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