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Conegliano. Ispettore antifrodi alimentari in manette. «Regali da aziende vinicole»

Arrestato per concussione: avrebbe richiesto soldi e migliaia di euro per i rifornimenti del suo Suv. L’uomo infatti, approfittando della sua appartenenza all’ispettorato, avrebbe preteso e ottenuto oltre 5 mila euro in contanti e 10 rifornimenti di carburante pagati e offerti da 3 aziende del settore che operano a Pieve di Soligo, Valdobbiadene e Farra di Soligo

Se non erano contanti era il pieno di benzina per il suo Range Rover. Pagamenti in denaro e regali che alcuni imprenditori vitivinicoli della Sinistra Piave, visto il ruolo dell’interlocutore, non si sono sentiti di negare a un 51enne coneglianese, Loris Serafin, da oltre 20 anni ispettore dell’Ufficio repressione frodi alimentari di Conegliano. L’uomo infatti, approfittando della sua appartenenza all’ispettorato, avrebbe preteso e ottenuto oltre 5 mila euro in contanti e 10 rifornimenti di carburante pagati e offerti da 3 aziende del settore che operano a Pieve di Soligo, Valdobbiadene e Farra di Soligo. Accusato di concussione, il funzionario è stato arrestato ieri mattina dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Treviso. Nei suoi confronti il gip Umberto Donà, considerato il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove, ha disposto la custodia cautelare agli arresti domiciliari.

Le indagini dei finanzieri, coordinate dal pm Iuri De Biasi, hanno accertato il «modus operandi» del 51enne, che fuori orario di lavoro, si recava nelle aziende vitivinicole, alcune delle quali ispezionate in passato, da un lato offrendosi come consulente e intermediario per l’acquisto di prodotti del settore, dall’altro avanzando richieste di regalie e denaro. Gli investigatori stanno cercando di capire se oltre alle tre aziende ci siano altri imprenditori finiti nella rete del funzionario. Il primo caso accertato risale all’inizio dell’anno. A pagare, con due «rate» da mille euro ciascuna, un’azienda di Pieve di Soligo che commercializza tappi per bottiglie. 3.500 in contanti la somma pagata da un’azienda di vini di Farra di Soligo, presso la quale Serafin si sarebbe pure fatto fare il pieno una decina di volte. Più recente invece il caso della ditta di Farra di Soligo, il cui titolare, dopo aver inizialmente dato 200 euro al 51enne, ha deciso di non sganciare più il becco di un quattrino. Loris Serafin, arrestato per concussione e tentata concussione, sarà sentito sabato mattina dal gip durante l’interrogatorio di garanzia.

Tra le colline del prosecco tanti sanno che Loris Serafin è uno dei componenti dell’Ufficio anti frodi di Conegliano. O meglio: lo sanno i titolari di molte aziende del settore vitivinicolo (dai coltivatori a chi offre servizi) e soprattutto quelli che negli ultimi anni gli avrebbero regalato soldi o pieni di benzina per averne i favori. Questa perlomeno l’accusa alla base dell’indagine avviata dalla Guardia di Finanza e coordinata dal pm Iuri De Biasi. Loris Serafin è stato arrestato (ai domiciliari) per i reati di concussione e tentata concussione ai danni di tre aziende: una di Pieve di Soligo, una di Farra di Soligo e l’ultima di Valdobbiadene. Ma l’elenco potrebbe allargarsi ad altre imprese del settore. Perché, ritiene la Finanza, l’ispettore, 51 anni di cui 20 al servizio dell’Ufficio antifrodi, grazie al suo lavoro aveva «le mani in pasta» e sapeva come far valere la sua professionalità anche al di fuori del lecito. Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, Serafin avrebbe incassato a titolo di «consulenze» oltre 5.000 euro in contanti (2.000 da una società di Pieve di Soligo e 3.500 da un’azienda di Valdobbiandene) e svariate altre centinaia di euro sottoforma di pieni benzina per il suo Range Rover. Tangenti ottenute dagli imprenditori come pagamenti per presunte attività di promozione commerciale. Servizi, questi, che l’uomo avrebbe fatto grazie a sue asserite conoscenze e influenze nel settore. Serafin avrebbe solleciato i pagamenti sottolineando di «avere le porte aperte in molte cantine» proprio per la sua presenza sul territorio dovuta al lavoro di ispettore. Ed era il suo ruolo di pubblico ufficiale che Serafin faceva valere, in maniera nemmeno velata, per ottenere le mazzette. Versamenti che venivano richiesti anche attraverso «ripetute telefonate a carico dei titolari delle aziende», spiega la Guardia di Finanza, ma anche attraverso mail e visite negli uffici. Nel faldone di documenti e testimonianze raccolte dal Nucleo tutela spesa pubblica guidato dal capitano Alessandro Filippelli, ci sono anche le testimonianze degli imprenditori che per anni avevano avuto rapporti di amicizia con Serafin e che gli avrebbero pagato le tangenti. «Siamo stati indirizzati dalle ripetute segnalazioni che sono arrivate dal territorio», sottolinea il colonnello Massimo Dell’Anna, «chiacchiere che inducevano a pensare che Serafin potesse essere solito a pratiche poco ortodosse». Di qui le verifiche che hanno portato all’arresto. Secondo gli investigatori le consulenze e i contatti con le aziende millantati dall’ispettore erano in realtà falsi, e «a nessun pagamento ha poi fatto seguito un contratto di fornitura o vendita». Tra l’altro, dettaglio ancor più curioso trattandosi di un ispettore dell’Antifrodi, per la sua «strana» attività di intermediazione – pagata anche con pieni benzina – Serafin non emetteva fatture o ricevute. Cosa incassavano, di contro le aziende? La speranza di nuovi incassi e nuovi contatti grazie all’aiuto dell’ispettore, ma forse anche la sicurezza di qualche aiuto da parte del suo stesso ufficio, «di cui lui faceva chiaramente intendere d’essere un alto funzionario» dicono gli investigatori della Finanza. «Palesava la sua professione» dicono i finanzieri, un modo forse per oliare i pagamenti. Ma qualcuno ha detto di no. È stato un imprenditore vitivinicolo di Farra di Soligo che dopo avergli consegnato 200 euro si è rifiutato di proseguire nei pagamenti rispondendo «picche» a tutte le richieste del 51enne. «Chi ha pagato per avere l’aiuto di Serafin si rivolga a noi» chiedono gli inquirenti, convinti che nella valle del prosecco i tre impresari siano solo la punta dell’iceberg.

14 novembre 2012 – La Tribuna di Treviso

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