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Iss. C’è conferma: vicino siti contaminati si muore di più

I risultati dello studio SENTIERI dell’Istituto superiore di sanità mettono in luce un aumento della mortalità nelle popolazioni che vivono nei pressi delle aree inquinate. Un progetto realizzato in collaborazione con l’Oms, la regione Lazio, il Cnr e l’università La Sapienza di Roma.

Poli siderurgici o petrolchimici, aree con altre concentrazione di amianto, siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi. Sono le zone calde del Paese su cui da tempo sono puntati i riflettori degli epidemiologi per rispondere a una domanda elementare della popolazione: quanto siamo a rischio? Ora, i risultati del del Progetto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) coordinato dall’Istituto superiore di sanità e presentati nel corso del Convegno “Ambiente e Salute” da tre giorni in corso all’Istituto danno la conferma: le popolazioni che vivono nei pressi di siti contaminati hanno un profilo di mortalità diverso da quello di chi vive a pochi chilometri, magari nella stessa Regione. Muoiono di più, anche se non sempre la relazione causa-effetto con il sito tossico è acclarata.

Il Progetto, realizzato in collaborazione con il Centro Europeo Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa e l’Università di Roma La Sapienza, ha valutato la mortalità della popolazione residente in 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche in un periodo di otto anni. Sei milioni di persone la popolazione in studio, residente in 298 comuni. Sono state prese in considerazione 63 cause di morte, tumorali e non potenzialmente associate alla residenza in prossimità di poli chimici, petrolchimici, raffinerie, stabilimenti siderurgici, centrali elettriche, miniere e cave, aree portuali, siti di smaltimento dei rifiuti ed inceneritori.

Generalizzare i risultati è quasi impossibile, vista l’ampia variabilità fra i siti in esame per dimensioni della popolazione, caratteristiche della contaminazione ambientale, presenza di specifici poli produttivi e altre fonti di pressione ambientale, stato di avanzamento degli interventi di bonifica e risanamento industriale. Ma la mortalità osservata per tutte le cause e per tutti i tumori supera quella media della Regione di appartenenza, rispettivamente in 24 e in 28 siti.

In alcuni casi, i nessi causali sono chiari perché esistono conoscenze scientifiche adeguate per spiegare le osservazioni. Questo vale per l’aumento della mortalità per mesotelioma pleurico nei siti caratterizzati dalla presenza di amianto o di altre fibre asbestiformi (per esempio Casale Monferrato, Broni, Biancavilla).

In altri casi si osservano incrementi della mortalità per cause per le quali il nesso causale con l’inquinamento ambientale è sospettato ma non accertato, come il tumore polmonare nella popolazione residente in siti contaminati da poli siderurgici (ad es. Taranto) e petrolchimici (ad es. Porto Torres) o siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi (ad es. Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano).

In altri siti ancora (ad es. Sesto San Giovanni, Cengio e Saliceto e Manfredonia) la mortalità osservata è addirittura inferiore all’attesa

I dati sono per ora soltanto un primo step nella conoscenza degli effetti sulla salute dei siti inquinati continuerà. Il progetto è destinato a continuare indagando negli stessi luoghi l’andamento dei ricoveri ospedalieri, per considerare anche le malattie non mortali, e insieme all’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM) l’andamento dell’incidenza delle malattie oncologiche.

Il convegno è stato anche l’occasione per fare il punto su un altro argomento spinoso: gli effetti sulla salute degli inceneritori.

Sono stati presentati i primi dati derivanti dal Progetto MONITER, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, che analizzavano soltanto uno degli aspetti di questa controversa relazione: quello sugli eventi avversi in gravidanza. Gli inceneritori sembrano per il momento assolti: non incidono sulla determinazione del sesso alla nascita né sui parti gemellari, né sul peso alla nascita. Lieve l’associazione con la variabile “piccoli per età gestazionale”. Lo studio ha invece rilevato una relazione tra livelli di esposizione ad emissioni da inceneritore e nascite pretermine.  

Quotidianosanita.it – 13 aprile 2011

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