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Istat: i senza lavoro restano al 12%. In tre mesi persi 500 mila posti. Tre milioni cercano occupazione

Gli italiani a caccia di un impiego sono tre milioni, nel Sud l’indice sale al 20%. Non sono buone le notizie che arrivano dall’Istat sul fronte della disoccupazione. Non sono buone, perché anche se apparentemente la congiuntura economica sta lievemente migliorando, la percentuale di persone che ricercano un posto di lavoro resta invariata ed elevatissima.

E quel che è peggio, a leggere i dati diramati dall’Istat sullo scorso mese di luglio, la disoccupazione giovanile riprende addirittura ad aumentare. Nonostante sin dalla fine del mese di giugno fosse stato varato il decreto del governo che prevede importanti agevolazioni per chi assume stabilmente giovani.

E così nel secondo trimestre del 2013, secondo le rilevazioni Istat, l’Italia ha perso 585.000 posti di lavoro rispetto a un anno prima (-2,5%) e il crollo si è concentrato al Sud con 335.000 posti persi (-5,4%). La disoccupazione è al 12% con oltre tre milioni di persone in cerca di lavoro (+13,7% rispetto a un anno prima) e oltre la metà di queste con più di 35 anni. Al Sud la disoccupazione sfiora il 20% (è al 19,8%), più che doppia rispetto al Nord (8,1%). I tecnici Istat parlano di «situazione permanente» sul fronte disoccupazione al Mezzogiorno dove «la crisi è iniziata prima e pesa di più».

Con il dato di luglio la disoccupazione tocca la soglia del 12% per la quarta volta consecutiva: c’è un lievissimo calo su giugno ma comunque si resta ai massimi dopo il record raggiunto a maggio (12,2%). Ritorna a salire invece il tasso di disoccupazione giovanile, che sempre a luglio è pari al 39,5%. Secondo i dati provvisori aumenta così di 0,4% punti rispetto al mese precedente e di 4,3 punti sul 2012. Nel secondotrimestre tra i 15-24enni il tasso sale al 37,3% (+3,4 punti), con un picco del 51% per le giovani donne del Mezzogiorno. Quanto alle differenze di genere, invece, la disoccupazione rimane invariata nel confronto mensile per la componente maschile, mentre si riduce dello 0,7% per quella femminile. In termini tendenziali la disoccupazione cresce sia per gli uomini (+16,6%) sia per le donne (+6,5%).

Si conferma la tendenza avviata da anni di invecchiamento degli occupati con sempre meno giovani al lavoro (-532.000 nel secondo trimestre rispetto a un anno prima per gli under 35) e sempre più anziani in ufficio e in fabbrica (+214.000 tra gli over 50). L’aumento dei lavoratori più anziani è da attribuirsi soprattutto alle nuove regole sulla previdenza che hanno reso l’accesso alla pensione più difficile. Prosegue la riduzione tendenziale dell’occupazione italiana (581.000 unità in meno in un anno) ma si arresta anche la crescita di quella straniera (-4.000 unità) a conferma delle difficoltà estreme del mercato del lavoro. I primi a subire le decisioni di riduzione del personale sono i lavoratori precari: l’Istat segnala una un calo di 209.000 posti nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo di un anno prima. I lavoratori a termine diminuiscono del 7,2% mentre i collaboratori arretrano del 7%.

Intanto, resta molto modesta la pressione inflazionistica. Secondo i dati provvisori dell’Istat, in agosto l’inflazione si è fermata all’1,1%, in lieve frenata rispetto a luglio (era 1,2%) e ben al di sotto del 3,2% di agosto 2012. Il rallentamento tendenziale dei prezzi è imputabile principalmente all’andamento dei beni alimentari e dei beni energetici, solo in parte controbilanciato dalle accelerazioni dei servizi. Rispetto a luglio 2013, i prezzi segnano comunque un aumento dello 0,3% spinto dai rincari dei trasporti (+4,1%), dovuti ad aumenti stagionali, e dei beni energetici non regolamentati (+1%). Risultano invece in calo i prezzi degli alimentari non lavorati (-1,3%), soprattutto dei vegetali freschi (-6,5%) e della frutta fresca (-2,1%).

La Stampa – 31 agosto 2013 

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