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Istat: Pil peggio del previsto, l’Italia torna in recessione. Nel secondo trimestre crescita giù dello 0,2 per cento

Il valore della produzione economica reale si ferma a 340 miliardi: il dato più basso dal 2000. La variazione acquisita per il 2014 è pari a -0,3%. Nei primi tre mesi dell’anno l’economia era calata dello 0,1%

L’Italia torna in recessione: nel secondo trimestre dell’anno il Pil è calato dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, quando l’economia aveva registrato una contrazione dello 0,1%. Su base annua, invece, il Pil scende dello 0,3%: con un valore reale di 340 miliardi, si tratta del peggior secondo trimestre dal 2000. Insomma nonostante gli sforzi e le promesse del governo la crescita economica continua a essere negativa, come d’altra parte avevano anticipato i dati sulla produzione industriale relativi al secondo trimestre (-0,4% nella media del periodo). Il dato è comunque peggiore delle attese degli analisti che si aspettavano una variazione compresa tra -0,1% e +0,1%.

La correlazione tra Pil e produzione industriale.

E così il rimbalzo registrato nell’ultimo trimestre dell’anno con quel timido dato positivo (+0,1%) che aveva interrotto una serie negativa lunga più di due anni, pare ancora di più un’isolata mosca bianca. A giugno, quindi, la variazione acquisita per il 2014 è pari a -0,3%: si tratta in sostanza del dato che si otterrebbe a fine anno in assenza di variazioni congiunturali per gli ultimi sei mesi dell’anno. Ad aprile il governo aveva stimato una crescita dello 0,8%, cui sono seguite le revisioni al ribasso di Ocse, Fmi e Bankitalia. “E’ evidente che non conseguiremo l’obiettivo previsto” dice il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, che nega la necessità di una nuova manovra per il 2014, ma “sarà più dura nel 2015-2018”. Preoccupata l’Ue secondo cui “ci sarà un impatto negativo sui conti pubblici” con possibili ripercussioni sul tetto del deficit.

“Il calo congiunturale – spiega l’Istat – è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti di attività economica: agricoltura, industria e servizi. Dal lato della domanda il contributo alla variazione congiunturale del Pil della componente nazionale al lordo delle scorte risulta nullo mentre quello della componente estera netta è negativo”.

Le reazioni. Maurizio Sacconi, capogruppo Ncd al Senato chiede “straordinarie riforme strutturali rivolte a cambiare il mercato del lavoro, il sistema tributario, la pubblica amministrazione con particolare riguardo alla giustizia”. Duro, invece, Daniele Capezzone di Forza Italia che boccia la politica economica dell’esecutivo: “All’Italia serve una frustata non la manutenzione del declino. Bisogna sfondare il limite del 3% del deficit per realizzare un taglio-choc di tasse, accompagnato da tagli di spesa e riforme strutturali”. Per il coordinatore nazionale di Sel, Nicola Frantoianni, serve “una politica industriale capace di contrastare la svendita dei principali asset strategici e un piano straordinario per il lavoro ecologicamente sostenibile”. Duro il commento di Beppe Grillo: “E’ Renzi il vero gufo, siamo in piena recessione”.

Repubblica – 6 agosto 2014

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