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Italia e Turchia: è guerra dei formaggi. Bloccati alla frontiera perché ottenuti da latte crudo. Senza motivazioni sanitarie

1a1a1a_0a00aaa111aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaagranaprovolone14Nelle tradizioni gastronomiche della Turchia il formaggio ha un ruolo importante, ma ristretto ai formaggi freschi, per lo più ottenuti con latte di pecora e di capra. Ancora in Turchia, e in altri Pesi del Mediterraneo, la brucellosi rappresenta un problema per la salute pubblica. E il latte di pecora e capra, come pure i formaggi freschi, possono rappresentare una fonte di diffusione della malattia dagli animali all’uomo. Sarà per questo che già dallo scorso gennaio le autorità sanitarie turche hanno bandito il latte crudo dalla produzione di formaggi. Una norma di buon senso che però ha riflessi pesanti sui formaggi di importazione. Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Provolone Valpadana, per ricordare alcuni dei nostri grandi Dop, sono ottenuti a partire da latte crudo e dal primo di febbraio sono “fuori legge” in territorio turco.

Con il risultato che le nostre esportazioni in Turchia hanno subito uno stop. Peccato che nel decidere le misure di profilassi le autorità turche si siano dimenticate che la lunga stagionatura alla quale questi formaggi sono sottoposti mette fuori gioco le brucelle. Per di più in Italia la brucellosi è una malattia del passato, scomparsa da tempo da molte aree, grazie a severe campagne di eradicazione.

Un paravento

Lo stop da parte della Turchia all’import dei nostri formaggi ottenuti da latte crudo sembra dunque privo di motivazione, a meno che dietro al paravento della salute non si celino altre finalità, strettamente commerciali . La Turchia, lo ricordiamo, da tempo chiede di entrare nella Ue e dunque potrebbe essere in “imbarazzo” nell’adottare barriere doganali, che in qualche modo potrebbero rallentare il processo di accoglienza nella Ue. Quale che sia la motivazione, resta il blocco al nostro export, mentre dalla Turchia continuiamo a ricevere grandi quantità di prodotti agroalimentari (ortofrutta per 280 milioni di euro, cereali per 13 milioni di euro e molto altro ancora). Uno squilibrio che non è passato inosservato ad Assolatte, l’associazione delle industrie lattiero casearie italiane, che per voce del presidente, Giuseppe Ambrosi, ha tuonato contro la decisione turca. “Si tratta di una cosa inaudita – ha detto Ambrosi – i formaggi stagionati italiani sono sicuri e di grandissima qualità. Li esportiamo in tutto il mondo ed è assurdo che un paese come la Turchia che chiede a gran voce di essere accolta nell’Unione Europea, abbia preso una decisione di questo tipo.”

La parola alla diplomazia

Alle proteste di Asssolatte si sono associate quelle di alcuni rappresentanti delle istituzioni regionali, come nel caso dell’Emilia Romagna, patria del Parmigiano Reggiano, dove il Governatore Vasco Errani è stato invitato ad intervenire sul Governo affinché eserciti le necessarie pressioni a livello internazionale per la rimozione del divieto imposto dalla Turchia. Intanto il ministero per le Politiche agricole si è già attivato con una nota all’ambasciata della Turchia in Italia. Vedremo cosa la “diplomazia dei formaggi” sarà capace di fare.

Angelo Gamberini – Agronotizie – 15 febbraio 2013

 

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