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Carne equina, all’Izs Torino test sui campioni. Piano di controllo coordinato: raccomandazione Commissione

1a1a1a1a_0a01aaaaa1_caramelli_maria_izs_toIn arrivo le analisi su 200 campioni di diverse marche e non solo Findus e Picard. L’emergenza che è scattata in tutta Europa per lo scandalo delle lasagne surgelate a base di carne di cavallo anziché bovina ha coinvolto con la forza anche l’Italia, e a dispetto dei risultati negativi dei primissimi accertamenti che erano stati disposti dai Nas di Torino e dal Procuratore Raffaele Guariniello, ora sta per cominciare un’indagine alimentare condotta su più ampia scala. Nei prossimi giorni infatti all’Istituto Zooprofolittatico di Torino arriveranno centinaia di campioni di lasagne provenienti da tutta Italia per essere analizzati: la Commissione Europea ha infatti deciso di avviare un apposito piano di controlli, dando dunque seguito all’allerta dell’Unione Europea che ha suggerito le verifiche e che dovrebbe anche assumere su di sé i costi delle analisi al 75 per cento.

L’Italia non aveva dato il consenso alla raccomandazione Ue, sostenendo il buon funzionamento della tracciabilità. I campionamenti sui sughi delle lasagne saranno tuttavia svolti, da oggi fino a fine marzo, non solo sui due marchi travolti dallo scandalo in Gran Bretagna, Findus e Picard (la Findus italiana, di proprietà della CSI, ha già preso le distanze dalla Findus Uk spiegando che si tratta di prodotti differenti), ma anche su altre case produttrici, e potrebbero non riguardare solo i surgelati ma anche i prodotti “pronti” da cuocere nei banchi frigo. Saranno infatti almeno 200 i campioni da analizzare, e si cercheranno anche tracce di fenilbutazone, l’antinfiammatorio usato soprattutto per i cavalli da corsa (che in Italia sono circa 800 mila).

“L’Istituto Zooprifilattico di Torino è l’unico organo di controllo in grado di ricavare il dna dell’animale – ha spiegato la direttrice Maria Caramelli – abbiamo un metodo accreditato e svolgiamo la ricerca su 14 specie”. Nei giorni scorsi erano arrivati 6 campioni prelevati dai carabinieri dei Nas e i risultati avevano escluso che ci fosse carne equina. Si trattava in ogni caso solo di una prima tranche di campioni. Ora i 200 test disposti dal Ministero della Salute potranno offrire un quadro della situazione più dettagliato. Non si tratta di un numero di campioni tuttavia così elevato se paragonato ai controlli eseguiti in Inghilterra. “Lì sono stati eseguiti circa 2700 test, e solo uno su 100 ha dato esito positivo per la presenza di carne equina – ha spiegato ancora Maria Caramelli – il fatto che ci sia questa solerzia nei controlli da parte dell’Unione Europea è un segnale d’allarme: il sospetto è che non ci sia solo una frode per i consumatori, ma un pericolo per la salute visto che i cavalli potrebbero essere stati trattati con dei farmaci. Solo queste indagini permettono di scoprire che cosa arriva davvero sulle nostre tavole”. (Repubblica – 18 febbraio 2013)

La raccomandazione della Commissione sul piano di controllo coordinato

La Commissione raccomanda agli Stati membri di intraprendere un piano di controllo coordinato per un periodo di un mese (prolungabile per ulteriori 2 mesi), a partire dalla data di adozione di questa Raccomandazione o, al più tardi entro il 1° marzo.

Il Piano di controllo si compone di due azioni:

1) Controlli appropriati al livello di vendita al dettaglio per identificare l’eventuale presenza di carne di cavallo non etichettata negli alimenti contenenti carne bovina destinati al consumatore finale o a ristoratori

Prodotti rientranti nell’ambito dei controlli: prodotti alimentari commercializzati e/o etichettati come contenenti carne bovina (carne macinata, prodotti a base di carne e preparazioni di carne) rientranti nelle seguenti categorie:

a)   Alimenti preconfezionati destinati al consumatore finale o ai ristoratori, etichettati come contenenti carne bovina;

b) Alimenti offerti alla vendita al consumatore finale o ristoratori senza preconfezionamento e alimenti confezionati per la vendita a richiesta del consumatore o preconfezionati per la vendita diretta, che sono commercializzati e/o che recano indicazione contenente carne bovina. 

Paese di vendita

Campione indicativo mensile raccomandato per i controlli

Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna, Polonia

150

Romania, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Svezia, Austria, Bulgaria

100

Lituania, Slovacchia, Danimarca, Irlanda, Finlandia, Lettonia

50

Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo, Malta

10

Il numero indicativo totale è quindi di 2250 campioni in tutta l’Unione da 10 a 150 per Stato membro, secondo la ripartizione sopra elencata.

2) Rilevazione di eventuali residui di fenilbutazone nella carne di cavallo tramite controlli negli stabilimenti (macelli, posti di ispezione frontaliera) che trattano carne di cavallo destinata al consumo umano, incluse le importazioni.  

Prodotto che rientra nell’ambito della rilevazione: carne di cavalli, asini, muli o bardotti, fresca, refrigerata o congelata classificata sotto il codice di nomenclatura combinata 0205, destinata al consumo umano. 

Il piano prevede test su 1 campione ogni 50 tonnellate di carne di cavallo, con un minimo di 5 campioni per Stato membro.  

Al riguardo, nel documento si legge che il fenilbultazione è un farmaco veterinario il cui uso è consentito esclusivamente per i cavalli che non servono per la produzione di alimenti e quindi animali trattati con tale farmaco non devono entrare nella catena alimentare.

Il piano prevede, infine, che le autorità competenti presentino relazioni periodiche dei risultati dei controlli alla Commissione, con le seguenti informazioni:

– numero di campioni presi per categoria di prodotto;

– il metodo usato per le analisi e il tipo di analisi;

– il numero di risultati positivi;

– controlli di follow-up rispetto ai risultati positivi nei prodotti esaminati, in caso sia riscontrata la presenza di carne di cavallo oltre l’1%;

– risultati dei controlli di follow-up;

– nel caso di risultati positivi nell’ambito della seconda azione: dove l’animali interessato è stato certificato per il macello. 

Le relazioni saranno comunicate alla Commissione entro 15 giorni dalla fine del 1° mese di riferimento.

Tutte queste informazioni, nel caso di risultati positivi, saranno immediatamente comunicate alla Commissione ed incluse nel sistema di allarme rapido per gli alimenti e mangimi (RASFF).

Il comunicato del Ministero della Salute

All’Italia è stato richiesto di effettuare circa 200 controlli per la ricerca di DNA equino e circa 500 controlli per la ricerca di residui di fenilbutazone. Il Ministero della Salute è in ogni caso intenzionato a pianificare un numero di analisi più elevato rispetto alla Raccomandazione europea, come avviene già d’abitudine in tema di sicurezza alimentare.

All’attività di controllo, che sul nostro territorio nazionale era già cominciata autonomamente lunedì 11 febbraio scorso, lavorano i Carabinieri del Nas e le Aziende sanitarie locali per quanto riguarda la carne equina di produzione italiana e quella oggetto di scambio tra Paesi UE, mentre la vigilanza sulla carne di importazione extracomunitaria è demandata ai Posti di ispezione frontaliera (PIF).

La Raccomandazione impone per il piano straordinario la durata di un mese, prorogabile in caso di necessità. La Commissione europea garantisce un contributo finanziario pari al 75% delle spese sostenute dagli Stati membri per l’effettuazione dei test.

La Delegazione italiana, pur condividendo la necessità di un’intensificazione dei controlli, ha dichiarato riduttiva la proposta presentata dalla Commissione, in quanto non accompagnata da altre misure dissuasive e preventive nei confronti delle frodi, come ad esempio il potenziamento dei controlli in tutti gli Stati membri.

Manca inoltre un provvedimento inteso a migliorare il sistema di etichettatura delle carni, che indichi per gli equini e altre specie da macello il Paese di allevamento, di macellazione e di sezionamento delle carni, in linea col sistema già in uso per i bovini.

Come è noto, l’Italia ha sempre sostenuto in tutte le sedi europee la necessità di fornire maggiori informazioni ai consumatori, attraverso un sistema di tracciabilità ed etichettatura sull’origine dei prodotti alimentari.

Inoltre la proposta della Commissione affida un altissimo numero di controlli all’Italia, non commisurati alle produzioni nazionali, ma sulla base del numero di equini vivi e di carni equine introdotti da altri Paesi dell’Unione. Questa impostazione è contraria ai principi della legislazione europea: infatti le garanzie sanitarie devono essere a carico dei Paese speditori delle merci e non ricadere sul Paese di destinazione.

È stato chiesto che, per la durata del programma di controllo, tutti gli animali vivi da macello commercializzati in ambito UE venissero accompagnati dall’attestazione veterinaria, che opportuni controlli erano stati condotti per escludere la presenza di fenilbutazone e di altre sostanze non ammesse.

Per questi motivi l’Italia, pur confermando che rispetterà le indicazioni previste dalla Raccomandazione, non ha espresso il proprio parere favorevole – unico Paese tra i 27 – alla proposta della Commissione europea.

18 febbraio 2013

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