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Jobs act, alla Camera delega «blindata». Il premier non esclude la fiducia. L’Ocse si «congratula» per la riforma

Si parte dalle parole di Matteo Renzi che punta a una rapida approvazione (fine novembre) del Jobs act che giovedì prossimo sarà incardinato nella commissioneLavoro di Montecitorio. Il premier non vuole modifiche al testo.

E ieri sera in tv ha detto che «la fiducia è un’ipotesi» se i tempi dovessero allungarsi, confermando che «nella legge di stabilità ci sarà uno sgravio contributivo per chi assume a tempo indeterminato». La minoranza Pd però incalza e chiede «correttivi per migliorare il ddl», e renderlo «meno generico». Ma per Maurizio Sacconi (Ncd) bisogna «andare avanti spediti edevitare navette tra le due Camere, puntando subito all’immediata produzione dei decreti delegati per rendere operative le nuove norme già con l’inizio del nuovo anno».

Tuttavia «sicuramente ci saranno modifiche al ddl – incalza la capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera, Maria Luisa Gnecchi, cuperliana -. Puntiamo a migliorarlo. Per esempio quando si parla di semplificazione delle varie forme contrattuali il testo ora è troppo generico». Ad alcuni parlamentari dem non piace neanche la disposizione sulla videosorveglianza. Per questo «voglio credere che ci siano spazio e tempo per modifiche» taglia corto l’ex segretario Pd, Pier Luigi Bersani.

La settimana prossima si stabilirà il calendario delle audizioni e l’iter della discussione «che sarà regolare, con il tempo normale a disposizione», fa sapere il presidente della commissione, Cesare Damiano (Pd). Certo è che il testo uscito dal Senato continuaadividere. È criticato dalla Cgil («toglie diritti e apre spazio a soprusi»). Ma riceve un plauso dall’Ocse che in una nota del segretario generale, Angel Gurria, si congratula con MatteoRenziper unprovvedimento che «se attuato nella sua interezza contribuirà a mettere l’Italia su uncamminodicrescita più dinamico, con benefici per tutta la popolazione, rilanciando l’occupazione e riducendo la disoccupazione».

Il governo, spiega il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, «sta già lavorando all’attuazione del Jobs act. Un obiettivo importante sarà l’estensione della platea degli ammortizzatori sociali ai collaboratori e anche ai lavoratori a tempo determinato con carriere discontinue, oggi esclusi da qualsiasi tutela».

Tema acceso di dibattito è l’articolo 18, con l’annunciato mantenimento del reintegro per i licenziamenti disciplinari (ma non specificato nel ddl). Qui le posizioni sono distanti. «C’è un impegno politico di Renzi e Poletti», dice Carlo Dell’Aringa (Pd). Ma per Damiano: «Non può essere solo verbale». E c’è l’altolà di Ncd non disponibile «a far rientrare dalla finestra tentativi di stravolgere la riforma», spiega il capogruppo in commissione, Sergio Pizzolante. A complicareil quadro, il fattore tempo: alla Camerapartirà l’esame della legge di Stabilità e per non subire frenate il Jobs act dovrà viaggiare come collegato.

Il Sole 24 Ore – 10 ottobre 2014

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