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Jobs Act. Anaao: “La rivoluzione del lavoro non vale per il Pubblico Impiego. E i giovani precari della sanità hanno meno diritti degli altri”

Per il segretario nazionale, Costantino Troise, la “supplentite” eliminata per la scuola continua ad essere considerata una malattia adatta alla Sanità, e i giovani precari medici avranno meno diritti alla stabilizzazione rispetto agli altri. “La salute degli italiani non vale meno della sicurezza dei loro beni o della loro istruzione”.

“La rivoluzione del mercato del lavoro annunciata dal Governo non interesserà, sembra, il lavoro pubblico. Perpetuando le discriminazioni, tradotte in ben 16 provvedimenti legislativi, verso i lavoratori che hanno come padrone lo Stato”. E’ quanto sostiene il Segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Costantino Troise.

“Il Jobs Act nato per evitare discriminazioni tra lavoratori di serie A e di serie B e per estendere le tutele ai ‘non garantiti’, all’insegna della parola d’ordine ci penserà il Governo se non ci hanno pensato i sindacati, non si estende alla serie C, quella del pubblico impiego. Il che – ha proseguito Troise – significa che la supplentite eliminata per la scuola continua ad essere considerata una malattia adatta alla Sanità, che i giovani precari medici e sanitari hanno meno diritti alla stabilizzazione ed alle tutele rispetto agli altri, che la giungla di contratti atipici che infesta la Sanità continuerà a crescere indisturbata, che la svalutazione del lavoro professionale continuerà a prevalere sui diritti del lavoro. E figurarsi a parlare di maternità o di indennità in un contesto in cui la libertà di licenziare o rottamare è da tempo concessa alle aziende sanitarie che l’hanno utilizzata a larghe mani”.

“C’è da scommettere, però, che demansionamento e controlli a distanza dei lavoratori, magari con un chip sotto pelle, verranno estesi a Medici e dirigenti sanitari, già costretti in una grande prigione per i vincoli alla mobilità volontaria, che nell’Europa che ci guarda è considerata un valore per la formazione dei professionisti, introdotti dalla recente normativa sul pubblico impiego con l’ennesima invasione del campo contrattuale. Milioni di ore di lavoro non retribuito per tutelare la salute degli italiani – ha sottolineato il segretario nazionale dell’Anaao – migliaia di giorni di ferie non godute per tenere aperti ospedali e pronto soccorso 365 giorni all’anno, notti e festivi compresi, contratti e stipendi bloccati da 6 anni, un esercizio professionale quotidianamente esposto a rischio civile, penale e patrimoniale, una generazione sospesa tra fallimento di un sistema formativo e chiusure del mondo del lavoro, un abuso di tipologie contrattuali che non fa piangere nessun cuore. E nessuno venga domani a chiedere a noi dove eravamo quando il numero dei precari cresceva”.

“Ma – ha concluso Troise – la salute degli italiani non vale meno della sicurezza dei loro beni o della loro istruzione, né i lavoratori della Sanità vantano meno diritti degli altri”.

1 ottobre 2014

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