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Jobs act, nuovi controlli a distanza, garantita la privacy alle tute blu. I timori dei sindacati per la vigilanza sugli impiegati. Damiano: «Accordo con Palazzo Chigi»

Da una parte gli operai alla catena di montaggio con le vecchie regole dello Statuto dei lavoratori: vincoli a accordi sindacali a limitare l’installazione e l’uso delle telecamere nei reparti. Dall’altra i colletti bianchi. Esposti alla liberalizzazione del Jobs act rispetto ai controlli a distanza da parte del datore di lavoro. È questo il mondo a doppia velocità che potrebbe emergere dalla stesura definitiva dei decreti legislativi del Jobs act.

Con una linea rossa a separare i lavoratori della fabbrica da quelli dell’ufficio. Perché non c’è ufficio senza computer. E i controlli sul dipendente tramite presidi informatici (pc, tablet, cellulari, gps) non sarebbero sottoposti ai vecchi limiti.

Il decreto legislativo sulle «semplificazioni» che modifica l’articolo quattro dello Statuto dei lavoratori sarà emanato a brevissimo. Date possibili: 27-28 agosto o 4 settembre. Di certo entro il 15 settembre. La commissione Lavoro della Camera ha presentato il suo parere non vincolante mercoledì 5 agosto. E il testo va nella direzione della doppia tutela. «Su questo tema così come su altri abbiamo trovato un’intesa con il ministro del Lavoro – mette le mani avanti Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera –. Non vorremmo che, come accaduto in altri casi, questa intesa fosse ignorata dal consiglio dei ministri. Errare è umano, perseverare è diabolico».

C’è il rischio che le tutele in termini di controlli facciano figli e figliastri, con il mondo della produzione fordista avvantaggiato rispetto al lavoro 2.0? Damiano non è d’accordo con questo modo di vedere: «Qui la distinzione non è tra lavoratori ma tra strumenti. Da una parte quelli che, telecamere in primis, vigilano su infrastrutture e macchinari. Dall’altra quelli che vengono dati ai dipendenti come strumenti di lavoro (pc, tablet, cellulare). È giusto che sui primi vengano mantenuti i limiti oggi in vigore, quelli dello Statuto dei lavoratori, per intenderci. Anche perché le telecamere vengono installate per finalità che nulla hanno a che fare con il controllo dei dipendenti. Il pc, invece, è un’altra cosa. Anche perché alla consegna il datore di lavoro deve dare una informazione preventiva rispetto alle possibilità di controllo».

Da parte sua Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato ha una visione diversa. «Sarebbe ora di superare le diffidenze rispetto all’uso delle telecamere. E le tecnologie dovrebbero preoccuparci soltanto per il consumo di lavoro che producono».

Nei sindacati, che finora si erano opposti unitariamente alle novità del Jobs act, le visioni sono diverse. Gigi Petteni, della segreteria Cisl non disdegna la mediazione anche se «l’ideale sarebbe stato lasciare alla contrattazione questa materia». Guglielmo Loy della Uil teme altre implicazioni: «Il combinato disposto delle norme sui controlli con quelle sui licenziamenti apre la strada a strumentalizzazioni da parte dei datori di lavoro». Per il segretario Cgil Nino Baseotto «il sindacato è tale anche per gli impiegati. Ci batteremo contro un trattamento ingiusto».

Rita Querzé – Il Corriere della Sera – 21 agosto 2015 

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