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La battaglia dei dazi sulla carne. Industria e allevatori italiani contro l’ipotesi di accordo Ue-Mercosur

 Ci sono il Parmesão e la Mortadela brasiliani, ma anche il Parmesano prodotto in Uruguay e la Provoleta argentina. Tutte imitazioni delle Dop e dell’Igp made in Italy, tutti prodotti che l’accordo di libero scambio in corso di definizione tra l’Unione europea e il Mercosur rischia di autorizzare ufficialmente. La denuncia è arrivata ieri dalla Coldiretti, all’inaugurazione di Fieragricola di Verona, dove ha esposto per la prima volta in una mostra quelli che ha definito i «tarocchi ufficialmente autorizzati» dalla Ue.
Delle 291 denominazioni italiane protette riconosciute da Bruxelles, sostiene la confederazione degli agricoltori, sul tavolo negoziale con il Mercosur non solo è stata proposta una lista di appena 57 tipicità da tutelare, ma su 30 di queste sono anche già state sollevate opposizioni. In un mondo dove l’Italian sounding ha già raggiunto un giro d’affari di 60 miliardi di euro, l’intesa commerciale coi Paesi del Sudamerica rischia di tagliar fuori oltre il 90% delle specialità alimentari made in Italy.
Domani i negoziatori di Ue e Mercosur si incontreranno di nuovo, dopo il round di martedì scorso. Ma le proteste intorno a questo trattato di libero scambio – che va a toccare commerci per 85 miliardi di euro all’anno – sono in aumento. Oltre alla Coldiretti, preoccupata delle imitazioni, sono scesi in campo gli allevatori di tutta Europa: puntano il dito contro Bruxelles, rea di spalancare le porte del continente alla carne sudamericana che non rispetterebbe gli standard produttivi e di tracciabilità in vigore nella Ue. La Copa-Cogeca, che riunisce gli agricoltori della Ue, ha anche accusato la Commissione di essere disposta ad aumentare da 70 a 99mila tonnellate le quote di carne bovina che i produttori sudamericani potranno vendere all’Europa a dazi azzerati, con l’obiettivo in cambio di invogliare i quattro Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay) ad aprire i loro mercati alle auto europee. Ma la Commissione, nella serata di ieri, ha smentito di aver presentato un offerta del genere.
Resta sul tavolo, per gli allevatori, il tema della concorrenza sleale, dato che già l’86% delle importazioni europee di carne bovina proviene oggi dal Sudamerica. Il direttore generale di Assocarni, François Tomei, definisce «inaccettabile» l’ipotesi di ulteriori concessioni della Commissione al Mercosur. Insieme agli italiani, i più accaniti contro l’accordo sono gli allevatori francesi e quelli irlandesi, questi ultimi già a rischio di forte penalizzazione con l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue.
Contro la chiusura del trattato con il Mercosur, prevista entro marzo, protestano anche i produttori avicoli italiani: la concessione di tariffe agevolate per 10mila tonnellate di carne di pollo congelata – sostiene l’associazione Unaitalia – potrebbe tradursi in una perdita di 150 milioni di capi, l’equivalente di tutta la produzione annuale di polli del Belgio. Soltanto dal Brasile, l’anno scorso l’Europa ha importato pollame per quasi un miliardo di euro, il 56% di tutto l’import europeo del comparto.
Sul fronte agroalimentare, insomma, i negoziati con il Mercosur sembrano seguire lo stesso percorso accidentato toccato all’intesa commerciale con il Giappone finalizzata a dicembre (e che dovrebbe entrare in vigore nei primi mesi del 2019), e prima ancora all’accordo di libero scambio con il Canada, entrato provvisoriamente in vigore a settembre. «A Ottawa – denuncia la Coldiretti – sono falsi nove formaggi di tipo italiano in vendita su dieci e il Parmigiano Reggiano può essere liberamente commercializzato con la traduzione Parmesan. E anche a Tokyo l’accordo della Ue autorizzerà la produzione e la vendita di Asiago, Fontina e Gorgonzola made in Japan».Micaela Cappellini – Il Sole 24 Ore – 1 febbraio 2018

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