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Pfas. La battaglia del comitato residenti: «Una conferma di quanto sosteniamo da tempo. Ora paghi oltre a chi ha inquinato anche chi non ha vigilato a dovere»

«Le analisi dell’Istituto superiore della Sanità non fanno che confermare ciò che andiamo dicendo dall’inizio. D’altronde era impensabile che, se le Pfas sono nell’acqua e negli alimenti, non si trovassero purtroppo anche nel sangue degli abitanti».

Piergiorgio Boscagin è il portavoce del « Coordinamento Acqua Libera dai Pfas» che da tempo porta avanti la battaglia di chi abita nelle zone contaminate dalle sostanze perfluoroalchiliche. «Sono quarant’anni che inquinano, e a furia di scaricare sostanze chimiche sono riusciti a rovinare la seconda falda più grande d’europa», spiega.

A chi si riferisce?

«I Pfas sono sostanze chimiche diffusissime. Le troviamo ad esempio in Goretex e Teflon, ma anche negli spray e nei detersivi. L’Arpav ha però stabilito che il 97 per cento degli scarichi arriva dal depuratore di Trissino, dove la principale azienda è la Miteni. In passato era un’altra impresa, collegata al Gruppo Marzotto, a scaricare nel Poscola, un fiumiciattolo della zona. Decenni di versamenti hanno inquinato la falda acquifera fino a raggiungere i pozzi di Almisano, dove almeno trenta Comuni prelevano l’acqua potabile che arriva direttamente nelle case».

Ora però quell’acqua viene purificata…

«Certo, per renderla potabile hanno messo dei filtri in grado di riportare quelle sostanze dentro i “limiti di performance”, che però in Italia sono più elevati che in alti Paesi. Ma parliamoci chiaro: le Pfas sono cancerogene, quindi nell’acqua che esce dai nostri rubinetti non dovrebbero proprio esserci, neppure in basse concentrazioni…».

Però ci sono. E a questo punto cosa si può fare?

«Vogliamo che siano abbassati i limiti di tolleranza e che gli acquedotti vengano allacciati a fonti sicure. Inoltre, chiediamo che anche allevatori e agricoltori abbiano accesso a falde non inquinate, perché queste sostanze dall’acqua passano alle coltivazioni e agli animali. Ma soprattutto, vogliamo che chi ha sbagliato paghi».

Si riferisce alla Miteni?

«La responsabilità è di chi ha inquinato, ma anche di chi non ha vigilato a dovere, consentendo che si consumasse questo disastro».

Andrea Priante – Il Corriere del Veneto – 21 aprile 2016 

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