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La Bce abbassa le stime sulla ripresa nel 2014. Draghi: “Non condivido l’ottimismo sui germogli della crescita”

Un recupero economico ancora timido, che non entusiasma Mario Draghi, e che anzi gli fa dire – le stime sulla crescita lievemente più rosee rispetto a giugno sul 2013 ma peggiorano per il 2014 – «sono molto, molto cauto sulla ripresa, non riesco a condividere l’entusiasmo».

I «germogli» della crescita nell’Eurozona, «sono ancora molto, molto acerbi». Draghi fa capire chiaramente che l’Eurotower è pronta ad agire, cioè a tagliare i tassi o ad adottare nuove misure straordinarie. Entro la fine dell’anno ha promesso anche una riposta sugli interventi per le piccole e medie imprese di cui si vocifera ormai da un anno.

Le nuove previsioni sono di un Pil 2013 in miglioramento di due decimali rispetto alle stime di giugno a -0,4% e in lieve peggioramento di un decimale nel 2014. Per quanto riguarda l’inflazione, gli economisti di Francoforte predicono un aumento dell’1,5% (lo 0,1% in più rispetto a giugno) mentre non prevedono cambiamenti rispetto alla precedente stima sul 2014. Il punto è che nonostante le politiche accomodanti della Bce e l’impegno senza precedenti preso quest’estate di mantenere il costo del denaro ai minimi storici attuali «o più bassi» per un «prolungato periodo di tempo», i tassi di interesse stanno aumentando. Dunque il consiglio ha deciso di inserire nuovamente l’impegno nero su bianco nel comunicato (lo scorso mese Draghi aveva raccontato che c’era stata una discussione sul fatto di esplicitare o meno ogni volta la cosiddetta “forward guidance” sui tassi). A chi gli chiedeva se ci fosse stata una discussione, in seno alla riunione di ieri mattina su un eventuale taglio dei tassi, Draghi ha detto che «c’è stata», nonostante «alcuni» governatori fossero convinti che il miglioramento macroeconomico non la giustificasse. Molti altri banchieri centrali, ha aggiunto, hanno voluto discutere invece l’eventualità di un alleggerimento ulteriore dei tassi. Ma sulla ripresa grava non solo l’incertezza di una situazione economica ancora molto fragile, ma anche alcune incognite politiche pesanti. L’Italia tornata sull’orlo di una crisi di governo, su cui Draghi come di consueto non vuole fare commenti, ma anche la polveriera siriana, rispetto alla quale il presidente della Bce si è mostrato invece molto risoluto: «Siamo certamente pronti ad agire e abbiamo ben presenti i rischi geopolitici».

Quanto all’Unione bancaria, dopo alcune dichiarazioni di membri del comitato esecutivo che avevano fatto emergere un dissenso con la Commissione europea su chi dovrà decidere in futuro la liquidazione delle banche ritenute insolventi, Draghi ha puntualizzato che la Bce «non può decidere» il destino di un istituto di credito. Sarà ovviamente l’Eurotower, in qualità di futura autorità di vigilanza a determinare quali banche sono irrecuperabili: le sue valutazioni saranno poi trasmesse alla futura autorità di risoluzione. Quanto alla vigilanza in senso stretto, il presidente della Bce ha promesso novità nei prossimi giorni. Infine, sull’ipotesi che la Grecia abbia bisogno di un terzo pacchetto di aiuti europei, ha puntualizzato che sarebbe legato in ogni caso a «condizionalità» e ha espresso contrarietà a un taglio del debito

La Stampa – 6 settembre 2013 

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