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La beffa dei Lea: arriveranno in ritardo nel 2017 e le Regioni rischiano i fondi. Dirindin (Pd): «Un provvedimento atteso 15 anni ma troppo tempo perso»

di Roberto Turno. La partita. La beffa – o l’inganno – è dietro l’angolo. Causa il ritardo del suo iter, il Dpcm dei nuovi Lea difficilmente entrerà in vigore entro l’anno, e gli italiani potranno aspettare ancora che le promesse diventino realtà. Anche perché, una volta in Gazzetta, prima di essere applicata la riforma tanto attesa e finalmente in vista – va riconosciuto – serviranno altri adempimenti: ad esempio le nuove tariffe. Il rischio è che si vada avanti ancora per mesi nel 2017, salvo quelle Regioni che già qualcosa fanno e che magari andranno ancora avanti.

Ma non solo: a rischiare sono anche le Regioni che potrebbero perdere gli 800 mln previsti già per il 2016. O magari glieli chiederanno indietro i fondi ricevuti (già con la manovra?), se li hanno avuti in dodicesimi. Aprendo un nuovo contenzioso col Governo. D’altra parte, si osserva all’Economia, perché se i nuovi Lea non sono stati applicati – e comunque in parte e solo poche Regioni – i governatori dovrebbero incassare le somme vincolate con la manovra 2016, e che si ripeteranno nel 2017?

La senarice Nerina Dirindin (Pd), relatrice al Senato per il parere sul Dpcm, dove ieri sono state svolte diverse audizioni, tra cui quelle di Regioni ed Economia, è piuttosto scettica, diciamo così. E prevede uno slittamento dei tempi d’applicazione e un “braccino corto” dell’Economia sulle risorse, come ha fatto prospettare la rappresentante di via XX Settembre ieri in commissione. Risultato: «Gli 800 milioni vincolati con la legge di Stabilità all’aggiornamento dei Lea – prevede Dirindin – non potranno essere erogati per il 2016». Aspettiamoci quanto meno richieste di chiarimenti al Governo in sede di parere. E battaglie sulla manovra 2017.

Senatrice Dirindin, allora finalmente ci siamo con i Lea?

Finalmente siamo in dirittura di arrivo. Un provvedimento atteso, che colma un ritardo di 15 anni su una materia di competenza esclusiva dello Stato. Un provvedimento che, una volta effettivamente attuato in tutte le Regioni, potrà migliorare l’assistenza sanitaria offerta alle persone. Ma…

Ma?

Purtroppo il testo difficilmente potrà entrare in vigore entro la fine del 2016. Il testo ora all’esame delle commissioni parlamentari competenti è infatti arrivato in Parlamento a ridosso della fine dell’anno. Nel rispetto della procedura prevista dalla legge, il testo (nella versione aggiornata rispetto a quello già elaborata nel 2015) è stato prima trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni il 7 agosto 2016, poi approvato dalla stessa Conferenza nella seduta del 7 settembre. Dal 7 settembre al 9 novembre è rimasto fermo alla Presidenza del Consiglio, nonostante il ministro Lorenzin avesse assicurato in audizione alla Camera il 5 ottobre che «è imminente la trasmissione del testo, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Parlamento». E nonostante le numerose sollecitazioni da parte di parlamentari preoccupati del dilatarsi dei tempi, sono passati ben due mesi.

Tempo perso: e ora?

La tempistica del provvedimento è motivo di amarezza per una serie di ragioni. Primo perché, come confermato ieri in occasione delle audizioni alla Commissione sanità del Senato, gli 800 milioni vincolati con la legge di Stabilità all’aggiornamento dei Lea non potranno essere erogati per il 2016. Vero è che il riparto per il 2016 comprendeva già anche gli 800 milioni, ma, in coerenza con la normativa vigente, tali somme non sono ancora state erogate nè potranno mai essere erogate. Una opportunità persa: se il percorso fosse stato meno lungo, almeno quota parte avrebbe potuto essere erogata, per gli ultimi mesi dell’anno, in modo da dare un po’ di respiro alle regioni più in difficoltà. Il timore è che le Regioni abbiano dato per scontato la disponibilità degli 800 milioni: è ciò che abbiamo chiesto ieri in audizione ai tecnici delle Regioni e al coordinatore degli assessori.

Il secondo ostacolo?

Il più pesante, quello sul piano pratico: si impedisce a molte persone di beneficiare sin da subito delle importanti novità introdotte con il provvedimento. Vero è che le Regioni che hanno già autonomamente aggiornato la loro offerta assistenziale (in attesa del provvedimento nazionale) potranno continuare a farlo, ma le differenze fra Regioni continueranno a permanere ancora per molti mesi. Ad esempio, per le prestazioni di specialistica ambulatoriale in 4 – Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana – hanno un nomenclatore regionale già sostanzialmente sovrapponibile a quello che dovrà essere adottato in tutto il Paese. I cittadini delle altre Regioni continueranno invece molto probabilmente ad attendere la definitiva approvazione dell’aggiornamento dei Lea.

L’attuazione del Dpcm, peraltro, non sarà una passeggiata…

Infatti. Il provvedimento ha sollevato molte aspettative che bisognerà spiegare ai cittadini: l’epidurale, la fecondazione assistita, le malattie rare, le vaccinazioni non sono che alcune delle innovazioni più volte annunciate come già concretamente introdotte. Ma purtroppo ancora una volta non è così. Anche perché dopo l’approvazione dei nuovi Lea sono necessari altri provvedimenti che richiederanno tempi non proprio brevi. Insomma, una lunga via crucis che sta per terminare ma che nel 2016 avrebbe potuto essere accelerata, nell’interesse della collettività.

Il Sole 24 Ore sanità – 2 dicembre 2016 

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