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La beffa del vaccino Pfizer, arriva il taglio alle forniture. “La sesta dose non è in più”. Così il vantaggio si trasforma in rischio

Michele Bocci, Repubblica. È durata pochi giorni la speranza di avere più dosi di vaccino Pfizer allo stesso prezzo. Giusto il tempo che Ema sistemasse la questione delle fiale. L’8 gennaio il Chmp, il Comitato per i medicinali per l’uso umano dell’agenzia regolatoria europea, ha stabilito che ogni fiala contiene sei dosi, e non cinque come indicato fino a quel momento. E così, visto che l’Italia, come gli altri Paesi europei, ha fatto un contratto per l’acquisto di dosi di vaccino (e non per le fiale) l’azienda farmaceutica ha buone ragioni per smettere di fare un “regalo” agli Stati, tanto più in un periodo di enorme richiesta, che mette sotto pressione la produzione.
Quando si sono iniziate ad usare le prime partite del vaccino Pfizer- Biontech in tutto il mondo si è visto che una volta estratte cinque dosi con le siringhe di precisione resta uno sfrido, un residuo di materiale sufficiente a fare almeno un’altra somministrazione (anche due in certi casi). Aifa e il ministero alla Salute hanno dato un preliminare via libera all’estrazione di sei dosi e a quel punto ci si è trovati con il 20% dei vaccini in più rispetto a quelli attesi e pagati. Anche per questo motivo nei dati comunicati quotidianamente dalla struttura del commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri sull’andamento delle vaccinazioni sono spuntate alcune regioni che avevano fatto oltre il 100% delle dosi consegnate.
Dopo la decisione di Ema però, e quindi con la consegna di questa settimana all’Italia le dosi per ogni fiala sono ufficialmente diventate sei e quindi Pfizer può mandare meno fiale o farsi pagare di più se ne invia la quantità prevista inizialmente (ipotesi remota).
Così il vantaggio si trasforma in rischio, quello di non riuscire, per errori nei dosaggi a estrarre tutte e sei le dosi e quindi a sprecarne una. In certi Paesi europei si lamentano di non aver siringhe adeguate per questa operazione. In Italia da questo punto di vista dovremmo essere a posto, visto che sono state acquistare siringhe di precisione, anche se è vero che su quelle inizialmente consegnate dalla struttura commissariale ci sono state proteste delle Regioni perché non erano ritenute adeguate per calcolare i dosaggi. Adesso comunque starebbero arrivando le siringhe giuste.
Mentre le Regioni vaccinano lavoratori della sanità (ma anche alcuni non sanitari) e operatori e ospiti delle Rsa, al ministero alla Salute si prepara l’ordine delle categorie, con relativi numeri di cittadini che le compongono, che devono essere vaccinate successivamente. Tutti sono d’accordo con il partire dagli over 80, come del resto previsto nel piano strategico per la vaccinazione. Dopo si dovrebbe proseguire con chi ha più di 60 anni. La ministra all’Istruzione Lucia Azzolina ha però ricordato che dopo tocca alle categorie essenziali, tra le quali quella degli insegnanti. Il tutto ovviamente sarà possibile solo se arriveranno altri vaccini. E un aspetto fondamentale da chiarire riguarda quello di AstraZeneca, atteso per i primi di febbraio. Ancora non si sa se sarà autorizzato per tutti coloro che hanno più di 16 anni o per gli under 55.
Oggi comunque si parlerà anche di questi aspetti in un incontro con le Regioni, dove si sta procedendo un po’ in ordine sparso, non solo per quanto riguarda le categorie vaccinate ma anche sui sistemi di prenotazione e su chi dovrà occuparsi delle somministrazioni quando ci saranno più vaccini. Intanto sono oltre 850 mila le persone alle quali è stata somministrata la prima dose.

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