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La beffa delle coperture per non pagare l’Imu. Salterà la riduzione delle bollette elettriche

Il decreto di fine agosto che serviva a coprire il mancato gettito della prima rata Imu era stato chiaro: quei 300 milioni di euro da trasferire obbligatoriamente dalla «Cassa Conguaglio del settore elettrico» al Tesoro (parte di una più complessa operazione di ricerca di fondi) dovevano essere versati «assicurando l’assenza di incrementi tariffari».

Ovvero senza rincari per la bolletta dell’elettricità pagata dagli italiani. Una vera e propria «mission impossible» per l’Autorità per l’energia, visto che i conti bancari oggetto del diktat del governo sono sì gestiti dalla Cassa Conguaglio ma sono alimentati esclusivamente dalle tariffe, e quindi dalle bollette.

Come uscire da un paradosso così evidente? Impossibile, appunto. E così, secondo quanto risulta, il sistema escogitato dall’Authority per uscire dall’impasse e per non disobbedire a una legge dello Stato sarebbe quello di «ipotecare» le possibili future diminuzioni delle tariffe. Cioè di versare entro la fine di dicembre di quest’anno i 300 milioni richiesti con una certa insistenza dal ministero, ma di riservarsi di recuperarli nei prossimi mesi del 2014 non abbassando le bollette elettriche quando la congiuntura lo rendesse possibile. Insomma: la bolletta non sarà più salata, ma neanche diminuirà quando le condizioni del mercato energetico lo consentiranno. Il che, se il buon senso non inganna, per le tasche dei cittadini-consumatori risulterebbe essere più meno la stessa cosa. Ma non così, evidentemente, per la logica del governo e la lettera della legge.

I 300 milioni di euro – che secondo qualche calcolo potrebbero equivalere a un calo tra lo 0,6 e l’1% della bolletta elettrica – sono una fetta neppure molto grande dei cosiddetti «oneri generali di sistema», ovvero di tutte quelle voci di costo che vengono pagate con la tariffa: tra di esse, ad esempio, tutti gli incentivi per le energie rinnovabili, che sono la stragrande maggioranza, ma anche la ricerca e sviluppo e lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari. Oppure le tariffe speciali accordate alle grandi imprese e alle aziende che consumano grandi quantità di energia. Non sarebbe allora stato meglio tagliare quelle? Certo, ma l’Autorità non ha il potere di intervenire su quelle voci, rimuovendole o ridimensionandole. Solo un’altra legge dello Stato potrebbe operare una sorta di «spending review» di quegli oneri.

Per il momento, a fare a meno dei 300 milioni reclamati dal Tesoro sarà soprattutto la Sogin (la società che si occupa dello smantellamento nucleare), che dovrà rinunciare a 222 milioni. Ma la prossima volta che la tariffa dovrà scendere, e non scenderà o scenderà di meno, i soldi torneranno indietro. Presi (o non risparmiati) da chi paga la bolletta.

Stefano Agnoli – Corriere della Sera – 20 dicembre 2013 

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