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La Blue tongue è arrivata nel Veronese. Casi di contagio nell’area più a Nord della provincia. Cestaro (Ulss 20): «Non sono da escludere altri focolai. L’arma principale è la vaccinazione»

La Blue tongue è arrivata nel Veronese. Dopo mesi nei quali la malattia che colpisce ovini, caprini e bovini si continuava a manifestare nel Centro-Nord della regione, ora è arrivata la temuta notizia. Attualmente, infatti, sono sei i casi di contagio registrati nel Veronese. Anzi, per essere precisi, nell’area più a Nord della provincia, quella nella quale c’è la massima concentrazione di mucche da latte.

Certo si tratta di una presenza tutto sommato molto contenuta rispetto all’epidemia in atto – gli ultimi dati ufficiali parlano di 289 focolai, di cui 119 in provincia di Treviso, 68 a testa nelle provincie di Belluno e Vicenza, 27 nel Padovano ed uno nel Veneziano – ma che comunque un peso sull’economia del settore zootecnico può avercela. La presenza della lingua blu negli allevamenti di bovini, infatti, costituisce principalmente un problema reddituale. Si tratta di una malattia che non è trasferibile agli umani, nonostante il suo vettore siano le zanzare, che non incide sulle qualità di carne e latte e che ha degli effetti rilevanti in termini di mortalità solo tra gli ovini. Considerato, però, che mucche, buoi e vitelli in tutto il Veneto, proprio a causa della Blue tongue, non possono essere spostati se non in seguito a vaccinazione ed all’adozione di misure autorizzative e preventive particolari, essi finiscono per assumere un valore sul mercato molto più basso del normale.

«Nel corso del monitoraggio, che stiamo realizzando da tempo attraverso il controllo del latte, abbiamo scoperto la presenza del virus in stalle di Erbezzo, Bosco Chiesanuova, Vestenanova e Verona», conferma Fabrizio Cestaro, il responsabile del Servizio veterinario dell’Ulss 20.

«Oltre ai campioni per i quali si è avuta la presenza della malattia», continua, «ce ne sono altri attualmente sotto controllo; non è da escludere che emergano altri focolai, la percezione che abbiamo è che il virus sia diffuso». Ad essere di aiuto nell’affrontare questa situazione ci sono comunque due aspetti. Il primo è climatico, con l’abbassarsi della temperatura le zanzare non si muovono all’esterno e questo riduce le possibilità di contagio, ed il secondo è legato all’esperienza, visto che qui già fra il 2008 ed il 2009 è stata affrontata, e fermata, una prima presenza della Blue tongue. «L’arma principale è la vaccinazione», avverte però Cestaro. «C’è un piano governativo che prevede, per i bovini, vaccini forniti dalla Regione per veterinari aziendali, a differenza degli ovini, per i quali devono intervenire i servizi pubblici». I servizi veterinari hanno già programmato incontri con gli allevatori.

L’Arena – 11 novembre 2016 

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