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La Camera: tetto stipendi manager pubblici non è applicabile subito

Il tetto agli stipendi dei manager «non può applicarsi in via immediata ai trattamenti stipendiali correlati ad attività lavorative stabili, esclusive e continuative« con la P.a.

È l’opinione espressa nella bozza di parere della Camera al dpcm del governo, in base al «divieto di reformatio in peius» dei contratti in corso.

Quanto alla immediata applicabilità del tetto agli stipendi per i manager di Stato, nella bozza di parere i relatori Donato Bruno (Pdl) e Silvano Moffa (Pt) richiamano «il divieto di reformatio in peius», che è affermato dalla Corte costituzionale ed è «posto a protezione dei diritti acquisiti», che sono «intangibili da parte della pubblica amministrazione, la quale non può incidere in senso negativo» sullo stipendio maturato dal dipendente.

Dunque, il taglio dello stipendio entro il tetto di 294 mila euro, «non può applicarsi in via immediata» a coloro che abbiano un rapporto di lavoro «stabile e continuativo» con la P.a.. Mentre può incidere sui «rapporti di lavoro precari». Allo stesso modo, sottolineano i relatori, l’eventuale revisione degli stipendi che già sono al di sotto del tetto, sarà possibile «solo in occasione del rinnovo del contratto». Nella bozza di parere si chiede anche di rivedere la norma che prevede che sia erogato il 25% dello stipendio a coloro che, fuori ruolo o in aspettativa retribuita, vanno a ricoprire posizioni direttive. La norma, affermano i relatori, «non tiene conto delle posizioni oggettivamente diverse che è dato riscontrare nelle posizioni apicali delle amministrazioni e negli uffici di diretta collaborazione».

All’interno di questi, si sottolinea, ci sono forme di collaborazione diverse, sia sotto il profilo della quantità di lavoro che sotto quello dell’assunzione di responsabilità. Dunque «si potrebbe prevedere in via normativa percentuali differenziate» di stipendio a seconda degli incarichi. Infine, il decreto del governo non prevede «deroghe» all’applicabilità del tetto. Ma i deputati sottolineano che «ove il governo intendesse esercitare la facoltà» di introdurne, «la deroga potrebbe riguardare unicamente le posizioni di più alto livello di responsabilità».

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