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La casa è il «bancomat» del Fisco. Il conto finale? 42 miliardi di tasse. L’Ance: imposte cresciute di 10 miliardi in tre anni. «Bonus da stabilizzare»

Torna l’amore tra gli italiani e il mattone, ma sale alle stelle la pressione fiscale: a aprile è cresciuto del 72% il numero di domande di mutui presentate alle banche per acquistare una abitazione rispetto allo stesso mese del 2014. Aumentano pure le compravendite nei primi tre mesi di quest’anno (+0,8%) e i tassi di interesse sono al minimo storico dall’Unità d’Italia (nel 1861 erano poco sotto il 5%, mentre oggi sono sotto il 3) grazie al «Quantitative easing» introdotto dalla Bce.

Le imposte, però, sono arrivate a livelli stratosferici. Sono alcuni dei dati diffusi ieri durante il «Focus casa» organizzato dall’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) che chiede al governo di «ridurre le tasse sugli immobili». Altrimenti «questa brezza che intravediamo — avverte Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance — non si trasformerà in un vento forte capace di sostenere l’edilizia e tutta la ripresa economica. I segnali positivi ci sono, le famiglie si stanno muovendo, ma le nostre imprese sono ancora ferme».

Che le tasse pesino sulla casa lo testimonia, fanno notare dal centro studi dell’Ance, due numeri: secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate nel 2011 le imposte totali sul mattone (tra Imu, Tasi, Irpef sulle seconde case, Ires, Iva, successioni e donazioni, registro e bollo sulle locazioni e cedolare secca) ammontavano a un gettito per le casse dello Stato pari a 32 miliardi di euro, ma nel 2014 le imposte sono arrivate addirittura a oltre 42 miliardi.

Quello che negli anni della crisi sembrava un sogno, anche per colpa della stretta delle banche nel concedere mutui (dal 2007 al 2013 sono diminuiti del 66% quelli agevolati alle famiglie), «oggi torna a essere una realtà — ammette Flavio Monosilio, direttore del Centro studi Ance — perché nel 2014 si sono evidenziati tutti i segnali che dimostrano che le condizioni di mercato diventano favorevoli all’acquisto». Infatti nel 2011 le banche concedevano mutui per oltre il 70% del valore dell’immobile, nel 2013 coprivano solo il 55%, ma oggi la quota di mutuo concessa è risalita al 61%. «Siamo ancora lontani dai livelli di 4 anni fa — osserva Monosilio — ma questa crescita comunque rappresenta un disgelo tra famiglie e istituti di credito».

Tra le proposte dell’Ance al governo Renzi «detassare fino al 2018 l’acquisto di case nuove ad alta efficienza energetica — chiede Buzzetti — e esenzione per tre anni dal pagamento di Imu, Tasi e della futura Local tax, integralmente destinata ai Comuni per il finanziamento dei servizi». Inoltre l’Ance chiede di «introdurre incentivi per favorire la permuta tra abitazioni usate e quelle più efficienti sotto il profilo energetico e di stabilizzare gli incentivi fiscali per il recupero di immobili e per la riqualificazione energetica degli edifici». «In Germania, Gran Bretagna, Francia e Spagna gli incentivi fiscali sulla casa hanno fatto decollare l’economia — ricorda Buzzetti —. Perché non riusciamo a farlo anche qui per stimolare il mercato interno e agganciare la ripresa? Ora ci sono le condizioni e ci sembra di cogliere una nuova sensibilità governativa su questi temi».

Francesco Di Frischia – Il Corriere della Sera – 10 giugno 2015 

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