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La Cgia di Mestre lancia l’allarme contro l’aumento dell’Iva: “Penalizzerà i meno abbienti”

L’associazione lancia l’allarme: “L’innalzamento dell’aliquota peserebbe maggiormente sulle retribuzioni più basse. Necessario trovare le coperture per evitarlo”

Superata la questione Imu, che tornerà d’attualità quando ci saranno da trovare le coperture per il congelamento del saldo di dicembre, è già l’Iva ad agitare i sonni dei politici italiani e soprattutto dei cittadini. Dopo le polemiche scoppiate in seguito alle parole di Stefano Fassina, secondo il quale l’aumento dal 21 al 22% è ormai inderogabile viste le risorse dedicate a congelare la prima rata Imu, arrivano gli studi che indicano chi soffrirà maggiormente questo rincaro dell’imposta sui consumi.

Secondo la Cgia di Mestre, in termini assoluti, se ci sarà l’aumento dell’Iva, saranno i percettori di redditi elevati a subire l’aggravio di imposta più pesante. Ma se si confronta l’incidenza percentuale sullo stipendio netto annuo di un capo famiglia, la situazione si “trasforma completamente” e l’aumento Iva peserà “maggiormente sulle retribuzioni più basse e meno su quelle più elevate”. L’Ufficio Studi dell’Associazione veneta degli artigiani sottolinea poi che “a parità di reddito i nuclei famigliari più numerosi subiranno gli aggravi maggiori”.

“Bisogna assolutamente trovare la copertura per evitare questo aumento – esordisce Giuseppe Bortolussi, segretario dell’Associazione – non si possono penalizzare le famiglie ed in particolar modo quelle più in difficoltà. Nel 2012 la propensione al risparmio è scesa ai minimi storici. Se dal primo ottobre l’aliquota ordinaria del 21% salirà di un punto, subiremo un ulteriore contrazione dei consumi che peggiorerà ulteriormente il quadro economico generale. E’ vero che l’incremento dell’Iva costa 4,2 miliardi di euro all’anno, ma questi soldi vanno assolutamente trovati per non fiaccare la disponibilità economica delle famiglie e per non penalizzare ulteriormente la domanda interna”.

Le simulazioni realizzate dalla Cgia riguardano tre tipologie famigliari (single, lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico, lavoratore dipendente con moglie e 2 figli a carico). Per ciascun nucleo sono stati presi in esame 7 fasce retributive: in relazione alla spesa media risultante dall’indagine Istat sui consumi delle famiglie italiane, su ognuna è stato misurato l’aggravio di imposta in termini assoluti e l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva su ogni livello retributivo. In queste simulazioni si sono tenute in considerazione le detrazioni e gli assegni familiari per i figli a carico, le aliquote  Irpef e le addizionali regionali e comunali medie nazionali. A seguito dell’aumento dell’aliquota Iva al 22%, si è ipotizzata una propensione al risparmio nulla per la prima fascia di reddito, pari al 2,05% per il reddito annuo da 20.000 euro, del 4,1% per quella da 25.000 euro e dell’ 8,2% per le rimanenti fasce di reddito.

Per quanto riguarda i single, l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva sullo stipendio netto annuo si farà sentire maggiormente per le fasce meno abbienti. Infatti è dello 0,29% su un  reddito annuo di 15.000 euro, si abbassa allo 0,27% su un reddito annuo di 55.000 euro. In termini assoluti l’aumento di imposta cresce man mano che aumenta il livello retributivo. L’aggravio oscilla tra i 37 e i 99 euro. Per un lavoratore dipendente con moglie ed 1 figlio a carico, nei 7 casi presi in esame l’incidenza percentuale dell’aumento è inversamente proporzionale al livello di reddito. E’ dello 0,33% per un reddito annuo di 15.000 euro, scende allo 0,30% per un reddito di 55.000 euro. In termini assoluti l’aggravio d’imposta, man mano che cresce il reddito, sale da 51 a 113 euro. Per il lavoratore dipendente con moglie e 2 figlio a carico, l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva è inversamente proporzionale al livello di reddito. Si attesta allo 0,34% su un reddito annuo di 15.000 euro, diminuisce fino a toccare lo 0,31% su un reddito di 55.000 euro. Man mano che cresce il reddito,  in valore assoluto la maggiore Iva annua passa da 61 a 120 euro. Da queste simulazioni emerge un altro risultato molto intuitivo: a parità di reddito, più aumenta il numero dei componenti di una famiglia, più si fa sentire il peso dell’aumento dell’Iva.

(30 agosto 2013) – Repubblica

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