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La Cina apre all’import di salumi cotti. Le autorità sanitarie dopo 10 anni hanno dato il via libera a sei aziende italiane

Dopo dieci anni dalla richiesta, la Cina apre la porta ai salumi cotti italiani. Da ieri prosciutto cotto, mortadella, cotechini e altri prodotti trattati termicamente possono varcare il confine cinese.  Il via libera è arrivata da una nota del ministero della Salute che segna la fine della negoziazione con le autorità cinese, avviatosi nel lontano 2004.

In realtà Pechino apre il mercato solo in parte: l’abilitazione è per un primo gruppo di aziende italiane che potranno esportare i salumi cotti ottenuti da carne di suini nati, allevati e macellati in Italia. Il via libera si riferisce agli stabilimenti visitati otto anni  fa dalle Autorità sanitarie cinesi e approvati oggi da parte dei servizi veterinari di Pechino. Si tratta delle aziende Agricola tre valli, Leoncini, Felsineo, Brianza salumi e Lusetti salumi. E queste aziende potranno approvvigionarsi soltanto da 5 macelli identificati.

«Dopo tanti anni era lecito aspettarsi un’apertura maggiore dei cinesi – sostiene Lisa Ferrarini, presidente di Assica, l’associazione degli industriali delle carni e dei salumi – ma forse questo dipende anche dal non avere un sistema Paese adeguato. È comunque un piccolo passo in avanti». E il prossimo traguardo? «Riportare a breve le autorità cinesi in Italia – risponde Ferrarini – per ottenere l’autorizzazione a esportare per altre aziende. E di ampliare la gamma esportabile agli altri prodotti a base di carne suina stagionati, quali salami, coppe, pancette, nonché l’export di carne suina fresca».

Nel 2012 l’industria italiana ha esportato salumi per 1,11 miliardi di euro, in crescita del 7,2 a valore sull’anno prima e del 3,8% a volume a 138mila tonnellate. L’anno scorso la crescita è continuata ma bisognerà attendere il prossimo report di Assica, in giugno, per i dati definitivi. I principali degustatori di prosciutti, salsicce, bresaole e pancette sono la Germania (assorbe il 25% dell’export), la Francia, il Regno Unito e l’Austria. Ma a trainare la crescita sono stati i nuovi mercati: i Paesi extra Ue hanno aumentato i consumi del 16,5% a valore.

Ma qual è il potenziale del mercato cinese se ci fosse un’apertura completa della Cina? Assica ha considerato il dato di Hong Kong (dove l’import è completamente liberalizzato) moltiplicato per 5, che sono le principali aree di penetrazione commerciale.

A questo andrebbe aggiunto il fatturato che potrebbe generare l’export di carne fresca e congelata: già oggi la Cina e Hong Kong sono i principali importatori di carne suina dall’Unione Europea: oltre un milione di tonnellate di carne suina viene inviato nei porti dell’Estremo oriente. Un business a cui l’Italia partecipa molto marginalmente a causa della persistenza in alcune regioni (Sardegna e Calabria) di patologie veterinarie (peste suina) che gli allevatori non sono in grado di debellare.

Il Sole 24 Ore – 28 marzo 2014

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