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Commissione Ue autorizza l’importazione di suini vivi dagli Stati Uniti

La Commissione europea ha approvato ieri un provvedimento che autorizza l’importazione di suini vivi statunitensi nella Ue per l’allevamento e la produzione. Le nuove regole, che pongono fine a un bando, comporteranno l’importazione di un numero limitato di animali da allevamento.

Esse si applicano a partire dal 25 febbraio 2013, si legge nel comunicato della Ue. Da verificare ora che le condizioni di importazione seguano la normativa europea, in particolare per l’utilizzo di ractopamine. Che è approvata di là dall’oceano ma non nel nostro continente. La misura prevede anche il transito di suini vivi attraverso l’Unione europea fino al paese extracomunitario di destinazione finale.

In questo modo gli USA sono stati inseriti nella lista dei paesi extra UE autorizzati a esportare suini vivi nell’Unione, a norma del Reg. (UE) 206/2010. Le nuove regole dovrebbero consentire di importare solo un limitato numero di animali per scopi di allevamento.

Al fine di adempiere alla normativa, i suini dovranno essere controllati individualmente per la stomatite vescicolare, malattia infettiva che colpisce diverse specie animali. Questo dovrebbe garantire gli Stati dell’Unione, dal momento che alcuni casi sono stati notificati negli USA e potrebbero essere introdotti nel Vecchio Continente. In ogni caso- si legge nella nota della Commissione- tali eventi sono stati molto rari e le condizioni dell’import sono soggette ai requisiti della OIE (Organizzazione Mondiale per la Salute Animale).

Le nuove misure prevedono inoltre che l’Europa possa fungere da zona di transito per paesi terzi.

Il Contesto

La decisione non può ora non considerare l’altro aspetto importante: l’uso di  ractopamine, che è consentito in USA ma non in Europa. Lo scorso luglio, il voto in sede Codex Alimentarius  (33° sessione) ha visto una lotta sul filo di lana: 67 i voti favorevoli, contro i 65 voti contrari per l’approvazione di un Limite Massimo di Residuo (LMR) per la ractopamine, pre-condizione per un suo uso commerciale diffuso e normalizzato anche negli scambi internazionali.

Ciò configura la possibilità di iniziare una nuova battaglia commerciale in sede WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) simile a quella sull’ormone della crescita bovina, con suini extra UE (americani) di fatto avvantaggiati rispetto a quelli cresciuti secondo i più rigorosi standard della UE. Ed in modo simile a quanto accaduto con gli ormoni bovini .

La ractopamine è vietata in UE e continuerà ad esserlo nella carne importata- ha proseguito- come in altri 45 paesi che si sono dichiarati contrari. Inclusi Cina, India, Federazione Russa.  

EFSA nel 2009 si è espressa con un parere, dimostrando l’impossibilità di stabilire un Limite Massimo di Residuo (LMR) e di conseguenza una Dose Giornaliera Ammissibile (DGA o ADI in lingua anglofona), che di conseguenza non può essere fissato per  default al livello di 0,1 mg.  Non vi sarebbero soglie quantitative sotto le quali ractopamine non esercita alcun effetto.

Inoltre, aspetti di benessere animale cui la UE è particolarmente attenta potrebbero parimenti essere invocati, dal momento che tale sostanza aumenta le condizioni di stress metabolico e l’ansietà e aggressività nei suini. In linea di principio poi, in assenza di malattia conclamata si dovrebbe evitare di somministrare farmaci agli animali da allevamento.

Un aspetto potenzialmente problematico sono i tempi di escrezione molto rapidi, che possono rendere non apprezzabile la sostanza. Nascondendola ai veterinari deputati ai controlli. E’ un punto assolutamente delicato, insomma.

Battaglie commerciali e standard sanitari

A marzo dell’anno scorzo, (il 20) la Russia aveva sospeso le importazioni di suini vivi e bovini (nonché bestiame in genere) dalla UE,  “a causa dei frequenti scoppi, nei Paesi europei, di epidemie virali pericolose per la zootecnia.”

La reazione dei Commissari europei era stata chiara: “sproporzionato e ingiustificabile” venne definito il gesto della Russia.

Comunicato della CE 

tratto da sicurezzaalimentare.it – 5 febbraio 2013

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