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    Home»Notizie ed Approfondimenti»La Corte dei Conti avverte il governo: “Semplificare il Pnrr aiuta la mafia”. La norma è stata studiata per accelerare i lavori. Ma così “crea impunità”. E non piace neanche ai sindaci
    Notizie ed Approfondimenti

    La Corte dei Conti avverte il governo: “Semplificare il Pnrr aiuta la mafia”. La norma è stata studiata per accelerare i lavori. Ma così “crea impunità”. E non piace neanche ai sindaci

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati27 Marzo 2023Aggiornato:13 Dicembre 2023Nessun commento3 Minuti di lettura
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    La magistratura contabile ha inviato un lettera dopo l’emendamento che proroga lo scudo per i sindaci La norma è stata studiata per accelerare i lavori. Ma così “crea impunità”. E non piace neanche ai primi cittadini
    Repubblica. Non ci sono mai state tante risorse come in questo momento. Non è possibile che, proprio ora, si alleggeriscano i controlli su chi le gestisce ». Paola Briguori, presidente dell’Associazione Magistrati della Corte dei Conti, sta provando da settimane a spiegare in tutte le sedi, a cominciare da quelle istituzionali, perché la proroga al 31 dicembre 2025 dello “scudo erariale” per gli amministratori pubblici è illegittima e mette a rischio l’intera gestione dei fondi pubblici, non solo di quelli del Pnrr. Il timore è, come ha sottolineato in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario il presidente della Corte, Guido Carlino, che attraverso «situazioni propizie alla dispersione delle risorse pubbliche » si possa anche creare «un clima favorevole per l’infiltrazione della criminalità organizzata». L’associazione ha anche inviato una lettera al governo, indirizzata alla presidenza del Consiglio.
    La proroga al 2025 della norma voluta dal governo Conte (e che scadrebbe al 30 giugno di quest’anno) per far procedere con maggiore speditezza l’avvio del Pnrr, superando la “paura della firma” di funzionari e amministratori pubblici, era stata prevista in un primo momento nel decreto Milleproroghe. La ferma opposizione della Corte dei Conti ha scongiurato in quel caso l’approvazione della norma. Che poi è stata ripresentata pochi giorni fa come emendamento al nuovo decreto Pnrr, in fase di conversione, da un gruppo di senatori di Fratelli d’Italia (la norma rispecchia il pieno consenso di tutte le forze di governo).
    «La proroga dello scudo erariale per gli illeciti commissivi gravemente colposi è stata inserita in un decreto legge pensato per il Pnrr, ma sembra applicarsi a tutti i casi di responsabilità erariale. – spiega Briguori –. L’emendamento condurrebbe a una surrettizia abrogazione dell’art. 103, comma 2 della Costituzione, che affida alla Corte dei Conti la giurisdizione in materia di contabilità pubblica ». Di fatto, la Corte dei Conti avrebbe ancora per tre anni le mani legate su larga parte delle condotte dannose tenute da chi gestisce denaro pubblico.
    Anche se il governo ha evitato di inserire direttamente la norma nel decreto Pnrr, lasciando che a farlo fosse il Parlamento, la premier Giorgia Meloni ha più volte sostenuto l’opportunità di un intervento di garazia nei confronti degli amministratori pubblici, soprattutto nel confronto con i sindaci. Ma l’Anci in realtà non chiede un nuovo scudo penale o erariale, quanto una riforma delle norme sull’abuso d’ufficio (che non riguardano solo gli amministratori locali, ma tutta la pubblica amministrazione). In una crescente tensione su ritardi e inadempimenti del Pnrr, che vede i sindaci sul banco degli imputati, nonostante la stessa Corte dei Conti sottolinei come la capacità di spesa dei Comuni sia passata con il Pnrr da 9 a oltre 11 miliardi annui, dai Comuni arriva piuttosto la richiesta di procedure chiare e snelle.
    Una posizione non troppo lontana da quella della Corte dei Conti: «Se c’è un problema sulla paura della firma si può intervenire con una riforma strutturata sulla responsabilità erariale e si possono iniziare ad adottare norme più snelle sull’attività amministrativa. – concorda Paola Briguori –. Ma non vi può essere una disciplina che introdurrebbe aree di impunità nella gestione di quelle risorse per le quali l’Europa ci chiederà conto».
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