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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Caro Fido, italiani spendono 1,5 miliardi l’anno in pet food
    Notizie ed Approfondimenti

    Caro Fido, italiani spendono 1,5 miliardi l’anno in pet food

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche17 Maggio 2011Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Dieci milioni di famiglie italiane convivono con un animale, soprattutto cani e gatti, e non badano a spese per prendersene cura. Da un’indagine dell’Associazione dei veterinari il quadro di un fenomeno in costante crescita. I padroni sono soprattutto donne, fra i 45 e i 55 anni

    ROMA – Sono oltre dieci milioni gli italiani che hanno un animale da compagnia, hanno fra i 45 e i 55 anni, sono attenti e scrupolosi e non badano a spese per curare al meglio i propri “compagni”. È quanto emerge dall’indagine 2011 “I veterinari e gli animali da compagnia in Italia”, presentata dall’Associazione nazionale dei medici veterinari italiani (Anmvi) in occasione di Zoomark Bologna Fiere.

    “A dispetto della crisi economica – dice Antonio Manfredi, direttore Anmvi – il settore veterinario negli ultimi quattro anni è cresciuto del 2,2%. Basti pensare che il comparto degli alimenti per cani e gatti nel 2010 ha fatto registrare un giro d’affari di oltre 1.536 milioni di euro, pari a un volume di oltre 503mila tonnellate (+0,7%)”. Secondo i dati Eurispes, oltre quattro famiglie italiane su 10 (più di 10 milioni, 7 secondo dati Euromonitor) ospitano in casa un pet. Quasi la metà di chi possiede un animale (48,4%) convive con un cane, mentre in un terzo dei casi (33,4%) il “convivente” è un gatto. I pesci o le tartarughe sono indicati nel 4,9% e nel 4,7% dei casi, mentre presenze più “discrete” sono uccelli (4,1%), conigli (2,1%), criceti (1,6%) e rettili (0,8%).

    Identikit del proprietario. L’italiano che vive con un animale in casa è in prevalenza donna, ha tra i 45 e i 55 anni, possiede un cane o un gatto, appartiene a un nucleo familiare composto di due persone, ha un lavoro fisso e un diploma. In generale. è

    disposto a spendere per la salute dell’animale, ha una relazione fondata sulla fiducia con il veterinario, dal quale pretende professionalità e qualità. Femminile, in genere, è anche la figura di riferimento per l’animale di casa: è soprattutto la donna che lo porta dal veterinario per i controlli e le vaccinazioni, gestisce le uscite e l’alimentazione.

    Strutture veterinarie e defiscalizzazione. Sul territorio nazionale sono 6.700 le strutture veterinarie (studi, ambulatori e cliniche) attive e 14 sono le facoltà di Veterinaria che “sfornano” ogni anno 800 laureati. Un tema sollevato dai medici riguarda l’Iva per alimenti, antiparassitari e accessori, che è al 20%: “La defiscalizzazione al 10%, auspicata da anni per premiare i proprietari virtuosi, non è mai decollata – dice Manfredi – così come i Leavet, i livelli essenziali di assistenza. Eppure gran parte delle strutture veterinarie sarebbero disposte a contribuire attraverso convenzioni con le Asl o le Regioni per assicurare alle fasce più deboli dei proprietari la medicina di base: vaccinazioni, microchip, sterilizzazioni”.

    Small pet: chi li sceglie? I piccoli animali da compagnia sono prerogativa dei giovani sotto i 30 anni e dei pensionati over 65. In questa fascia, i più gettonati sono i volatili, piccoli e medio-grandi; a seguire roditori, conigli e criceti; poi tartarughe e rettili; infine, i pesci. Il cane di solito è l’unico pet di famiglia, quando c’è un gatto invece la tendenza è di accompagnarlo con un altro animale domestico. La media in ogni caso è di 2,1 animali a famiglia. Il rapporto con la presenza animale, nella maggior parte dei casi, è consolidato da almeno 10-20 anni; i proprietari di small pet hanno invece un rapporto recente. Man mano che cresce l’anzianità del rapporto aumenta anche il numero degli animali in casa. L’indagine realizzata da Anmvi evidenzia inoltre una notevole crescita di sensibilità tra i proprietari: il 74% ha raccolto un animale abbandonato, il 26,3% l’ha preso in canile/colonia felina/gattile. L’altro volto della medaglia, in questo caso, è la crisi degli allevamenti.

    Anagrafe. I cani generalmente sono dotati di microchip (79,9%), scompare il tatuaggio, ma le iscrizioni all’anagrafe canina sono in calo soprattutto al Sud e nelle isole. Il 50% dei proprietari di gatti, invece, vorrebbe avere un’anagrafe felina nazionale.

    Alimentazione. È decisamente tramontata l’abitudine della pappa casalinga. Gli italiani che utilizzano cibo in scatola sono in costante crescita (43,2% rispetto al 35% del 2007) anche nel Meridione tanto che nell’ulitmo anno censito hanno speso in pet food un miliardo e mezzo di euro. “Il cibo pronto ha cambiato due volte la relazione animale-proprietario – spiega ancora Antonio Manfredi -a ; da un lato ha semplificato la gestione del pet, specie per quei proprietari che lavorano; dall’altra ha migliorato e allungato la vita dell’animale. Le diete a base di cibo secco e umido sono specifiche per patologie importanti quali il diabete, l’obesità e l’insufficienza renale di cani e gatti”.

    Salute del pet. Anche l’abitudine di consultare il veterinario regolarmente è in crescita, specie per i cani: più di 2 volte l’anno per il 38,6% e due volte per 22%. I proprietari, soprattutto se si tratta di anziani, persone sole e meno istruite, cercano nel veterinario la figura di riferimento dalla quale avere risposte a 360° e in particolare sulla scelta di antiparassitari, l’alimentazione, i regolamenti, la riproduzione e persino l’educazione e i viaggi oppure l’arrivo di un altro animale in casa. Nove proprietari su 10 seguono le indicazioni del proprio veterinario e l’ambulatorio e la clinica sono i punti di riferimento. La scelta del professionista è determinata in primo luogo dalla fiducia poi vicinanza all’abitazione e dalla comodità del parcheggio. Le principali qualità richieste al veterinario sono l’amore per gli animali, la competenza, la serietà e la disponibilità. E su queste qualità gli italiani promuovono i loro veterinari.

    (16 maggio 2011)

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