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La febbre della Rift Valley in Sudan, Uganda e Gambia. La complessità del ciclo della malattia non permette di eradicare facilmente il virus dalle zone infette

Il 28 dicembre 2017, il Ministero della Sanità del Sud Sudan ha segnalato all’OMS un cluster sospetto di febbre emorragica virale. Il cluster iniziale ha coinvolto tre morti nel villaggio di Thonabutkok, Yali Payam, nella contea di Yirol East, e la data di insorgenza risale al 7 dicembre 2017.

La Febbre della Rift Valley, è una zoonosi virale trasmessa dalle zanzare che interessa i ruminanti, ma può contagiare anche l’uomo

Il presunto primo caso è una donna di 30 anni del villaggio di Thonabutkok nella contea di Yirol East. I primi sintomi sono comparsi il 7 dicembre 2017 con febbre, mal di testa, dolore al collo e improvviso insanguinamento del naso e delle gengive. Essendo incinta, è stata ricoverata nel reparto di maternità di una struttura ospedaliera; dopo 8 giorni di cure intensive senza miglioramento è stata trasferita in una clinica privata dove è stata curata per 4 giorni per la malaria e la febbre del tifo. La paziente non rispondendo alle terapie ha chiesto di tornare a casa dove è morta il 19 dicembre 2017. Il 14 gennaio 2018, il Ministero della Sanità del Sud Sudan ha segnalato all’OMS il sospetto di un nuovo caso umano di febbre della Rift Valley (RFV). Il caso si riferisce ad una giovane quattordicenne di Arwa Village nella contea di Yrol West senza apparenti collegamenti con i casi già segnalati a dicembre nella contea di Yirol East.

In associazione con questo gruppo di infezioni umane si sono verificati aborti in capre e pecore, morti e sintomi di possibili malattie in capre e bovini, decessi di uccelli selvatici che suggeriscono la presenza di possibili casi di una malattia emorragica.

Nella seconda settimana di gennaio 2018, sette campioni di sangue umano sono stati prelevati e inviati all’Uganda Virus Research Institute (UVRI): 6 campioni provenivano da contatti (asintomatici) stretti con i casi e un campione dal nuovo caso sospetto nella contea di Yirol West. Il 10 gennaio, questo primo lotto è risultato inizialmente negativo (mediante il test della PCR) per i virus Ebola, Marburg, CCHF, RVF e Sosuga.  Fino al 28 gennaio 2018 sono stati segnalati nuovi casi sospetti di RVF nella contea di East Yirol; successivamente, non sono stati notificati nuovi casi nelle aree sotto sorveglianza. Tuttavia, i rapporti di casi malattia e morte nel bestiame sono ancora rilevanti nell’area del focolaio dove, il 31 gennaio 2018, la malattia è stata osservata in 4 capre (una delle quali ha abortito e due hanno manifestato epistassi) nel villaggio di Acigoor, vicino al villaggio di Thonabutkok.Nello Stato di Eastern Lakes, fino al 2 febbraio 2018, sono stati segnalati 26 casi umani sospetti di RVF; di questi, tre casi sono stati confermati, tre sono morti e sono stati classificati come casi probabili con collegamento epidemiologico ai tre casi confermati, 4 sono stati classificati come non-casi dopo i risultati di laboratorio negativi per RVF e 16 sono ancora classificati come sospetti in seguito a test di laboratorio parziale o in attesa di risposta.

I test sierologici di follow-up hanno evidenziato un campione con elevati titoli anticorpali IgM e IgG e altri due campioni con elevati titoli anticorpali IgG specifici per la RVF. Un secondo lotto di 11 campioni umani è stato prelevato e spedito a UVRI. Il test sierologico è in attesa di risposta. Inoltre, un totale di 7 campioni di animali (2 pecore, 2 capre e 3 bovini) sono stati spediti alla UVRI. I risultati del test hanno rilevato un bovino positivo (IgG) per l’infezione da RVF.

Tutte le attività di indagine epidemiologica sono coordinate da una task force multisettoriale che si riunisce settimanalmente a livello nazionale e locale (Yirol East). Il riepilogo dell’epidemia può essere visualizzato ai seguenti indirizzi:

Nell’agosto 2017, il Ministero della Salute dell’Uganda ha segnalato la presenza della malattia in tre distretti dei paesi di Kiboga, Buikwe e Mityana, con 5 casi di RVF confermati.

Una squadra congiunta nazionale è stata inviata nei distretti colpiti per gestire la situazione.

Il virus della febbre della Rift Valley è endemico in Uganda e casi umani si verificano sporadicamente nel paese. Il rapporto di cui sopra e quello precedente del novembre 2017 non menzionano casi di RVF negli animali domestici nella zona in cui si sono verificati i casi umani.Gli animali da allevamento sono i principali amplificatori del virus della RVF. I focolai di RVF spesso coinvolgono un numero significativo di casi in ovi-caprini con aborti, sintomatologia emorragica e morti. È strano quindi che non siano registrati casi in ovi-caprini (a meno che gli animali non siano stati vaccinati in precedenza e siano immuni) in connessione con i casi umani.

Inoltre, il 3 gennaio 2018, il Ministero della Sanità del Senegal ha notificato all’OMS un caso di RVF segnalato da un ospedale di Dakar. Il 29 dicembre 2017, l’Istituto Pasteur di Dakar ha confermato la positività sierologica per RVF del campione di sangue di un uomo di 52 anni residente in Gambia evidenziando la presenza di anticorpi IgM nel sangue, a testimonianza di una recente infezione. I precedenti test PCR erano negativi per RVF e altri arbovirus.

La formazione di un gruppo di lavoro omogeneo con figure professionali diverse ha permesso di avere in tempi celeri una visione della situazione epidemiologica e di affrontare il problema in modo collaborativo; nel paese è stata implementata una sorveglianza sanitaria sulla popolazione animale e sensibilizzata la comunità sul pericolo della malattia.

In Gambia è raro riscontrare focolai di RVF. L’ultimo caso umano documentato è stato segnalato nel 2002. Attualmente non vi sono indicazioni di rischio di focolaio di RVF in Gambia, Senegal e Guinea-Bissau.

La febbre della Rift Valley è una zoonosi causata da un virus del genere Phlebovirus della famiglia Bunyaviridae. Il virus infetta varie specie animali (bufali, cammelli, bovini, capre e pecore) e può essere trasmesso all’uomo tramite contatto diretto con il sangue e/o fluidi corporei durante la macellazione e/o l’aborto, o indirettamente attraverso la puntura di zanzare.

Condizioni climatiche come forti piogge e inondazioni che possono determinare un aumento significativo delle popolazioni di zanzare del genere Aedes spp. e Culex spp., sono strettamente associate a focolai della RVF. Inoltre, il movimento incontrollato di bestiame può aumentare il rischio di diffusione della malattia in nuove ree.

La complessità del ciclo della malattia non permette di eradicare facilmente il virus dalle zone infette. Infatti, la RVF è mantenuta nelle zanzare Aedes sppnelle quali il virus è trasmesso per via transovarica alle nuove generazioni, permettendo così alle nuove zanzare di trasmettere il virus al loro primo pasto di sangue.

La malattia della Rift Valley è caratterizzata da elevata mortalità e un gran numero di aborti negli animali infetti e può provocare restrizioni commerciali e importanti perdite economiche; sono quindi necessarie misure di controllo integrate che interessino sia la salute umana che quella animale (ad esempio la vaccinazione preventiva animale, il controllo dei vettori, il controllo dei movimenti degli animali, le campagne educative per le popolazioni a rischio).

IZSAM – 21 Febbraio 2018

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