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La Francia ha paura del lupo e autorizza a sopprimerlo, i cacciatori riprendono i fucili. Nel Cuneese l’allarme di margari e pastori: “La nostra attività è in pericolo”

Leonardo Martinelli. In Francia l’ultimo lupo (specie protetta) è stato abbattuto una settimana fa. Ma a dire il vero non è neanche sicuro. Forse si sta leccando le ferite da qualche parte sulle Prealpi del Devoluy, a oltre 2mila metri: «Ero vicino al compagno che gli ha sparato – ha raccontato Jacques Chevallier, presidente della federazione dei cacciatori locali, partito il 7 ottobre a stanare quel lupo, in tasca l’autorizzazione del prefetto -. Poi l’animale è sparito. C’erano tracce di sangue, abbiamo sguinzagliato i cani ma non l’abbiamo trovato». Dopo qualche esitazione, comunque, le autorità pubbliche francesi, precise e meticolose, hanno deciso di « contabilizzare ». Sì, è il settimo lupo ucciso dallo scorso 30 giugno.

Da quella data Parigi ha autorizzato a sopprimere 36 lupi nella vasta area (dall’Alsazia e dalla Lorena, al nord-est, giù fino alle Alpi e poi, verso ovest, fino ai Pirenei) dove il lupo è ricomparso. Non se ne vedevano più dagli Anni Trenta, mentre in Italia non era mai definitivamente scomparso. Il primo, dopo così tanto tempo, è stato avvistato nelle Alpi francesi nel 1992. Oggi sarebbero in tutto circa 300 esemplari: le cifre non sono precise, né da una parte, né dall’altra delle Alpi, ma si tratterebbe fra le tre e le sei volte meno che in Italia.

Il caso Piemonte

Nonostante la diversità delle cifre, nelle Alpi del Cuneese il problema della convivenza con i lupi è grave da anni. I margari hanno più volte lanciato l’appello alle istituzioni: «Difendeteci dai lupi o lasciamo la montagna. Intere mandrie si sono disperse o sono precipitare nei canaloni perché aggredite dai lupi». Un pastore ha raccontato di essere stato «accerchiato: ho visto i denti dei lupi, ho avuto paura di morire». Molti gli incontri e le pressanti richieste alla Regione Piemonte e all’assessore allo Sviluppo della montagna Alberto Valmaggia: «Gli attacchi aumentano di anno in anno». In una riunione con il ministero dell’Ambiente, nel progetto Wolf in the Alps c’era stata la promessa di lasciar abbattere 10 lupi sulle Alpi Marittime, ma nessun esemplare è stato ucciso.

Le colpe

Per gli allevatori francesi, soprattutto quelli ovini, che più pagano le conseguenze della presenza dei lupi, è anche a causa del «lassismo» italiano e dei progetti di ripopolamento degli ecologisti dall’altra parte delle Alpi che si è arrivati alla situazione attuale. Ecco i dati che quantificano il problema ai loro occhi: dall’inizio dell’anno al 30 settembre, 6.430 capi (perlopiù pecore e capre) sono state uccisi dai lupi in Francia. In realtà è il 7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2014 (ma il 33% in più sul gennaio-settembre 2013). Nel 2014 Parigi ha pagato 2,6 milioni di euro di risarcimento agli allevatori. Non importa: quest’anno è stata decisa la soppressione dei 36 esemplari dal 30 giugno, fino a tutto il 2016, in crescita rispetto ai 24 autorizzati nel biennio precedente. Una spinta ad agire è arrivata all’inizio di settembre, quando i dirigenti del parco di Vanoise sono stati sequestrati e tenuti in ostaggio da un gruppo di produttori ovini. Da allora si sono intensificati i permessi rilasciati dai prefetti a cacciatori privati.

La coabitazione

Martedì Yves Derbez, presidente dell’associazione Eleveurs et Montagne, che raggruppa proprio gli allevatori di alta quota, ha detto: «Tra noi e i lupi la coabitazione non è possibile. Vogliono che teniamo in piedi un allevamento di montagna di qualità o vogliono i lupi? Se il governo sceglie la prima opzione, i lupi vanno sterminati tutti. Non c’è alternativa».

La Stampa – 15 ottobre 2015 

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