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La gatta nera contesa da due famiglie. Due gatte simili scompaiono spaventate dalla tempesta. Ne torna una sola. E nasce la querelle. Il fascicolo arriva in procura

Paola Italiano. Se solo potesse parlare. Invece, la piccola Milù si limita miagolare, e rischiano di doversi parlare gli avvocati per dirimere la questione su chi siano i padroni di quella gattina nera, che era fuggita e poi è tornata. Con buona pace della saggezza popolare di motti e proverbi, che ammoniscono che nessuno può possedere un gatto, nel chierese si è arrivati addirittura a ipotizzare un «sequestro preventivo» per l’animale conteso tra due famiglie. E il fascicolo è arrivato in Procura.

Perché Milù ha una sosia o, per lo meno, un’altra gatta che le somiglia molto, nera pure lei, che abita proprio vicino a lei.  Ma andiamo con ordine. Tutto ha inizio giorni e giorni fa, dopo un brutto temporale, quando le due gatte, spaventate dalla tempesta, spariscono. I rispettivi proprietari le chiamano, le cercano: niente, non si trovano.

Poi, una delle due, ricompare finalmente un paio di settimane dopo. Peccato che i vicini di casa, in particolare le due figlie, vedendo quella palla di pelo nero sul balcone dei vicini, riconoscano (almeno così sembra loro, la questione è tuttora aperta), la loro Milù. «É lei, è la nostra gatta!», rivendicano le due bambine. E anche la gatta, si narra, le avrebbe riconosciute, o avrebbe per lo meno dato qualche segnale di confidenza.

Sterilizzata o no?

Inizia così la querelle che, almeno all’inizio, sembra facile da risolvere. Sebbene nessuno dei due animali abbia il microchip di riconoscimento (che sui gatti non è obbligatorio a meno di viaggi all’estero) Una delle due è stata sterilizzata, l’altra no.

Quindi si va tutti insieme dal veterinario. Il felino viene rasato per verificare se ci siano i segni della cicatrice dell’operazione di sterilizzazione. Ma l’esame a occhio non basta a dare una risposta. Serve un’ecografia. Niente: cioè, parrebbe che le ovaie non ci siano, ma il medico non è in grado di dare una certezza al centro per cento. Capita, non è infrequente che l’esito sia scontato quando si tratta di animali così piccoli.

Ultima opzione

Resta l’ultima via, almeno da un punto di vista clinico: un intervento esplorativo.

Per eseguirlo, viene addirittura avanzata l’ipotesi di un «sequestro preventivo» dell’animale, in attesa della certezza sulla casa in cui debba finire. Che significa un’operazione chirurgica e – su questa opzione le due famiglie si fermano.

In attesa

Non cessa il contendere, ma almeno si decide per una soluzione attendista: Milù è stata affidata alle due bambine, nel frattempo ci si sta dando da fare per cercare la gatta che ancora non ha fatto rientro.

E meno male che, oltre a non parlare, non risulta che i gatti sappiano neppure leggere, perché in caso contrario, venendo a conoscenza della querelle in corso e del rischio di finire in sala operatoria, forse la fuggitiva avrebbe qualche comprensibile perplessità a rientrare. Chiedendosi se la saggezza popolare non debba rivedere le sue certezze quando dice: «Matto come un gatto».

La Stampa – 23 agosto 2015 

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