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Lettera di un medico di famiglia al Corriere. “Fare test rapidi in ambulatorio non è il nostro ruolo. Lasciateci assistere i pazienti e filtrare i ricoveri in ospedale”

dottor Luca Musso, Milano. Caro direttore, che ruolo dovrebbero avere i medici di famiglia nell’arginare la pandemia da Covid-19? Vaccinare e fare i tamponi rapidi nei loro studi con il rischio di diffondere il virus? Rispondere per ore ai quesiti per i quali dovrebbero esserci call center dedicati? Stampare ricette tutto il giorno?

Non è il loro ruolo, per questo si devono attrezzare strutture dedicate, gestite dalle regioni e dove ciò fosse oltre le capacità organizzative delle singole regioni e dei loro amministratori, cooptare la Protezione civile e l’Esercito con le loro tensostrutture e personale ad hoc.

Al medico deve essere lasciata la capacità di visitare i pazienti, assisterli nelle loro necessità cliniche quotidiane per fare da filtro ai ricoveri in Pronto soccorso e negli ospedali.

I virologi, gli scienziati, i primari ospedalieri ed opinion leader che si alternano in tv forniscano protocolli clinici chiari per la terapia a domicilio nei vari stadi della malattia, così che gli ospedali siano sgravati dai casi meno gravi, gestibili a domicilio.

Gli specialisti in anestesia e rianimazione, cardiologia, pneumologia tra i medici di famiglia, molti dei quali ex ospedalieri come il sottoscritto, potrebbero dare una mano negli ospedali se necessario, ma non fateci fare ciò che dovrebbero fare altri.

È indispensabile una radicale ed intelligente riforma della sanità pubblica.

Scrissi che anche agli angeli possono cadere le ali, con ciò registrando la profonda stanchezza di una categoria, medici ospedalieri e medici di famiglia, spesso spinti oltre i limiti.

Milano

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