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La perdita di biodiversità provoca un aumento delle malattie infettive

Studio su “Nature”, crescono gli agenti patogeni che ci fanno ammalare

La perdita di biodiversità danneggia la nostra salute, non solo quella delle specie animali e vegetali che vengono cancellate dal pianeta con un colpo di spugna. Il venir meno di intere foreste, insetti, piante e animali finisce per produrre un aumento delle malattie infettive. In altre parole, ci ammaliamo di più e la situazione, stando al ritmo con cui i cambiamenti climatici avanzano, finirà per diventare sempre più critica. A lanciare l’allarme è uno studio pubblicato sulla rivista Nature, che denuncia, prove alla mano, il legame tra biodiversità e malattie infettive.

La perdita di specie negli ecosistemi, dimostra la ricerca finanziata da National Science Foundation (Nsf)-National Institutes of Health (Nih), Ecology of Infectious Diseases (Eid) Program – causa un aumento degli agenti patogeni responsabili dell’insorgenza di diverse malattie nell’organismo.

«I cambiamenti climatici stanno accelerando – spiega Sam Scheiner, direttore del Nsf e dell’Eid Program – portando con sé una serie di conseguenze indesiderate. Questo studio», finanziato tra l’altro anche dall’Environmental Protection Agency, «dimostra i pericoli, evidenziando che estinzioni delle specie possono portare ad aumento dell’incidenza delle malattie per esseri umani, altri animali e piante» che continuano a popolare la Terra.

«Eravamo già a conoscenza di casi specifici come il virus West Nile e l’hantavirus – spiega Felicia Keesing, del Bard College di Annandale, coinvolta nella ricerca – in cui il declino della biodiversità aumentava l’incidenza della malattia. Ma abbiamo scoperto che il modello è molto più generale: la perdita di biodiversità tende ad aumentare la trasmissione delle malattie infettive» tout court. Coinvolgendo diversi tipi di agenti patogeni, ovvero virus, batteri e funghi, e raggiungendo differenti “ospiti”ì, esseri umani, animali e piante.

«Quando una sperimentazione clinica di un farmaco dimostra che quella molecola funziona – fa notare Keesing – si lavora affinché quel farmaco possa essere messo a disposizione della gente. Allo stesso modo, di fronte alla constatazione dell’effetto protettivo della biodiversità, dovrebbe essere abbastanza chiaro che abbiamo bisogno di attuare politiche per preservarlo», difendendo la nostra stessa salute.

Ma i numeri non fanno ben sperare. A livello mondiale la biodiversità è scesa a un ritmo senza precedenti dal 1950 oggi. I tassi di estinzione correnti, stando alle stime, sono dalle 100 alle 1.000 volte superiori a quella delle epoche passate, e si prevede che aumenteranno drammaticamente nei prossimi 50 anni.

Eppure la ricerca che ha guadagnato le pagine di Nature mostra chiaramente come sia importante conservare tutti gli esseri viventi, dai più grandi e visibili ai più piccoli e difficili da scorgere. Perché, come sottolineava saggiamente Jared Diamond, noto biologo e fisiologo statunitense, lasciare che si estinguano sarebbe «proprio come se facessimo saltare a caso molte delle piccole e apparentemente inutili viti che tengono insieme un aeroplano».

lastampa.it

2 dicembre 2010

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