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La protesta degli agricoltori contro i ritardi della Ue. Presidi in Europa e a Bruxelles. Etichette, prezzi bassi e falsi: l’Italia si allea con Francia e Spagna

Maurizio Tropeano. Giovedì scorso gli agricoltori francesi hanno paralizzato Parigi. Domani a Bruxelles, in occasione del consiglio straordinario dei ministri dell’Agricoltura, ci sarà la protesta corale dei contadini di tutta Europa che per chiedere alla Commissione «un cambio di passo nella gestione delle crisi».

Crisi che per l’Italia investe in particolare la zootecnia e l’ortofrutta e che ha spinto i vertici di Agrinsieme e Coldiretti a mobilitare la propria base per partecipare all’«assedio» della sede delle istituzioni comunitarie. Coldiretti sdoppia la protesta portando migliaia di agricoltori alla frontiera del Brennero per «denunciare un’Europa che chiude le frontiere ai profughi e le spalanca ai traffici di ogni tipo di schifezza alimentare, sulle quali si fanno affari a danno degli agricoltori e dei consumatori». La protesta degli agricoltori italiani serve anche a rafforzare la posizione negoziale del governo italiano. Il ministro, Maurizio Martina, soprattutto per quanto riguarda il latte e le carni, è riuscito a costruire un fronte comune con Francia, Spagna e Portogallo.

Nella capitale belga

Dino Scanavino responsabile del coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperativa agroalimentari, attacca: «Il comparto della carne deve fare i conti con la sempre più pressante volatilità dei costi delle materie prime, con la forte dipendenza dall’estero dei ristalli e con i prezzi, sia dei bovini che dei suini da macello, fermi da diversi mesi a livelli non remunerativi». E poi c’è il tracollo del comparto cunicolo. Senza dimenticare le difficoltà del settore lattiero-caseario che «dopo trent’anni di sistema delle quote necessita di certezze per il futuro e le cui prospettive reddituali sono tutte da valutare». Il combinato disposto di queste criticità si traduce «inevitabilmente in perdita di redditività con prezzi pagati agli allevatori spesso insufficienti a remunerare i costi produttivi». L’altro fronte di crisi è rappresentato dal settore dell’ortofrutta. Da qui la decisione di portare la protesta a Bruxelles «per sollecitare – aggiunge Scanavino – i Governi dell’Unione ad avviare un’irrinunciabile cambio di passo in materia di gestione delle crisi».

Il presidio alla frontiera

Mentre i giovani di Coldiretti parteciperanno alla protesta di Bruxelles altri migliaia di associati all’organizzazione guidata da Roberto Moncalvo torneranno alla frontiera del Brennero: «Autobotti, camion frigo, container saranno verificati senza tregua dagli agricoltori per smascherare il “finto Made in Italy”, dai prosciutti ai pomodori». I controlli serviranno anche per accertare «il commercio di surrogati e sottoprodotti che abbassano la qualità, come le polveri di latte e le cagliate da utilizzare per fare formaggi Made in Italy al posto del latte vero senza indicazioni in etichetta». Secondo Coldiretti «in assenza di regole sulla provenienza e sulle caratteristiche dei prodotti, la concorrenza sleale è insostenibile con prezzi riconosciuti agli agricoltori che sono scesi al di sotto dei costi di produzione con la drammatica chiusura delle aziende e senza alcun beneficio per i consumatori».

L’asse del Sud Europa

Italia, Francia, Spagna e Portogallo si presenteranno al vertice di domani con 6 proposte condivise: «Servono strumenti concreti e semplici di aiuto alle nostre imprese e agli allevatori in una situazione di mercato molto complessa», spiega il ministro. Ecco le proposte più importanti: miglioramento dei sistemi di tracciabilità ed etichettatura dell’origine del latte; stoccaggio privato dei formaggi e delle carni; una misura straordinaria e limitata nel tempo di aumento del prezzo di intervento per il latte in polvere; una campagna di promozione straordinaria sul latte e le carni suine sul mercato europeo e sui Paesi terzi. E poi lo sviluppo di piattaforme logistiche nei Paesi terzi, con un finanziamento ad hoc dalla Banca europea degli investimenti.

La Stampa – 6 settembre 2015 

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