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Rabbia degli ex: «Sgangherati? Da Zaia finora solo chiacchiere». I protagonisti della scorsa legislatura replicano al governatore. Zanon: «La giunta è ferma». Ruffato: «Autonomia merito nostro»

La rivolta degli ex. Ex dirigenti, ex assessori, ex consiglieri, ex candidati. Tutti contro Luca Zaia, il governatore che aveva risposto alla «pagella» del Corriere del Veneto sul primo anno del suo secondo mandato sostenendo l’impegno nelle riforme, ma anche sferrando un doppio attacco alla passata tornata («Il bilancio ci ha portato via mesi, per colpa della sgangheratissima attività del Consiglio della scorsa legislatura»; «Il Consiglio ora non è più balneare, si è riunito ogni settimana!»). Così in queste ore su Facebook monta la rabbia della vecchia guardia di Ferro Fini.

Il primo ad esternare la propria irritazione è stato Roberto Zanon, fino ad un anno fa segretario generale del consiglio regionale e non nuovo da allora a dichiarazioni critiche, che ha commentato l’intervista al leghista con un lungo j’accuse , in cui ha rivendicato il merito di alcune leggi del quinquennio 2010-2015 («il nuovo Statuto, il nuovo Regolamento e la nuova legge elettorale») in contrapposizione a questi ultimi dodici mesi: «Osserviamo il governo regionale Zaia II ancora fermo in piazzola di sosta con “zero tituli”. E constatiamo che il nuovo consiglio regionale assomiglia sempre più a un consiglio comunale (non fa provvedimenti ma decine e decine di ordini del giorno per “raccomandare” azioni alla Giunta) che a una assemblea legislativa regionale».

Parole che hanno scatenato il consenso di numerosi altri ex leghisti. Ex assessori come Daniele Stival («Ora c’e’ il nulla più assoluto con consiglieri che non hanno mai aperto bocca per dare un loro minimo contributo») e Sandro Sandri («Mi permetto solamente di ricordare, in virtù di un incarico passato, che da sei anni si va promettendo un nuovo ospedale ai padovani, senza purtroppo mai indicare dove saranno reperite le risorse necessarie»). Ex consiglieri come i tosiani Matteo Toscani («Quando i veneti si accorgeranno che il doge è solamente un grande comunicatore, sarà troppo tardi»), Luca Baggio («Zaia ha la responsabilità di mantenere fede al patto con gli elettori che si aspettano fatti e non chiacchiere… al momento siamo alle sole chiacchiere») e Diego Bottacin, che però era all’opposizione («Zaia e un consiglio regionale così sono i migliori alleati di chi vuole abolire le regioni!»).

A prendere posizione è pure l’ex presidente del consiglio regionale Clodovaldo Ruffato: «La sgangherata maggioranza era la stessa che ha approvato la legge del referendum sull’autonomia, il cui progetto, tra l’altro, non era stato proposto dalla Lega ma dal Nuovo Centro Destra, ma forse il presidente non si ricorda perché allora frequentava poco il Consiglio Regionale». Un palazzo in cui ora serpeggiano disagio e fastidio per la sortita di colui che è stato suo dipendente per 23 anni (di cui 6 da massimo dirigente): Zanon, appunto. Anche se il più scatenato contro Zaia, fra gli amici di Facebook che hanno preso parte al dibattito, è il giornalista Dino Boffo, già candidato alle ultime Regionali con Flavio Tosi.

Il Corriere del Veneto – 3 giugno 2016 

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