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La Regione chiude Veneto Agricoltura: cambierà nome e costerà la metà. Salvaguardati i posti di lavoro

1a1a1_aaaaagripolis--190x130Il piano presentato da Manzato azzera vertici e partecipate, nasce un’agenzia che costerà la metà. Si vota il commissariamento dell’Ente, prevista anche la riforma dell’Avepa. Veneto Agricoltura addio. Dopo quindici anni di vita, il braccio operativo della Regione nel settore primario viene chiuso: l’azienda amministrata da Paolo Pizzolato e diretta da Giorgio Bonet sarà soppressa e messa in liquidazione, le società e i rami d’azienda ceduti, il patrimonio venduto. Solo i posti di lavoro saranno salvaguardati. Al suo posto ci sarà una nuova struttura: più snella, meno costosa, volta all’innovazione e alla ricerca in agricoltura. Con un occhio di riguardo ai giovani. Si chiamerà “Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario” e a Palazzo Balbi costerà la metà esatta di Veneto Agricoltura.

E cioè 7 milioni contro gli attuali 14 milioni (di cui oltre 11 solo per pagare il personale). Anche perché la nuova agenzia avrà un solo “capo”: un presidente e basta.

È la riforma presentata dall’assessore regionale Franco Manzato prima in giunta e poi al “tavolo verde” delle associazioni di categoria, su cui, trattandosi di un disegno di legge, dovrà pronunciarsi il consiglio regionale.«Due anni fa – dice Manzato – appena insediata la giunta, presentai una serie di obiettivi: semplificazione amministrativa, strumenti finanziari, riforma degli ispettorati agrari, tutta la partita di Avepa, l’informazione. Con la chiusura di Veneto Agricoltura e la nascita dell’Agenzia – che sarà soprattutto per i giovani, eliminerà i doppioni, taglierà la burocrazia – il processo riformatore si completa».

Il riordino di Veneto Agricoltura è stato fissato nella Finanziaria 2012: Manzato aveva 60 giorni per presentare un disegno di legge e non li ha neanche impiegati tutti. L’altra mattina, in giunta, il testo è passato in “prima lettura”. Adesso sarà adottato e poi andrà al Ferro Fini per l’esame in commissione e quindi il voto in aula. La riforma è articolata in due parti: la soppressione di Veneto Agricoltura e l’istituzione dell’Agenzia che dovrà operare “nei settori della ricerca applicata e della sperimentazione finalizzate al collaudo e alla diffusione in ambito regionale delle innovazioni tecnologiche e organizzative volte a migliorare la competitività delle imprese e la sostenibilità ambientale nei comparti agricolo, agroalimentare e forestale, considerati strategici nella politica agricola comunitaria 2020”.

Una volta approvata la legge, sarà nominato un commissario liquidatore che “chiuderà” Veneto Agricoltura. La maggior parte del personale (si parla di almeno una cinquantina di addetti) passerà alle dipendenze della Regione stessa – e Manzato, già la prossima settimana, ha in calendario un incontro con i sindacati per spiegare che «i posti di lavoro saranno salvaguardati».

La vendita delle società e dei rami d’azienda comporterà in prospettiva un risparmio di spesa corrente di 3 milioni di euro all’anno. Sul capitolo degli investimenti, invece, la “cessione” della galassia che ruota attorno a Veneto Agricoltura dovrebbe comportare un gettito sui 20 milioni di euro.

Stiamo parlando di Intermizoo spa, Csqa Certificazioni, Bioagro srl (e non è detto che il processo di liquidazione avvenga facilmente. Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti, avverte: «Csqa è una nostra eccellenza, sarebbe un peccato darlo a una multinazionale»). Poi ci sono tutte le proprietà di Veneto Agricoltura, un patrimonio di circa 270 beni «da valorizzare». Gli immobili non più funzionali saranno venduti. Risultato: dal 2012, stando alla riforma di Manzato, la Regione non sborserà più 14 milioni per far funzionare Veneto Agricoltura. Al suo posto ci sarà l’Agenzia. E costerà, per il funzionamento, 7 milioni. La metà.

Alda Vanzan – Il Gazzettino – 24 maggio 2012

L’ente Veneto Agricoltura retrocesso ad agenzia

Basiti. Folgorati. Affranti da una decisione che considerano folle. Decisi a resistere anche se non sanno ancora come. «Umiliati e offesi» è già stato scritto e Dostoevskij è morto, altrimenti avrebbe senz’altro aggiunto un’appendice raccontando quello che sta succedendo da 48 ore a Legnaro, nella sede di Veneto Agricoltura. La giunta regionale ha approvato martedì in prima lettura un disegno di legge dell’assessore Franco Manzato che ristruttura l’ente trasformandolo in agenzia. Una bomba al napalm è l’equivalente di un cerino, al confronto. L’amministratore unico di Veneto Agricoltura Paolo Pizzolato e il direttore generale Giorgio Bonet lo considerano un’assurdità, perché azzoppa un ente che produce reddito, parte da premesse non giustificate dai conti aziendali, pone obiettivi di risparmio che non raggiungerà mai e non rispetta neanche lontanamente le indicazioni che pure erano venute dai vertici dell’ente (cioè da loro due).

E dire che Franco Manzato lavora a questo progetto da 14 mesi. Il “Tavolo Verde” convocato martedì pomeriggio gli ha dato via libera. Le organizzazioni degli agricoltori appoggiano l’assessore. L’ufficio di presidenza del Consiglio regionale e la commissione agricoltura concordano sull’impostazione, anche se si riservano di valutare a fondo il progetto. Tacciamo sul fatto che Manzato, Pizzolato e Bonet sono tutt’e tre leghisti: dichiarati i primi due, di area quanto meno il terzo.

Il disegno di legge si intitola “istituzione dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario”. E’ composto da 19 articoli che tolgono autonomia all’ente eliminando l’amministratore unico e il direttore generale (dualismo insostenibile, cosa nota), equiparano i 160 dipendenti a quelli della Regione (stipendi più bassi: saranno dolori), prevede l’alienazione di immobili e la dismissione di partecipazioni societarie (a chi andranno?) ma consente anche la costituzione di nuove società, indirizza la ricerca a beneficio accertato delle imprese agricole, prevede una fase transitoria per la liquidazione.

In due parole prende l’esistente, gli dà una torchiata e ne fa venir fuori un organismo più snello e adatto ai tempi. Come l’Araba Fenice, Veneto Agricoltura risorgerà dalle proprie ceneri. Come Roma dopo l’incendio, più bella e superba che pria. Bravo, grazie. Si stupiranno i vertici dell’ente, ma le organizzazioni agricole ringraziano davvero Manzato. Dice Giorgio Piazza, presidente della Coldiretti: «E’ una razionalizzazione necessaria. Fatta salva la parte occupazionale, l’organismo andava rivisitato. Ci riserviamo una valutazione più dettagliata ma sulla linea seguita dall’assessore e dalla giunta Zaia c’è un accordo di massima».

Dello stesso avviso Daniele Toniolo della Cia: «Il giudizio su Veneto Agricoltura è dato dalla ricaduta sulle imprese agricole. Questo non sempre è stato chiaro. Finalmente arriva un progetto di legge che tiene in primo piano questo obiettivo. Non possiamo che concordare. Sulle dismissioni potremmo avere qualche riserva, aspettiamo di vedere a cosa si riferiscono concretamente. Ma la ricerca applicata si deve misurare sistematicamente con la ricaduta sulle imprese». E Pizzolato e Bonet? «Non si devono permettere di aprire bocca», dice il mite Manzato. «E’ la politica che decise, cosa c’entrano loro?».

Renzo Mazzaro – Il Mattino di Padova – 24 maggio 2012

 

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