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La Rete Rurale Nazionale pubblica un report sull’analisi delle filiere zootecniche italiane nella PAC post 2020

Nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale, Scheda 10.2 Competitività e Filiere Agroalimentari” è stato realizzato il report “L’Italia e la PAC post 2020: contributo all’analisi di contesto per gli Obiettivi Specifici dell’OG1. Approfondimenti settoriali: filiere zootecniche“ .

Questo repot rappresenta il primo di una serie di contributi per l’approfondimento delle analisi di contesto relative all’obiettivo generale 1 (Promuovere un settore agricolo intelligente, resiliente e diversificato che garantisca la sicurezza alimentare), condotte nei Policy Brief riguardanti gli obiettivi specifici 1, 2 e 3:

  • Obiettivo Specifico 1: Sostenere un reddito agricolo sufficiente e la resilienza in tutta l’Unione per migliorare la sicurezza alimentare.
  • Obiettivo Specifico 2: Migliorare l’orientamento al mercato e aumentare la competitività
  • Obiettivo Specifico 3: Migliorare la posizione degli agricoltori nella catena del valore

Il report rientra nelle analisi di contesto specifiche per le principali filiere agroalimentari italiane, volte a fornire ulteriori elementi rilevanti al fine di definire una strategia per favorire il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare e per l’adeguamento alle sfide della sostenibilità, che tenga conto delle differenze e specificità settoriali.

La zootecnia assume una rilevanza significativa per l’apporto alla formazione del valore dell’agricoltura nazionale – con un’incidenza pari a poco meno di un terzo sulla produzione agricola a prezzi correnti – e per il suo contributo alla sicurezza alimentare. Per questo sono state analizzate le principali filiere zootecniche ovvero quelle del latte bovino, carne bovina, carne suina e settore ovicaprino.

E’ stata effettuata un’analisi per verificare la rispondenza tra le problematiche delle varie filiere zootecniche e le politiche in atto, ragionando anche sugli strumenti e sulle opzioni in discussione della futura PAC con particolare riferimento all’Obiettivo Generale 1 “Promuovere un settore agricolo intelligente, resiliente e diversificato che garantisca la sicurezza alimentare”

Il ruolo del benessere animale

La redditività economica del comparto agro-zootecnico, la produttività delle aziende e la valorizzazione delle produzioni risultano strettamente legate al livello di benessere degli allevamenti, che dal 2007 costituisce uno dei criteri di gestione obbligatori di condizionalità dei Pagamenti diretti in ambito PAC e l’oggetto specifico di una misura dello sviluppo rurale. Tra gli impegni relativi al miglioramento delle condizioni di stabulazione per i bovini, l’Italia è al momento tra i Paesi più attivi con oltre 30 interventi finanziati in 6 Regioni, in particolare per quanto riguarda interventi di miglioramento nelle aree di riposo, con un ricambio più frequente della paglia e la dotazione di pavimentazioni morbide per il riposo, l’aumento delle superfici a disposizione dei capi interventi per l’accesso temporaneo a stabulazione libera. Per quanto riguarda, invece, le condizioni di stabulazione, i principali interventi attuati riguardano la numerosità delle mangiatoie e degli abbeveratoi e l’igiene e la pulizia di locali e attrezzature.

Il benessere animale rappresenta una sfida decisiva, non solo per la transizione ecologica definita dalle strategie europee future, ma anche per la competitività delle aziende che attuano specifici investimenti e che si confrontano con il mercato e con le richieste degli acquirenti intermedi e finali della filiera zootecnica. Per questo, esiste il Piano Nazionale del Benessere Animale (PNBA) cerca di rispondere all’esigenza di ottemperare alle disposizioni previste dalle norme nazionali e comunitarie, e di rendere uniformi la programmazione e le modalità di esecuzione dei controlli a livello nazionale. In particolare, il Mipaaf e il Ministero della Salute hanno presentato all’inizio del 2021 il “Sistema di qualità nazionale benessere animale” (SQNBA), sistema di certificazione supportato da Accredia (Ente Italiano di Accreditamento) per definire uno schema base di produzione di carattere nazionale mirato a rafforzare la sostenibilità ambientale, economica e sociale delle produzioni di origine animale. Il requisito di base per il rilascio della certificazione SQNBA è rappresentatodall’adesione, comunque volontaria, al sistema ClassyFarm. Il sistema ClassyFarm definisce la categoria di rischio dell’allevamento in base alla raccolta e l’elaborazione dei dati relativi alle diverse aree di valutazione (biosicurezza, benessere animale, parametri sanitari, parametri produttivi, alimentazione animale, consumo di farmaci, lesioni rilevate al macello). I dati di base sono riferiti agli allevamenti censiti nella Banca dati nazionale dell’Anagrafe Zootecnica del ministero della Salute (BDN). L’obiettivo del SQNBA è quello di promuovere l’adozione di idonei manuali di buone pratiche e di corretta gestione degli animali, favorendo un recupero di competitività dell’attività di allevamento e garantendo la trasparenza del processo produttivo nei confronti dei consumatori.

Nel documento sono specificamente analizzati questi elementi per le filiere del latte bovino, della carne suina, della carne bovina e del settore ovicaprino articolando la trattazione secondo gli obiettivi specifici della nuova PAC, con l’obiettivo di arrivare all’identificazione dei punti di forza e debolezza, delle minacce e delle opportunità da sottoporre al confronto e alla discussione con gli stakeholder. L’analisi di contesto è
supportata dalle Schede di settore (corredate al presente articolo). Di seguito, una breve presentazione per ogni filiera zootecnica.

Filiera lattiero-casearia

Il settore lattiero caseario nazionale è caratterizzato da una strutturale dipendenza dall’estero, anche se negli ultimi anni se ne evidenzia una riduzione e uno spostamento verso i prodotti finiti, come conseguenza di un aumento della produzione interna di latte e di una sostanziale contrazione delle importazioni di materia prima. La produzione nazionale soddisfa circa l’80% dei fabbisogni interni, come evidenziato dall’indice di autoapprovvigionamento (Scheda di settore Latte bovino13, slide 8), mentre il restante 20% è soddisfatto dalle importazioni di latte (sfuso e confezionato) e derivati (formaggi, burro, yogurt, ecc.).

In particolare, le importazioni di latte in cisterna e semilavorati (tipo cagliate) incidono per il 12% circa sul totale delle materie prime impiegate nella trasformazione industriale e questa dipendenza dall’estero fa sì che il prezzo del latte nazionale – soprattutto la quota non destinata a produzioni che si fregiano di una Indicazione Geografica – sia particolarmente soggetto alle oscillazioni dei prezzi esteri e alla pressione competitiva dei principali fornitori di materia prima, Germania e Francia (slide 7; 15).

Filiera carne bovina

L’Italia è il quarto produttore di carne bovina in ambito europeo, ma è quello che più di altri mostra un’asimmetria nella composizione del patrimonio e una marcata dipendenza dal prodotto estero. Il deficit strutturale settoriale comporta un inevitabile ricorso a forniture estere sia di ristalli sia di carni, con un impatto significativo a monte sui costi di allevamento e, a valle, sulla competitività delle carne nazionale nei confronti di quella di importazione. La bilancia commerciale italiana del comparto bovino si caratterizza per un’elevata consistenza dei volumi movimentati, derivanti principalmente dalle importazioni, che contribuiscono nella misura dell’82% alla formazione del totale degli scambi.

L’Italia si configura, pertanto, come un importatore netto sia di bovini da allevamento (destinati all’ingrasso) che di carni fresche, refrigerate e congelate, con un tasso di autoapprovvigionamento che si attesta intorno al 52%, mentre le esportazioni assumono un ruolo marginale negli scambi commerciali. In particolare, le importazioni italiane espresse in valore hanno raggiunto nel 2020 oltre i 3 miliardi di euro, mentre per le esportazioni hanno sfiorato i 580 milioni di euro, facendo registrare un deficit commerciale del comparto superiore ai 2,48 miliardi di euro, pari quasi al 60% del disavanzo totale della bilancia commerciale del settore agroalimentare. L’import di animali vivi ? prevalentemente costituito da capi destinati all’ingrasso ? rappresenta circa il 36% degli esborsi complessivi, mentre il restante 64% è costituito da carni e preparazioni. Il tasso di autoapprovvigionamento (prossimo al 52%) è il più basso tra i prodotti agroalimentari (Scheda di settore Bovino da carne, slide 8).

Filiera ovicaprina

Sebbene il ruolo del settore ovicaprino risulti poco significativo nell’ambito degli scambi commerciali dell’agroalimentare italiano – i flussi sia in entrata che in uscita incidono solo per lo 0,5% circa sugli scambi totali-, le dinamiche del settore nazionale risultano fortemente influenzate dall’andamento dei mercati esteri.

Per quanto riguarda le carni, l’Italia risulta deficitaria sia in termini di capi vivi che di carni fresche e congelate. I flussi d’importazione di capi vivi provenienti dall’Est Europa rappresentano circa il 43% dei capi avviati ai macelli, mentre gli acquisti dall’estero di carni fresche e congelate rappresentano circa i 2/3 dei consumi totali nazionali (Scheda di settore – Settore ovicaprino slide 29). Considerando la concentrazione della domanda in periodi legati alle festività natalizie e pasquali, il ricorso alle importazioni è particolarmente evidente nei periodi di maggiore richiesta e il prodotto italiano risulta fortemente minacciato dalla concorrenza estera, poiché i prezzi dei principali fornitori possono presentare un differenziale di oltre il 30% rispetto alla media nazionale.

Per quanto riguarda i formaggi, il tasso di autoapprovvigionamento pari al 126% indica che le esportazioni di pecorini costituiscono una variabile strategica per l’equilibrio e la performance economica dell’intera filiera. Circa il 38% dei formaggi pecorini prodotti in Italia – di cui il 95% è Pecorino Romano – è, infatti, inviato all’estero con una destinazione prevalente costituita dal mercato USA che assorbe circa il 70% dei quantitativi esportati. Tale concentrazione in termini di sbocco di mercato fa sì che le fluttuazioni della domanda internazionale – quella USA in particolare – siano in grado di influenzare l’intera filiera ovina italiana.

 

Per approfondire, scarica il report: “L’ITALIA E LA PAC POST 2020: CONTRIBUTO ALL’ANALISI DI CONTESTO PER GLI OBIETTIVI SPECIFICI DELL’OG1. APPROFONDIMENTI SETTORIALI: FILIERE ZOOTECNICHE”

Documenti utili:

Scheda SETTORE LATTIERO CASEARIO 

Scheda SETTORE OVICAPRINO

Scheda ALLEVAMENTO BOVINO DA CARNE

 

Fonte: Rete Rurale Nazionale . Ruminantia

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