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    Home»Notizie ed Approfondimenti»La riforma Fornero non ha funzionato. I contratti a termine sono sette su dieci. Bene l’Aspi, arretra l’apprendistato
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    La riforma Fornero non ha funzionato. I contratti a termine sono sette su dieci. Bene l’Aspi, arretra l’apprendistato

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche24 Gennaio 2014Nessun commento3 Minuti di lettura
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    La riforma Fornero del mercato del lavoro non ha funzionato. È questo, in sintesi, ciò che emerge dal primo rapporto di monitoraggio, previsto dalla riforma stessa, diffuso ieri dal ministero del Lavoro. Sessanta pagine per analizzare il periodo da luglio 2012 a giugno 2013, cioè il primo anno di applicazione delle norme che puntavano a incoraggiare le assunzioni e le stabilizzazioni a tempo indeterminato, a combattere la precarietà e a fare dell’apprendistato il principale canale di accesso al lavoro per i giovani.

    Il bilancio è negativo. Certo, va detto che la riforma, pensata, come dice il titolo stesso della legge, «in una prospettiva di crescita» dell’economia, ha debuttato in un momento particolarmente infelice: la peggiore crisi economica del dopoguerra.

    Ma andiamo con ordine. Il numero degli occupati, in calo dal 2008, è continuato a scendere, osservano gli esperti del comitato permanente di monitoraggio nominati dal successore di Elsa Fornero, Enrico Giovannini.

    I contratti diversi dal contratto a tempo indeterminato, cioè tutti i contratti atipici, non hanno perso terreno: «Complessivamente, emerge una certa costanza del contributo della tipologia “altri contratti” nel determinare la dinamica complessiva della variazione tendenziale delle attivazioni» di rapporti di lavoro. «È evidente che le nuove disposizioni non ne hanno inibito una ampia utilizzazione (il contratto a tempo determinato nel 2012 ha rappresentato circa il 69% di tutte le attivazioni). Al contrario, per i «rapporti di lavoro a tempo indeterminato, considerati dal legislatore quale “contratto dominante” (…) il trend decrescente è abbastanza evidente». Male anche le stabilizzazioni: esaminando le «trasformazioni dei contratti da tempo determinato a indeterminato (nel secondo trimestre 2013 pari a circa 73mila su oltre 1,7 milioni di attivazioni con contratto a termine), si osserva una dinamica tendenziale negativa», con un «crollo delle trasformazioni» pari al 22% rispetto al secondo trimestre del 2012. Malissimo l’apprendistato: «Il trend delle attivazioni con contratto di apprendistato appare nettamente decrescente dopo l’approvazione della riforma» e «anche il numero medio di contratti di apprendistato trasformati in rapporti di lavoro a tempo indeterminato subisce una notevole flessione. Tra aprile e giugno 2013, infatti, sono stati trasformati solo l’1,3% dei contratti attivi». La stipula di contratti di apprendistato ha mostrato «una significativa contrazione dopo l’entrata in vigore della riforma». Nel secondo trimestre del 2013 «sono solo il 2,7%» di tutti gli avviamenti al lavoro. Con i vincoli introdotti dalla legge sono scesi anche i contratti intermittenti e quelli di collaborazione. Nonostante l’articolo 18 sia stato attenuato, i licenziamenti «sono in diminuzione dall’inizio del 2013 e costituiscono circa il 9% delle cessazioni». Bene la nuova indennità di disoccupazione. Aspi e mini-Aspi hanno «comportato un incremento della popolazione coperta»: potenzialmente un milione e mezzo di persone in più, in particolare apprendisti, soci delle coop, giovani che perdono il primo lavoro.

    Corriere della Sera – 24 gennaio 2014 

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