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La riforma. Vertice notturno sull’autonomia: «Il governo decida». Ora la speranza è quella di portare il testo della legge quadro in parlamento a gennaio.

Il Corriere del Veneto. Vertice a tarda sera, ieri, a Palazzo Chigi, sull’autonomia. Quella che era partita come una riunione dei capidelegazione di maggioranza con il premier Giuseppe Conte per fare il punto sul futuro (e la tenuta) del governo, è stata infine dedicata per la maggior parte alla riforma attesa dal Veneto.

Il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, infatti, ha chiesto chiarezza sul prosieguo dell’iter iniziato con la scrittura della legge quadro che avrebbe voluto inserire già in manovra ma che è poi stato costretto a stralciare a causa delle richieste di «approfondimento» di Italia Viva e Leu. «Sull’autonomia ho trovato il tutti contro tutti – ha spiegato il ministro al Corriere – Ora c’è l’unanimità delle istituzioni territoriali e però manca la maggioranza. Il M5s dice “poi vediamo” ma così non si va lontano». Ora la speranza è quella di portare il testo in parlamento a gennaio.

«Ho chiesto alle Regioni di aiutarmi a ricostruire un clima di fiducia istituzionale, altrimenti non si fanno passi in avanti – ha detto poi Boccia prima del vertice a Palazzo Chigi -. Non farò mai una riforma a colpi di maggioranza o forzando la mano. O le Regioni sono unite o non si va da nessuna parte». L’appello sembra aver colto nel segno, perché poco dopo è arrivato il presidente del Molise Donato Toma, dunque un presidente del Sud, a dare manforte al pressing sui partiti: «Chiediamo al governo di assumere una decisione netta sul disegno di legge di Boccia, su cui le Regioni hanno espresso unanime consenso perché pone paletti tali da consentire a tutte le regioni, quelle economicamente forti e quelle economicamente meno forti, di trovare uno spazio di maggiore autonomia nel rispetto dei Livelli essenziali di prestazione». Proprio su questo aspetto, di garanzia per tutti, batte il ministro: «Se non facessimo nulla e, domani, ci fosse un parlamento con il 51%, nessuno vieterebbe di dare il via libera ad un’intesa ignorando le esigenze degli altri. Le Regioni del Nord hanno accettato di togliere dal tavolo della mediazione alcune cose, perché vogliono camminare insieme. Io a questo do un valore importante».

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