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La rivolta delle città assediate dai cinghiali. Da Genova a Palermo cresce il loro numero. La Toscana dà il via libera agli abbattimenti in ogni stagione. Ma gli ambientalisti insorgono

Jenner Meletti, da Repubblica. Ho 220 ettari di terra — raccontava un mese fa Carlo Bartolomeo, pastore sulle montagne di Volterra — e non riesco a fare pascolare le mie cinquecento pecore». «Le devo tenere chiuse nei recinti e nelle stalle e mantenerle a fieno e mangime, che compro a valle. I miei campi sono arati dai cinghiali».

Non sono solo nei boschi di montagna, il milione di cinghiali che hanno invaso l’Italia. Da Bari a Genova, da Torino a Roma, sono entrati nelle strade e nei parchi di paesi e città. In rete spopola il “cinghiale felice” che fa il bagno fra le onde all’isola d’Elba e poi si infila in una strada stretta fra muri a secco, per fortuna vuota. Ti chiedi che succederebbe, se incontrasse, ad esempio, bambini in bicicletta. Leggi i numeri

della Toscana e capisci perché, l’altro ieri, questa Regione — prima in Italia — abbia approvato una legge obiettivo subito ribattezzata “Ammazza cinghiali”. Dal 2010 in poi quasi mezzo milione di ungulati (cinghiali e caprioli, quattro volte più numerosi rispetto alla media nazionale) hanno provocato danni all’agricoltura per 12,26 milioni di euro. Solo nel 2015 hanno causato 916 incidenti stradali, alcuni dei quali mortali.

Oltre ai 90 giorni previsti dalla legge 157 del 1992, per tre anni si potrà sparare a cinghiali e compagnia — con la cosiddetta caccia di selezione — anche tutti gli altri giorni. Si dovrebbero abbattere oltre 150mila animali ogni 12 mesi. Proteste immediate da parte delle associazioni animaliste. «Ha vinto la lobby delle doppiette ». «Da noi la caccia fa più morti che la criminalità organizzata». «La Toscana diventerà un Far West». «L’unico sistema valido — dice Massimo Vitturi della Lav — è il controllo della fertilità. Questa legge provocherà l’inutile morte di centinaia di migliaia di animali e l’arricchimento dei cacciatori». «Per trent’anni — dice Fulvio Mamone Capria della Lipu — c’è stato un ripopolamento selvaggio, con cinghiali arrivati dall’Ungheria. E adesso si premiano i cacciatori che hanno provocato il danno. Si sparerà sempre, anche nei periodi di nidificazione della primavera e dell’estate, con gravissimi danni anche per le specie protette».

Marco Remaschi, assessore regionale all’agricoltura, alla caccia e alla pesca, cerca di restare calmo. «Non rispondo — dice — alle offese: chi le fa dimostra di non avere idee e proposte serie. Abbiamo preparato la legge in collaborazione con l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Vogliamo affrontare l’emergenza in modo deciso e organizzato. I cinghiali non mettono in pericolo solo l’agricoltura e gli umani, ma distruggono la biodiversità. Nidi devastati anche nelle aree protette: le allodole, ad esempio, sono scomparse». Nella legge si prevede una filiera per la lavorazione certificata della carne dei cinghiali uccisi. «La proposta ci è arrivata dal Wwf. Macellazione e lavorazione della carne non saranno più nascoste, come spesso succede adesso, anche con carni arrivate dall’Est e dagli Stati Uniti. Abbiamo previsto che una parte di questo pregiato alimento sia donato alle mense per bisognosi».

I contadini toscani (le imprese agricole sono 75mila) avranno un maiale in più da mettere in tavola. «Nelle aree ‘non vocate’ per il cinghiale, dove si potrà fare selezione tutto l’anno, il coltivatore potrà mettere chiusini (gabbie, ndr) per catturare e poi uccidere questi animali, che saranno di sua proprietà. Si prevede di evitare anche il danno potenziale. Se c’è presenza di cinghiali in campi di mais, vigneti, cereali o in aree urbane si chiederà l’intervento delle Atc, Ambiti territoriali di caccia, che organizzeranno le battute sotto il controllo della polizia provinciale. In questo caso la carne dei cinghiali entrerà nella filiera controllata ».

«È importante — dice Fabrizio Filippi, presidente regionale della Coldiretti, l’associazione che è stata in prima fila in questa “guerra al cinghiale” — che la legge sia applicata bene e non alla “viva il parroco”. Si è deciso che i cinghiali non possono invadere i campi coltivati e non ci possono essere tentennamenti». In Toscana ci sono 80mila cacciatori. «Noi contadini non abbiamo la smania di sparare. Noi vogliamo difendere il nostro lavoro. Ma difenderlo sul serio ».

Repubblica – 5 febbraio 2016 

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