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Sanità veneta chiude il bilancio in attivo grazie alla gestione accentrata. Zaia: «Riforma operativa dal primo gennaio»

Non saranno chiusi ospedali, né punti nascita. E non saranno licenziati dipendenti. Si farà, piuttosto, un unico centro regionale per la prenotazione delle visite. E intanto la sanità del Veneto chiude il suo bilancio con un attivo di 12 milioni. Il presidente Luca Zaia fa il punto l’indomani della approvazione della riforma della sanità. «Una riforma che, dopo la conferma dei 9 direttori generali il 31 dicembre, diventerà operativa dal primo gennaio e che ci permetterà di guardare al futuro in modo innovativo, con economie di scala ed efficienze che avranno riverberi positivi sulle cure e sui servizi, nella gestione del parco macchinari e nelle assunzioni del personale». Zaia è fiducioso ai limiti dell’entusiasmo: «Ma vi rendete conto? Siamo al Rinascimento della sanità dopo il Medioevo, un Rinascimento che farà leva su quanto di meglio possono offrirci le nuove tecnologie». Come la app dedicata al pronto soccorso, che presto sarà implementata con altri servizi (farmacie e medici di base quelli già annunciati dalla Regione).

Ma anche come la messa in rete dei centri di prenotazione delle singole Usl per dar in vita ad un unico centro che che si tradurrà, in pratica, nella possibilità per il paziente di prenotare una visita in un qualunque ospedale del Veneto, a seconda delle proprie esigenze: «Perché un anziano, magari senza auto, è chiaro che vuole essere visitato vicino casa ma un ragazzo di vent’anni, ad esempio di Vicenza, invece di aspettare un mese nella sua città potrebbe preferire una visita dopo tre giorni a Treviso». La filosofia che pare sottendere all’azione di Palazzo Balbi, dalla riduzione delle Usl alla creazione dell’Azienda Zero («Le cambierò il nome, dal punto di vista comunicativo è stata una scelta abbastanza infelice») fino al Cup regionale, è quella di creare bacini d’utenza sempre più ampi, «un po’ come accadde dieci anni fa nella gestione dei rifiuti – spiega Zaia – anche se capisco che il parallelo è brutto. Il punto è che dalla protonterapia alle breast unit , le cure migliori, più recenti, più avanzate si ottengono allargando il numero degli utenti».

Il governatore, anche per mettere a tacere quanti sospettano che di razionalizzazione in razionalizzazione la forbice arriverà prima o poi anche agli ospedali, ha assicurato: «Gli ospedali non si toccano, punto. Sono 68 e tali resteranno, come previsto dal Piano socio sanitario approvato nel 2012 che è la nostra bussola. Poi c’è il tema dei posti letto, ma è diverso: meno posti letto significa interventi meno invasivi e degenze più brevi, il che mi pare una buona notizia». Lo stesso viene promesso per i punti nascita, che pure stando alle linee guida del ministero della Sanità dovrebbero chiudere se non raggiungono il limite minimo, considerato «sicuro», di 500 parti all’anno: «Stiamo cercando delle soluzioni per ovviare alle indicazioni ministeriali, garantendo lo stesso livello di sicurezza a tutti i punti nascita, anche quelli sotto i 500 parti. In ogni caso voglio tranquillizzare tutti: la riforma non toglie medici e infermieri ma burocrati». Il che significa esuberi e nelle more dell’approvazione della riforma si era parlato di un centinaio di persone. Ma Zaia smentisce pure questo: «Quando parlo di burocrati mi riferisco ai direttori generali, ai manager, non agli impiegati: non ci saranno esuberi, anche perché non possiamo licenziare nessuno. I posti di lavoro non sono in discussione».

Infine, i conti del 2015. Il bilancio consolidato della sanità veneta si è chiuso con un attivo di 12 milioni 394 mila 610 euro, garantito soprattutto dal «ripiano» garantito dalla gestione accentrata, il cui risultato di fine anno è stato positivo per 253 milioni permettendo così di coprire il rosso di alcune Usl (su tutte Venezia, -53 milioni; Verona, -28 milioni; Padova e Monselice, entrambe -24 milioni). «Ma attenzione nel valutare certi disavanzi – precisa Zaia – ci sono Usl che si fanno carico di operazioni complesse, salva vita, molto costose che le altre Usl, che magari poi chiudono in pareggio o in leggero utile, non possono sostenere. Quel che conta è il dato finale aggregato».

Marco Bonet – Il Corriere del Veneto – 22 ottobre 2016

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