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La Sicilia e i furbetti della legge 104. “Adozioni per andare in pensione”. Il governatore: la usano 2350 dipendenti regionali su 13 mila

Laura Anello. Che a Palermo il 40 per cento delle assenze dal posto di lavoro si registrino il lunedì, contro il 29 della media nazionale, era già emerso qualche anno fa. Così come sempre siciliano è il caso più clamoroso di abuso in nome della legge 104, con ben 500 dipendenti finiti sotto inchiesta ad Agrigento per avere usufruito, senza averne diritto, dei benefici concessi a chi ha parenti disabili. Ma adesso l’Isola segna un nuovo record, sempre legato a questa legge. E a denunciarlo è il presidente della Regione, Nello Musumeci, che ha modificato la scaletta di una conferenza stampa dedicata alle opere pubbliche sparando a zero contro i “furbetti della 104”.

Si dà il caso che il presidente sia venuto a conoscenza della storia di un dipendente che si è fatto adottare da un anziano disabile pur di andare in pensione in anticipo, uno dei privilegi cancellati negli anni scorsi di una norma che continua però a riconoscere a tutti i lavoratori 18 ore di permesso retribuito al mese, oltre che l’inamovibilità dalla propria sede di lavoro.

I numeri

Procedura complessa l’adozione, con tanto di cambiamento di cognome e di montagne di carte da produrre. Un caso limite che però ha aperto una voragine. Così è bastato qualche calcolo per scoprire che a godere della legge sono ben 2.350 regionali su 13 mila, cioè quasi il 18 per cento del totale. Percentuale quasi uguagliata solo dal Lazio, mentre in Lombardia si ferma a poco più del 10.

Un’anomalia che, in chiave nazionale, ha registrato negli ultimi anni un’impennata, arrivando a costare alle casse dello Stato circa tre miliardi l’anno con una serie di episodi memorabili, dalle partite di calcetto ai weekend in una capitale europea, con tanto di post su Facebook. Una malattia nazionale, insomma. Che, unita alle altre cause di permesso o di assenza, produce nel settore pubblico un tasso di assenteismo del 50 per cento più alto rispetto al settore privato: 19 giorni contro 13.

Malattia più acuta nell’Isola che – per feroce contrappasso – non è ancora riuscita a dare risposte strutturali ai disabili gravi e a chi li assiste senza alcun supporto. «Faremo i nostri controlli – ha detto Musumeci – e troveremo le organizzazioni sindacali dalla nostra parte: ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie azioni, il tempo dei giochetti, delle coperture e dei ricatti reciproci è scaduto». Il presidente minaccia di fare nomi e cognomi se i sindacati non collaboreranno. E spiega: «Abbiamo più di tredicimila dipendenti ma gli uffici della Regione non dispongono del personale che servirebbe».

Nel mirino, oltre ai 2350 “inamovibili” per assistere i parenti, ci sono anche i 2600 dirigenti sindacali, non trasferibili neanche loro. Sommati, fanno quasi 5000: 38 dipendenti su 100 che non possono essere utilizzati secondo le necessità dell’amministrazione. «Non possiamo trasferire personale da un ufficio all’altro oltre i cinquanta chilometri – aggiunge Musumeci – e tra due anni andranno in pensione altri tremila dipendenti». Mancano tecnici, esperti di economia, progettisti, tutte figure necessarie a far marciare la macchina dei finanziamenti statali e comunitari. I concorsi pubblici sono bloccati da anni. In compenso all’Assemblea regionale siciliana, il parlamento autonomo della Regione, ogni parlamentare ha avuto in dote un budget di 58.400 euro senza alcun tetto alle assunzioni di esterni. L’infornata di portaborse è già stata servita.

La Stampa – 5 aprile 2018

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