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La strage dei randagi nelle città ucraine degli Europei calcio

Avvelenati, abbandonati tra gli spasmi, bruciati vivi. Migliaia di randagi considerati un pericolo sanitario sono stati eliminati dalle strade ucraine in vista dei prossimi Europei di calcio.

Un massacro sul quale lucrano amministrazioni corrotte a pochi mesi da un evento che doveva portare il bello dello sport (e dare una mano all’ economia) nel Paese del processo Tymoshenko, appena stoppato nella sua marcia di avvicinamento alla Ue (l’ atteso accordo di associazione è stato congelato). La denuncia partita dalla stampa ucraina è stata ripresa da associazioni animaliste austriache e francesi che hanno raccolto sul campo le agghiaccianti prove fotografiche dei brutali metodi sistematicamente utilizzati per combattere il randagismo, problema cronico in molti Paesi dell’ Est europeo. Il fenomeno riguarda soprattutto le quattro città che, insieme ad altrettanti centri in Polonia, ospiteranno il torneo: a Kiev, Leopoli, Kharkiv e Donetsk si disputeranno in totale sedici incontri, finale inclusa. Secondo stime fornite dal gruppo Peta, che promuove il trattamento etico degli animali, nell’ ultimo anno solo nella capitale sono stati uccisi tra i 20 e i 30 mila cani e gatti (i randagi nel Paese sarebbero in totale 500 mila). Business redditizio per le amministrazioni, che dispongono di fondi appositamente destinati alla lotta al randagismo. Le associazioni, che hanno lanciato raccolte di firme online per sensibilizzare le autorità, avevano invano raccomandato l’ avvio di campagne di sterilizzazione e la costruzione di canili, come ufficialmente previsto a Kiev e Kharkiv. La stessa Uefa ha stanziato per le sterilizzazioni in Ucraina 9 mila euro, dei quali si è persa traccia. La pratica più diffusa resta il rapido ed economico avvelenamento con fosfato di zinco o con pillole di isoniazide, un antibiotico antitubercolare liberamente venduto in farmacia, che provoca negli animali vomito, convulsioni, una morte dolorosa. A novembre il Ministero dell’ Ambiente ha emanato un bando contro le uccisioni e annunciato nuove leggi e forme di controllo sull’ operato dei sindaci. Il massacro però non accenna a fermarsi. Come denuncia la Ong britannica Naturewatch, che da anni collabora con gli animalisti ucraini di Sos e presta consulenze al governo, «gli animali sotto la responsabilità della municipalità di Kiev continuano a essere maltrattati e uccisi senza alcuna necessità». Secondo l’ organizzazione il Comune paga laute parcelle a una compagnia privata per sterilizzazioni mai partite. A Donetsk gli «acchiappa randagi» ricevono dalle autorità cittadine l’ equivalente di circa 40 euro per ogni animale eliminato. Secondo il Centro per l’ Ambiente di Kiev, nella città orientale di Lysychansk esistono strutture specializzate nella cremazione dei cani e nella circostante regione di Luhansk da due anni è attivo un crematorio mobile. Gli animali finirebbero ancora vivi in fornaci portate alla temperatura di 900 gradi. In alcuni casi i responsabili dei forni sono dotati di pistola. La fondazione francese 30 Millions d’ Amis ha diffuso le foto di cumuli di cani senza vita abbandonati tra le macerie e inviato una lettera di denuncia al presidente della Uefa Michel Platini e al capo dello Stato ucraino Viktor Yanukovich: «Com’ è possibile conciliare l’ uccisione di migliaia di animali nelle più squallide condizioni con lo spirito di un evento sportivo come Euro 2012?». Maria Serena Natale msnatale@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA

Natale Maria Serena

(23 dicembre 2011) – Corriere della Sera

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