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La tassa sulla solidarietà colpisce anche gli ospedali pubblici. Lo stesso comma che ha penalizzato il terzo settore aumenta l’Ires per le aziende del sistema sanitario. “Stangata da 70 milioni”

Non solo il terzo settore, la manovra porta con sé anche una tassa sugli ospedali pubblici. Non è chiaro quanto il governo ne sia consapevole ma la sofferta legge di bilancio farà spendere « circa 60- 70 milioni di euro in più alle aziende del sistema sanitario nazionale». È stata la Toscana a calcolare la cifra dopo essersi resa conto della penalizzazione economica, figlia della stessa norma che ha portato a raddoppiare l’Ires al volontariato e che l’esecutivo promette di cancellare all’inizio del 2019.
Le due righe del comma 51 stanno producendo disastri. Dopo aver sollevato le proteste del terzo settore, spingendo il vicepremier Luigi Di Maio a una marcia indietro repentina, adesso innervosiscono le Regioni. Cancellano infatti l’articolo 6 di un vecchio decreto del Presidente della Repubblica, il 601 del lontano 1973, dove si prevedeva appunto che ” l’imposta sul reddito delle persone giuridiche ( l’attuale Ires,ndr) è ridotta alla metà nei confronti dei seguenti soggetti”. Tra questi ci sono, come ormai noto, ” enti e istituzioni di assistenza sociale” e “enti di assistenza e beneficenza” ma pure “enti ospedalieri”. Così si chiamavano, a quei tempi, gli ospedali pubblici. Sulla base di quella previsione, via via che negli anni le riforme sanitarie introducevano prima le Usl e poi le aziende ospedaliere e sanitarie, le Regioni hanno continuato a beneficiare di un tributo dimezzato, del 12 anziché del 24%.
L’entità del risparmio dovuto allo “sconto” dipende dalle realtà locali. Alcune infatti applicano il beneficio solo alle aziende ospedaliere, altre anche a quelle sanitarie. La Toscana, che ha vinto contenziosi con l’agenzia delle entrate proprio per le Asl, lo calcolava per entrambe. «E così ci rimetteremo 5 milioni di euro, che è quanto spendiamo adesso per pagare l’Ires » , spiega l’assessora alla Salute Stefania Saccardi. Nel Lazio, aggiunge l’assessore Alessio D’Amato, raddoppieranno gli 11- 12 milioni di euro spesi fino ad oggi per l’Ires, che nelle strutture sanitarie pubbliche grava quasi esclusivamente sui fabbricati usati per l’attività istituzionale. « In pratica da una parte il Governo ci dà i soldi per abbattere le liste di attesa e dall’altra ce li toglie » , commenta. Anche l’Emilia conferma di pagare l’Ires ridotta ma solo sulle aziende ospedaliere. La stessa Lombardia, dove già i grandi Irccs ( istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) privati sono interessati dall’aumento, dovrà pagare il doppio per i suoi grandi ospedali pubblici. Così si raggiungerebbero i 70 milioni indicati dalla Toscana. «È un taglio occulto alla sanità pubblica – dice Saccardi – soldi che andranno al ministero delle finanze, soldi in meno per cure ed assistenza». Anche se il ministro del Tesoro Tria liquida il pasticcio Ires come «un dettaglio».
Intanto dall’universo del terzo settore si attende che il governo mantenga la promessa di rivedere la norma: « Le dichiarazioni dell’esecutivo vanno nella direzione che noi speriamo – dice Claudia Fiaschi portavoce del Forum nazionale terzo settore – Ora bisogna vedere se manterranno l’impegno e con quali coperture, attendiamo l’incontro col governo per conoscere le loro ipotesi » . Francesca Chiavacci, presidente di Arci parla di un governo che «non è amico del nostro mondo. Stupisce vedere come non abbiano nemmeno idea precisa di quel che facciamo. La vicenda Ires, anche se adesso si sono pentiti, la dice lunga su quel che possiamo aspettarci da loro » . Riccardo de Facci del Cnca (coordinamento nazionale comunità d’accoglienza) spiega: « Abbiamo contatti con esponenti della maggioranza che ci stanno rassicurando sull’intenzione di eliminare la penalizzazione ». A questo punto il governo dovrà chiarire se la marcia indietro sull’Ires riguarderà solo il volontariato o anche gli ospedali pubblici.
Repubblica

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