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La trattativa per il governo. Conti pubblici, pressing Ue su M5S-Lega. Moscovici: politiche responsabili. Boccia: realismo e onestà intellettuale

Mentre proseguono a strappi i confronti per la formazione di una nuova maggioranza, arriva da Bruxelles l’ennesima allerta sui conti pubblici italiani. Un’allerta “rispettosa”, quella lanciata ieri dal commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici nel corso dell’audizione al Parlamento europeo, ma ferma: «Visto il livello di debito elevato l’Italia deve condurre politiche di bilancio responsabili», anche perché il nostro Paese «è la terza economia europea e uno dei Paesi fondatori dell’Unione, e deve applicare le regole comunitarie che ha contribuito a forgiare». E da Milano si appella alla «responsabilità» anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, secondo cui all’Italia serve «un premier e un governo responsabile e competente che faccia tesoro delle criticità del Paese e in un tempo medio le risolva con un atto di realismo e onestà intellettuale». Compiti che secondo Boccia si traducono nel «continuare a spingere sulla crescita, ridurre il debito pubblico e fare operazioni che possano essere inclusive, a partire dal mondo del lavoro».

In questa fase delicata tutti gli osservatori sono attenti a ribadire che la loro è un’attenzione «non preoccupata» sugli sviluppi politici. Lo stesso Moscovici, ricordando le polemiche sollevate da qualche suo intervento pre-elettorale, ha spiegato che «la Commissione Ue non vuole entrare nel processo democratico italiano o chiedere riforme che siano impopolari», e ha sottolineato che l’atteggiamento dell’esecutivo europeo è «calmo ed estremamente prudente». Resta, appunto, il problema del debito, e della competitività in stallo che secondo tutte le analisi internazionali è il fattore che contribuisce di più ad allargare la forbice fra l’economia italiana e quelle europee più vivaci. I nodi allora sono due: oltre agli spazi per politiche espansive che il prossimo governo potrà ottenere, c’è da capire come vorrà usarli per spingere la produttività.

L’appello di Moscovici arriva nel giorno in cui si addensano nubi sull’intesa Lega-M5S. I Cinque Stelle affidano la replica al commissario a Laura Castelli, che concorda: «L’Italia ha bisogno sia di responsabilità fiscale sia di una crescita più solida, anche per abbattere il rapporto debito-Pil». La deputata difende il piano M5S: da un lato spending review, dall’altro rilancio di investimenti e domanda interna con Banca pubblica d’investimento e reddito di cittadinanza. L’intenzione, condivisa con la Lega, è quella di rispettare il 3% deficit-Pil lottando però per ottenere punti di flessibilità in più per la crescita (su quanti nessuno si sbilancia). I programmi economici sono comunque passati in secondo piano rispetto alla cornice politica tutta da costruire. Il duello sulla premiership è entrato nel vivo, con Luigi Di Maio che ha rivendicato la guida di Palazzo Chigi («È la volontà popolare che conta»), nonostante il passo indietro di Matteo Salvini, e che ha riaperto il fronte con Forza Italia. Al fedelissimo Fraccaro il compito di ribadire: «Berlusconi non può cercare riabilitazioni politiche dal M5S». Il nodo sta lì. Salvini, a Porta a porta, ha biasimato: «Di Maio sbaglia se dice “o io o nessuno” perché oggi è nessuno». Poi ha garantito: « Se dicono fuori Fi, arrivederci». Ma ha aperto a un premier terzo (politico, non tecnico) per un governo dal respiro ampio. Alle consultazioni al Colle Lega, Fi e Fdi andranno separati. È una richiesta degli azzurri: serve a smorzare le voci di svuotamento del partito.

Le posizioni sono ancora fluide, si rincorrono “piani B” e sospetti. Come quelli su una parte del Pd tentata dal sostegno a un esecutivo Di Maio. Così viene letta, in serata, l’ennesima mossa del capo politico M5S: l’annuncio che prima delle convocazioni dei gruppi al Quirinale il Movimento incontrerà tutte le forze politiche per «vedere chi è interessato a risolvere i problemi degli italiani e chi invece passa il tempo a pensare alle beghe interne dei partiti o delle coalizioni». Un allargamento rispetto all’abbraccio con Salvini, che aveva anticipato un faccia a faccia dopo Pasqua con il solo Di Maio. Ma è quell’abbraccio, ancora, il più solido in campo.

Manuela Perrone e Gianni Trovati – 28 marzo 2018

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